Gravity, la recensione del film di Sandra Bullock

sandra-bullock-gravityPer capire chi fosse e qual era il suo posto nel mondo, l’uomo da millenni ha sempre rivolto lo sguardo al cielo con curiosità, ricercando se stesso nelle stelle. Oggi, più di ieri, gli scienziati, con strumenti sempre più sofisticati, stanno ammettendo che forse proprio nell’Universo infinito è cominciato il viaggio dell’umanità. E proprio lì dove tutto ebbe inizio si svolge il viaggio ugualmente affascinante, ma irreale, di Ryan Stone, protagonista del film Gravity di Alfonso Cuarón, interpretata in maniera magistrale da Sandra Bullock, che riesce a esprimere appieno le svariate sensazioni provate dal suo personaggio. Ryan è una brillante dottoressa che, dopo aver perso la figlia di quattro anni, si è rifugiata nel lavoro. Le scene si svolgono quasi tutte nello Spazio. Sullo sfondo c’è la Terra con i suoi paesaggi spettacolari. Ryan è alla sua prima missione spaziale; con lei c’è l’astronauta Matt Kovalsky (George Clooney), prossimo alla pensione, quando una pioggia di meteoriti si abbatte sullo shuttle, distruggendolo. La dottoressa comincia così a vagare nell’Universo, cercando un modo per salvarsi, ma quando tutto sembra perduto accade qualcosa di inaspettato. La pellicola, oltre a evidenziare il talento della Bullock, offre numerosi spunti di riflessione e disorienta lo spettatore che, immedesimandosi nel personaggio, aspetta con ansia l’epilogo. Ryan rappresenta l’umanità che, chiusa a riccio nel proprio dolore, dà tutto per scontato, dall’alternarsi del giorno con la notte al cambio delle stagioni, dall’abbaiare di un cane al canto di un bambino, dalla perfezione del suo corpo alla forza di gravità. Un’esperienza nuova, dunque, per Sandra Bullock che a Repubblica ha detto: «Il mio personaggio è una donna brillante e capace, ma distaccata dalla vita. Lei non ha un posto sulla Terra dove si sente a casa e quindi porta avanti il suo lavoro in modo professionale e meccanico. Ryan ha cancellato la sua femminilità». La Bullock  insieme a George Clooney ha presentato la pellicola alla 70. Mostra di Arte  Cinematografica di Venezia, dove ha dichiarato di aver utilizzato «la propria claustrofobia per dare ancor più enfasi al suo personaggio», poiché «girare il film in quelle condizioni è stato un po’ come essere nello Spazio».

Gravity con il suo cast di due soli attori merita di essere visto. Perché? Il film ha una trama convincente e soprattutto esce dal genere fantascientifico apocalittico e post-apocalittico tanto in voga in questo periodo ma molto ripetitivo.

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione. Oggi mi dedico come giornalista ai libri e al cinema in Cultura & Culture e sul mio canale YouTube Marica Movie and Books.

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