“Farfalla a valvole”, il disco d’esordio di Katres

Katres Ph. by Claudia Ragusa
Katres Ph. by Claudia Ragusa

“Farfalla a valvole” è il titolo del primo disco di Katres. Teresa Capuano, questo il suo nome di battesimo, è una cantautrice completa dalla personalità forte ed intrigante ed è soprattutto un’artista dotata di una voce di feltro. La sua vocalità calda, vellutata, carezzevole e raffinata rappresenta il modo con cui Katres riesce a dare voce ai temi intimisti e complessi contenuti nel suo disco. “Farfalla a valvole” offre un ricercato spaccato di un percorso di vita vissuto tra due terre bellissime, ma particolarissime, come Catania, città nativa di Katres e Napoli in cui l’artista ha vissuto sin da piccola. Maestri di piano, curiosità ed intraprendenza hanno forgiato la sua passione per la musica e per la chitarra gettando così le basi per la sua visione artistica. Il disco si apre con “Coiffeur”, un brano dedicato ai momenti di crisi di ogni donna: un’ironica e leggera descrizione dei fulgidi attimi di stravolgimento che accompagnano la psiche femminile che, se nella versione originale è vestito con la classe di un abito di houte couture, nella specialissima rivisitazione strumentale dell’eccezionale Solis String Quartet assume un’ allure passionale e travolgente.

Passi di vita, di strada, di pensiero in “Conto e canto”: ad ogni passo un dubbio assale la mente ma il conteggio del cammino smarrisce i pensieri fino a renderli liberi. La particolare dedica di Katres alla Sicilia con “Madre terra” è intrisa di un sapore agrodolce che molto spesso contraddistingue il viscerale rapporto tra madre e figlio. Tutta la veracità della voce di Katres trova il suo picco più evidente in “Non ho bisogno”: le sue affascinanti sfaccettature vocali traspaiono, infatti, nella lunga serie di gorgheggi che danno vita ad un canto di vita: sogni, speranze, delusioni, dubbi, desideri s’incarnano, quindi, nelle parole e nelle note del delicato brano. Spazio anche all’amore con l’avventura estiva di “Spensierati giorni” ma soprattutto con “Via dalla mia vita”: il brano rispecchia la comune, ed attuale, condizione di molte donne che, pur consapevoli di avere a che fare con un uomo poco meritevole del loro amore, sono, tuttavia, capaci di perdonarlo e riaccoglierlo nella propria vita.

Ancora racconti di sogni tra le corde della chitarra di Katres con “Sogni e fantasmi” e la bellissima cover “Gli occhi dei bambini” di Stefano Rosso. Con gli occhi dei bambini ci innamoriamo, canta l’artista siciliana, ma troppe volte il destino si rivela beffardo così come accaduto a Bianca D’Aponte, la giovane e talentuosa cantautrice prematuramente scomparsa e a cui è dedicato non solo il disco ma anche, e soprattutto, il brano con cui si chiude il lavoro, intitolato “Bianco Elettrico”. L’intenso carico di emotività che caratterizza il testo è accentuato anche dalle suggestive sonorità finalizzate alla resa realistica della ricerca di segnali, stimoli e motivazioni necessari per andare avanti nonostante tutto.

 Raffaella Sbrescia

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Autore dell'articolo: Raffaella Sbrescia

Raffaella Sbrescia
Raffaella Sbrescia è una giornalista iscritta all'ordine dei Giornalisti della Campania dal 2010 e blogger per il blog musicale "Ritratti di note". Dopo la laurea triennale in Lingue, culture e letterature dell'Europa e delle Americhe ha conseguito la laurea magistrale in Lingue e Comunicazione Interculturale in Area Euromediterranea presso l'Università degli Studi di Napoli l'Orientale con il massimo dei voti. Da sempre interessata al mondo della musica, dell'antropologia, dei viaggi e della letteratura, per Cultura & Culture è responsabile della sezione eventi e spettacoli.

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