Il violinista del diavolo, la recensione del film su Paganini

il-violinista-del-diavolo1830. Niccolò Paganini, violinista appassionato e sperimentatore virtuoso, raggiunta la fama necessaria e acquisita l’autorevolezza che lo consacra al grande pubblico, riceve un prestigioso ingaggio oltremanica. L’occasione giunge dopo il misterioso incontro con un distinto signore, il mefistofelico Urbani, materializzatosi in casa del musicista con contratto capestro pronto a essere controfirmato. Un patto col servitore di Satana in persona che gli garantirà imperitura fama ed esibizioni presso La London Opera House. Con un colpo solo del suo archetto, l’innovatore che rivoluzionò steccato e pizzicato, incanta le platee britanniche e una giovane donna, Charlotte, figlia dell’impresario, al quale deve le esibizioni londinesi e l’ospitalità nella propria dimora. Intorpidito da oppio e assenzio, ammaliato dal fascino conturbante di ragazze di malaffare e schiavo del gioco d’azzardo, Paganini diventerà il più grande innovatore della scena musicale ottocentesca. Il regista Bernard Rose sceglie di raccontare la vita del musicista genovese attraverso i toni melodrammatici e romanzeschi del feuilleton transalpino, scandendo le tappe della sua vita dissoluta come nelle più canoniche prose d’appendice. Nel mantenimento di un’impostazione stilistica che allontana il tragico e le sfumature grottesche, lascia spazio a una narrazione ondivaga e senza respiro in cui la caratterizzazione dei personaggi è evanescente. Colpa forse della recitazione approssimativa di David Garrett o di una sceneggiatura che dilata oltremisura i tempi dell’intreccio, disperdendosi in quadri narrativi pomposi e privi di coerenza. La messa in scena, che ritrae una brumosa e spettrale Londra, e la fotografia cupa dello stesso regista, ricreano scenari ancorati al contesto storico di riferimento, mentre le tipizzazioni dei personaggi risultano estranee al periodo rappresentato, trasformandosi in figure iconiche e prive di spessore. Il pregio maggiore del film è la scelta di far recitare un vero musicista, David Garrett, che, attraverso il potere ipnotico del suo violino, fa dimenticare il luciferino Paganini di Klaus Kinski, attore dal superbo trasformismo ma poco convincente anche solo nell’impugnare il dionisiaco strumento. Quando esegue le famose arie o nei duetti appassionati con la musa Charlotte dall’ugola divina, si muta in suadente Dioniso, coinvolgendo lo spettatore con l’intensità della sua musica in un irrefrenabile invasamento estatico. Trasformato in moderno Orfeo con le fattezze di una rockstar contemporanea, Paganini non viene smembrato dalle sue Baccanti, ma guidato verso l’immortalità: Mefistofele con cilindro e bastone è il suo mentore, la giornalista Ethel Langham preservatrice della sua fama in veste di seducente lamia e Charlotte, vergine sacrificale da immolare sugli altari della gloria. Il patto stretto col diavolo suggella un destino fatale per l’irriducibile ambizione attraverso cui Paganini aspira a dominare un impero più vasto di quello di Napoleone, grazie ai suoi prodigi sonori che emozionano e intimidiscono, e alla sua storia, ammantata di mistero e leggenda.

Trailer: http://youtu.be/q_IeJtWZpc0

Vincenzo Palermo

Commenti

commenti

Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

Lascia un commento

 COPIA NEGLI APPUNTI