Famiglia all’improvviso: il trailer, la trama e la recensione

Guardando il trailer e leggendo la trama di Famiglia all’improvviso (la commedia nelle sale italiane dal 20 aprile) mi è venuto subito in mente un altro film girato per la TV e ambientato negli Stati Uniti. Il protagonista è interpretato da Brian Austin Green, meglio noto al grande pubblico come il David Silver della serie cult degli anni Novanta, Beverly Hills 90210. La pellicola s’intitola Ragazzo Padre ed è un lungometraggio leggero e non pretenzioso che le reti televisive mandarono in onda dal 1997 in poi. Il Cinema in quegli anni cominciava a riflettere seriamente sulla figura paterna uscendo dai luoghi comuni per raccontare una storia alternativa, quella di un ragazzo che nel pieno della sua gioventù si ritrova a dover crescere un bambino – concepito in una notte di follia -, perché la madre non se la sentiva di allevarlo.

Famiglia all’improvviso

Famiglia all’improvviso riporta sul grande schermo questa tematica però in modo diverso, sicuramente più convincente, rispetto a com’era stato fatto in Ragazzo Padre. Sulle poltrone di un cinema di provincia mi sono goduta ogni sequenza di questo film che mi ha convinto ed emozionato. La macchina da presa di Hugo Gélin si sposta con agilità dalle coste francesi a una Londra piovosa e cupa ma cosmopolita dove le opportunità non mancano per Samuel, ragazzo che diventa adulto grazie a una figlia piombata all’improvviso nella sua esistenza vissuta con fin troppa leggerezza. Ma il protagonista non rinuncia ai suoi modi di eterno bambino e alleva Gloria (questo il nome della bambina) stimolando continuamente la sua fantasia per rendere l’esistenza della piccola quanto più serena possibile. Ogni momento della giornata è un gioco, attraverso il quale la piccola familiarizza con le proprie emozioni.

Famiglia all’improvviso

Famiglia all’improvviso eccelle proprio per questo aspetto. Il regista  fa entrare lo spettatore nel mondo di Samuel che ha costruito con Gloria un rapporto esclusivo. Si usano campi medi e lunghi per definire la prospettiva dei personaggi principali che non è ristretta, chiusa, né omologata. Le sfumature della pellicola sono accese perché tutto è possibile e niente è impossibile se abbiamo l’audacia di accostarci al mondo dei più piccoli privi di giudizi e scevri di paradigmi socio-culturali. E, quando la madre di Gloria reclama i suoi diritti  (si riaffronta il tema della genitorialità come per esempio in Kramer contro Kramer), Samuel non si dà per vinto, perché quella bambina è stata del resto la sua salvezza. Gélin guarda, dunque, al grande Cinema internazionale (come ha ammesso egli stesso) e da quest’ultimo trae ispirazione, ma senza farsi condizionare troppo. Gira così un film che ci interisce strappandoci una lacrima in quel finale inaspettato! Un plauso va all’attore protagonista, Omar Sy, alla piccola Gloria Coston e ad Antoine Bertrand nel ruolo dell’amico di Samuel e produttore gay.

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Naturopata ad indirizzo psicosomatico. Aromaterapeuta. Diplomata in Naturopatia presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica. Lavora sia in gruppo che individualmente con consulenze naturopatiche e sedute di aromaterapia. Giornalista pubblicista. Scrive di benessere, aromaterapia, motivazione al femminile, LifeStyle. Ama la Cultura, in particolare il cinema. Lettrice vorace. Si è laureata in Lettere nel 2005 presso la Seconda Università di Roma con il massimo dei voti.

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