Gigolò per caso di John Turturro con Woody Allen, la recensione

gigolo-per-caso Ancora una volta New York, ancora Park Avenue e le sue solitudini, le parole sussurrate nel vortice nonsense del fanatismo religioso delle comunità ebraiche. E ancora l’amore, qui celato dietro l’erotismo chic di un italoamericano avvezzo alla cura floreale, alle tubature idrauliche e soprattutto al ménage à trois che lo trasforma in Gigolò per caso. Questa volta a dirigere Woody Allen è John Turturro, dopo il tributo reso da Sophie Lellouche al regista newyorchese in Paris-Manhattan, in cui interpreta se stesso, dando sfogo al suo spregiudicato e autoreferenziale narcisismo d’autore. Turturro è Fioravante, mite e dimesso fioraio col pallino per i lavoretti manuali e intimo amico di Murray (Woody Allen), il proprietario di una libreria in fallimento ossessionato da una famiglia multietnica. Quasi emulando il maldestro impresario teatrale Danny Rose, interpretato nel 1984 da Allen nel crocevia artistico di Broadway, si improvvisa impenitente talent scout per un’impresa “a conduzione familiare”: dovrà reclutare, dietro lauto pagamento, donne facoltose e avvenenti per il fascinoso seduttore col fiore nel nome e tra le mani. Conteso dalla prorompente dottoressa Parker (Sharon Stone) e dalla caliente Selima (Sofia Vergara), Fioravante si invaghisce della schiva vedova Avigal (Vanessa Paradis), ma i suoi piani saranno frustrati dalle ingerenze di un’ortodossa congrega chassidica di quartiere. gigolò per caso2Alla sua quinta regia John Turturro, ispirato dal cromatismo realista di Saul Leiter e dalle sue composizioni metropolitane, riesce a innovare la canonica formula della urban comedy alleniana, reclutando Marco Pontecorvo per fotografare New York. Da acquerellista navigato il direttore della fotografia dipinge vetrine, vie e negozietti vintage, in un balenio armonico che rimanda a un’America made in Italy: c’è Napoli, il folclore meridionale delle canzoni popolari (Tu sì ‘na cosa grande) e soprattutto un romantico gigolò che al cadenzato inglese alterna memorabili detti italici. E del resto, Turturro, regista e attore italoamericano di Brooklyn, ha da sempre celebrato le bellezze tricolori, dietro la macchina da presa nel docu-film musicale Passione, interamente girato a Napoli e, in qualità di attore, recitando Questi fantasmi di Eduardo De Filippo in terra partenopea. Nel 1997 è stato reclutato da Francesco Rosi (La Tregua) e attualmente è impegnato sul set di Mia Madre, il nuovo film di Nanni Moretti. Il racconto filmico, tra levità e sarcasmo, rispecchia la fragilità emotiva di Fioravante e Avigal, allegorie di solitudini metropolitane immerse nella banalità del quotidiano e strette nel do ut des imposto dall’amore in tempo di recesso economico. Attraverso l’escamotage imprenditoriale di Murray, infatti, Fioravante si trova catapultato nel corto-circuito affaristico dello scambio, il corpo in cambio di denaro sonante, ma, le parole a mezza voce e la tenerezza della castigata vedova fanno vacillare le sue poche certezze e naufragare l’afrodisiaco rapporto a tre con le prosperose veneri di mezza età. Una commedia colta che coniuga leggerezza e spunti riflessivi con taglio sociologico (le furberie impacciate di una middle class allo sbando, il ritratto burlesco della comunità ebraica conservatrice); dolce e nostalgico “andante con brio” mai sopra le righe, modulato al ritmo di amplessi meccanici, casti baci e silenzi a volte “assordanti”.

Il Trailer: http://youtu.be/w5jKpTJ6WwM

 

Vincenzo Palermo

 

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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