Al Cinema “Il Pretore”, intervista al cast e al regista

il pretore_locandina Raccontare per immagini un’opera letteraria di successo non è mai un compito facile, né per un regista esperto, né per un attore professionista. Ancor più ardua l’impresa se l’autore è Piero Chiara, uno degli scrittori italiani più audaci del dopoguerra, e se il libro si intitola “Il Pretore di Cuvio”, romanzo in cima alle classifiche di vendita durante gli anni Settanta e ancora oggi molto amato. A portare la storia tragicomica di Augusto Vanghetta sul grande schermo (uscita nelle sale il 3 aprile) ci ha pensato Giulio Base, che abbiamo incontrato a Milano insieme a tutto il cast de “Il Pretore”: Francesco Pannofino, Sarah Maestri, Eliana Miglio, Mattia Zaccaro Garau e Carlo Giuseppe Gabardini.

Giulio, quando è nata l’idea di portare al cinema “Il Pretore di Cuvio”?

La mia passione per Piero Chiara è nata negli anni Ottanta. Mio fratello doveva studiare le opere di questo straordinario autore. Ricordo che la nostra casa era piena di suoi libri. All’epoca non c’era Facebook e quindi avevamo molto più tempo per leggere. Mi innamorai subito dei suoi romanzi. Recentemente, parlando con Sarah Maestri, ho scoperto di condividere con lei la passione per le opere di Chiara. Sarah aveva un sogno chiuso nel cassetto da anni: realizzare un film tratto da un romanzo dello scrittore di Luino. E lo abbiamo fatto. Insieme.

il-pretore-francesco-pannofino-con-mattia-zaccaro-garau-sarah-maestri-eliana-miglio-e-il-regista-giu-302696Sarah, “Il Pretore” è un sogno che si è finalmente realizzato. Come avete lavorato al progetto?

Sono davvero felice e orgogliosa del film. E’ stata una fortuna poter incontrare e lavorare con Giulio Base e con produttori validi come Valentina Di Giuseppe e Massimiliano Leone. Hanno realizzato il mio sogno. Il film è stato girato proprio nell’anno del centenario di Piero Chiara e speravo di poterlo portare a casa, nella nostra Luino. “Il Pretore” è una gioia, anche se a tratti si è trasformato in un vero incubo. Ho versato tante lacrime durante le cinque settimane di riprese, ma oggi la soddisfazione ripaga i sacrifici che abbiamo fatto. Il gruppo di lavoro che si è creato è fantastico: dagli attori professionisti alle 450 comparse prese per strada.

Il film è girato interamente nei luoghi descritti nel romanzo, Luino e Varese. Sarah, c’è il tuo zampino in questa scelta?

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Direi proprio di sì. Giulio e i produttori hanno fatto i salti mortali per accontentarmi. Per ridurre i costi avremmo potuto girare le scene all’estero, in Romania o Bulgaria. Invece abbiamo scelto le stesse location del libro. Siamo stati da luglio ad agosto 2013 nei luoghi della mia infanzia: il Caffè Clerici, dove Piero Chiara andava ogni giorno, il porto, la Madonnina sul lago Maggiore, che per me è un simbolo, Castel Veccana, che è diventata la villa della contessa, interpretata da Eliana Miglio; il bordello, che abbiamo ricreato in una casa di riposo per anziani! (ride, ndr). Non è stato facile ricostruire gli anni Trenta nella Luino di oggi, in continua trasformazione urbanistica.

il-pretore-francesco-pannofino-e-sarah-maestri-in-una-scena-302688Francesco, tu interpreti il ruolo del pretore Vanghetta. Ci descrivi il tuo personaggio?

Nel film ci sono tutti le caratteristiche del protagonista descritto da Chiara. Il pretore Vanghetta è un uomo buffo, pieno di bubboni, grasso, basso, che trascura la moglie Evelina (Sarah Maestri, ndr) e coltiva le sue passioni: le donne e il teatro. Di giorno si dedica alle amanti, la sera si cimenta, senza successo, nella scrittura di commedie di scarsa qualità. Nella seconda parte del film, però, Augusto cambia, comincia la sua decadenza fisica, mentale e professionale. E’ un uomo ridicolo a sua insaputa. Con Giulio abbiamo ridisegnato il pretore, rendendolo più eccessivo ed esibizionista. I suoi difetti fanno anche sorridere.

Mattia, tu vesti i panni del giovane collega del pretore. E porti a casa Vanghetta una serie di cambiamenti.

Mario Landriani è un avvocato senza santi in Paradiso il quale, giorno dopo giorno, arriva a sostituire il pretore sul posto di lavoro ma anche tra le mura domestiche. E’ quasi peggio di Vanghetta. Lo imita in tutto, anche nella gestualità. Il messaggio che vogliamo far passare con questo film è che dentro ognuno di noi c’è qualcosa di mostruoso e di peccaminoso. “Il Pretore” fa pensare: siamo tutti colpevoli di qualcosa e per questo dobbiamo compatirci per poi rilanciarci.

Eliana Miglio e PannofinoGiulio, come hai scelto il cast del film?

Leggendo la descrizione di Augusto Vanghetta, ho pensato subito a Pannofino. E’ perfetto. Cercavo un attore goffo, basso, repellente, sporco (ride,ndr). Scherzi a parte, Francesco è un amico e soprattutto un attore sublime a livello tecnico, al cinema come a teatro. Si è messo in gioco, non si è vergognato di farsi riprendere nudo, di mostrarsi come un cinghiale. Come regista non ho voluto inventare niente e ho lasciato liberi gli attori. Sarah, invece, è nata insieme al film. La proposta è stata sua. Si è dannata tanto per avere i diritti. Con gli altri attori è stato tutto naturale: alcuni già li conoscevo, come ad esempio Carlo Gabardini ed Eliana Miglio, perfetti nei loro personaggi.

 “Il Pretore” è una commedia brillante che però strizza l’occhio al dramma.

Il film segue le orme dell’opera letteraria di Chiara. “Il Pretore” è come un uomo che cammina in equilibrio precario su un filo e non sai mai se cadrà nel dramma e nella commedia. Avessimo optato per il drammatico sarebbe stato un errore, così come fare solo una commedia. Dove c’era occasione di risata non ci siamo però tirati indietro.

Silvia Marchetti

 

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Autore dell'articolo: Silvia Marchetti

Silvia Marchetti
Silvia Marchetti, nata a Mirandola (Modena) nel 1981, è giornalista pubblicista e web designer. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, si occupa da anni di Cultura e Spettacoli, pubblicando articoli, recensioni e interviste relative al mondo del teatro, del cinema e, in particolare, della musica. Tra le sue passioni, la buona cucina, i concerti, la moda e Milano, città in cui ha deciso di vivere.

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