LEI DUNQUE CAPIRÀ: IL MITO DI ORFEO ED EURIDICE AL PICCOLO
6 ottobre 2012
Redazione (4058 articles)
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LEI DUNQUE CAPIRÀ: IL MITO DI ORFEO ED EURIDICE AL PICCOLO

Lei dunque capirà, diretto da Antonio Calenda e prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, arriva, dopo una fortunata tournèe nazionale ed internazionale, al Piccolo Teatro Studio Expo, dal 23 al 28 ottobre 2012. Una silenziosa e liquida penombra circonda la protagonista dell’inedito monologo che Claudio Magris ha scritto per Daniela Giovanetti. A lei, il celebre germanista triestino affida il ruolo di novella Euridice, testimone di un amore la cui eco si ripete, sempre più forte, oltre il tempo e lo spazio. Ad Antonio Calenda il compito di trasporre sulla scena le suggestioni del testo di Magris. I suoi moderni Orfeo ed Euridice sono tratteggiati nella loro umanità, ricca di sentimenti e contraddizioni. Un trascolorare di immagini e sensazioni, che racconteranno – per usare le parole dell’autore – «la felicità, il vuoto, la catastrofe, la pienezza insostenibile di stare insieme».

Rispetto al resto dell’opera di Magris, Lei dunque capirà è sorprendente: i topoi della sua scrittura come il tema del disincanto, i richiami alla cultura mitteleuropea (evocata qui da suggestive atmosfere kafkiane) percorrono un testo che si incentra però su una storia intima ed avvincente, sulla verità e l’impossibilità di un amore struggente e totale, raccontato in una dimensione che gioca sul filo fra realtà e metafora, rifacendosi al mito d’Orfeo.

Suggestioni che Antonio Calenda ha tradotto sul palcoscenico costruendo un universo di spazi, luci, ombre, suoni ove il realismo si fonde al mistero. È la rappresentazione attuale dell’Averno, così come lo intuisce Magris, così come lo sente Calenda: una casa silenziosa e grigia, essenziale negli arredi, inquietante talvolta. Forse una casa di riposo… Un posto, comunque, ove si entra per non uscirne più: come vorrebbe la sorte di Euridice, la toccante figura monologante cui Daniela Giovanetti si avvicina intrecciando appassionate memorie e malinconica dolcezza a una lancinante, femminile determinazione.

«Ho lavorato a lungo sulla rivisitazione e sull’attualità del mito nelle stagioni passate – spiega il regista – La proposta metaforica di un mito per parlare di noi, dei moti dell’anima e delle cose che oggi ci riguardano è una soluzione drammaturgica che non ha tempo». Uno spettacolo da non perdere, per la limpida prosa di Magris, esaltata dalla recitazione di Daniela Giovanetti. Per l’immortalità di un mito che non finisce mai di commuovere.

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