La Befana vien di notte: recensione del film con Paola Cortellesi

“La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, col vestito alla romana. Viva viva la befana”. Ci sono parecchie versioni di questa famosa filastrocca che molti di tanto in tanto, tra la notte del 5 e del 6 gennaio, hanno cantato. La nota canzoncina, infatti, è stata tramandata di generazione in generazione tanto che Michele Soavi ci ha costruito addirittura un film con Paola Cortellesi nei panni della vecchina più famosa d’Italia.

La pellicola s’intitola, appunto, La Befana vien di notte. Il regista tra inseguimenti e vette innevate gira una commedia che diverte i bambini rendendoli parte attiva proprio perché colloca al centro del film una comitiva di ragazzini che dovranno salvare la Befana dalle grinfie di un illustre giocattolaio (Stefano Fresi) che per stazza e colore dei capelli mi ricorda ‘lo Spirito del Natale presente’ in A Christmas Carol, la pellicola ispirata a Il Canto di Natale di Charles Dickens.

La Befana vien di notte, ad ogni modo, è un film adatto alle famiglie perché fa sorridere grandi e piccini. Michele Soavi si avvale della versatilità di un’attrice come Paola Cortellesi, la cui comicità in questa pellicola purtroppo è stata un po’ sacrificata. Il regista milanese realizza, dunque, una commedia che strizza l’occhio al fantasy d’oltreoceano, con ampie panoramiche e prospettive accattivanti, mescolando generi e sottogeneri cinematografici. Ne viene fuori un enorme calderone che, però, considerata la concorrenza, si rivela essere forse la migliore commedia italiana di questo periodo natalizio che, per me, è stato un po’ in sordina dal punto di vista cinematografico.

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La Befana vien di notte ha una sua morale: insegna ai più piccoli che in nome di un ideale e soprattutto di una missione comune si possono superare diverbi e diversità perché l’unione fa davvero la forza. E, così come la Befana vola sulla sua scopa, anche noi possiamo volare sulle ali della fantasia per creare un mondo migliore nel quale la prepotenza viene scalfita dall’amore.

In questo film la Befana di giorno è una bella insegnante – che, come accennato, ha il volto della Cortellesi – per poi allo scoccare della mezzanotte trasformarsi in una vecchina con la gobba e con il naso aquilino che, in groppa ad una scopa veloce e un po’ dispettosa, porta i doni a tutti i bambini del mondo la notte del 6 gennaio.

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Guardando questo film mi sono rivista da bambina quando immaginavo di scovare la Befana mentre usciva dal caminetto. La preoccupazione che potesse bruciarsi si miscelava ad una sorta di ansia salutare che anticipava la sorpresa di aver ricevuto ciò che avevo chiesto. Era così magico… così colorato… così autentico… ma la Befana portava via anche tutte le feste e, quindi, c’era pure la consapevolezza che il tempo dei giochi era ridotto ormai all’osso perché l’indomani sarei dovuta ritornare a scuola e, per giocare con i doni ricevuti, avrei dovuto attendere il fine settimana successivo. Tutto questo ne La Befana vien di notte non si evince.

Il film di Michele Soavi, nonostante le buone intenzioni, è difatti privo di quella magia e di quella coralità (i personaggi sono solo abbozzati) che avrebbe certamente entusiasmato ancor di più i bambini. La Befana vien di notte non riesce purtroppo a prendere davvero l’attenzione degli adulti, che sono sempre più disincantati e fin troppo concreti. (Recensione di Maria Ianniciello)

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Naturopata ad indirizzo psicosomatico. Aromaterapeuta. Diplomata in Naturopatia presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica. Lavora sia in gruppo che individualmente con consulenze naturopatiche e sedute di aromaterapia. Giornalista pubblicista. Scrive di benessere, aromaterapia, motivazione al femminile, LifeStyle. Ama la Cultura, in particolare il cinema. Lettrice vorace. Si è laureata in Lettere nel 2005 presso la Seconda Università di Roma con il massimo dei voti.

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