Enzo Casertano, attore caratterista dal cuore napoletano

CasertanoE` protagonista di uno spot in cui interpreta un simpatico frate: frà Braccino. Ma Enzo Casertano è soprattutto attore di teatro. In televisione ha interpretato personaggi di numerose fiction, come Incantesimo 4, La squadra e Gente di Mare, mentre al Cinema lo abbiamo visto in film quali Tatanka e Amori a prima vista (Solo per citarne alcuni). Abbiamo incontrato Casertano per saperne di più sulla sua carriera artistica e sui suoi progetti.

Enzo, tu hai lavorato con testi di Plauto, Eduardo De Filippo e suo fratello Peppino, Scarpetta, fai teatro da una vita, hai recitato col grande Aldo Giuffrè, riscuotendo sempre bei successi. Poi, all’improvviso…arriva Frà Braccino (!!) e tutti ti riconoscono come il frate della pubblicità in tv! Strana la vita, ti dà fastidio questa cosa?

(ride, ndr) No, anzi! E’ stato un momento molto importante, di grande visibilità per me. Fare i provini di pubblicità, per gli attori, è quasi normale, se ne fanno tanti. Questa è stata la faccia giusta nel momento giusto. Hanno creduto in me, poi il personaggio è cresciuto man mano nei vari spot. Soprattutto gli anziani e i bambini per strada mi riconoscono e questo, devo dirti, mi fa molto piacere. Poi vabbè, quelli con la puzza sotto il naso si trovano sempre, ti criticano perché fai la pubblicità, ma credo di dimostrare che posso fare ben altro. Se penso poi che anche Nino Manfredi fece pubblicità, mi fanno ridere.

Casertano2Perché questo spot piace così tanto, secondo te?

Funziona bene perché è impostato sulla commedia! Sono una serie di scenette e quando ci sono due personaggi contrapposti, il credulone e lo scettico per esempio, questo fa parte della commedia dell’arte. E’ un bagaglio, una maschera, può essere come un Pulcinella e quindi mi è molto vicino. E poi c’è il grande Luca Zingaretti col suo carisma, che in questo caso fa lui da contrappunto a me!

Mi dai lo spunto per la prossima domanda. Quanto la commedia dell’arte ti ha formato come attore? E vedi nel teatro di oggi un punto di riferimento come fu il grande teatro napoletano?

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Allora, per me la commedia dell’arte è stata fondamentale! E con essa anche tutti i personaggi, i commediografi che ne derivarono, perché con loro ho imparato, lavorando con Aldo Giuffrè, ma anche con Marsiglia, lavorando tantissimo al Teatro Prati qui a Roma (teatro in cui si rappresentano esclusivamente commedie napoletane, ndr) come riuscire a rendere veri, credibili, i personaggi sopra le righe senza farli rimanere delle macchiette. Dare la verità ai personaggi, un’importanza fondamentale! E questi insegnamenti me li sono portati con me negli anni, applicandoli in tutti i ruoli che mi è capitato di fare. Per quanto riguarda l’altro tuo quesito, sinceramente un riferimento così forte come fu la commedia dell’arte, oggi non lo vedo. Una scuola non riesco a individuarla… ci sono dei grandi metodi, sì, ma è un altro argomento.

Dalla prima volta che ti vidi in teatro, qualche anno fa, notai che riuscivi a trasmettere con i tuoi personaggi un certo calore umano, delle note che possiamo definire drammatiche affioravano. Poi negli anni a seguire hai confermato in pieno queste mie sensazioni, fino al grande successo di “Matrimonio all’italiana”, “Una casa di pazzi” e “L’invisibile che c’è”. E’ cresciuto Casertano o qualcuno si è accorto che meritavi ruoli più importanti?

Casertano3Credo di essere cresciuto come attore, con l’età si cambiano anche i ruoli, ti puoi esprimere diversamente. Però io ho sempre cercato di interpretare ruoli con caratteristiche di grande umanità, per poter dare delle emozioni. Fortunatamente ho avuto la fiducia di autori come Roberto D’Alessandro, Antonio Grosso, o registi come Paolo Triestino, che hanno creduto in me, dandomi dei ruoli in cui sono riuscito bene, a giudizio del pubblico e della critica. C’è da dire però che, oltre al teatro, alla commedia dell’arte, poi nel cinema o nelle fiction televisive mi hanno sempre dato parti più drammatiche o con sfumature di umanità.

A proposito di fiction. Ma è mai possibile che un napoletano deve essere un camorrista, un siciliano mafioso, un calabrese ‘ndranghetista? Non se ne esce fuori da questa banalizzazione?

Purtroppo le fiction seguono dei filoni ben precisi, che vanno in un dato periodo. Mi ricordo che negli anni 90 erano tutti medici, ospedali e corsie. Poi è stata la volta del filone familiare, in seguito quello dei cuochi, poi dei preti e via dicendo. Poi sai, io sono napoletano e fare il napoletano mi riesce facile (ride, ndr), ma certo è sbagliato dire “quello è un attore napoletano”. Uno è attore, non c’è bisogno di aggiungere la provenienza. Dall’altro canto ti dico pure, però, che è vero che noi napoletani abbiamo una cultura teatrale enorme… e allora il napoletano, in scena, produce sempre il suo effetto, è molto amato. Per quanto riguarda le scelte delle fiction, quelle sono legate allo share, all’Auditel… questo è. Se le guardano, si continuerà a sfruttare il filone.

In qualche tua vecchia intervista, ti definivi un caratterista. L’importanza di questa figura nel teatro?

Ah, è importantissima! Se sei un bravo caratterista riesci subito a conquistare lo spettatore. Nelle commedie classiche, in Plauto per esempio, è quello che cattura più risate. Ma il caratterista non è solo un attore comico. Anche l’avvocato che feci nel clan dei camorristi, per esempio, era un carattere anche se drammatico.

Quindi tu non potrai mai essere un protagonista? Ti provoco…

In Italia ci sono dei caratteristi che sono diventati protagonisti, Albanese e pochissimi altri. In America tantissimi. Pensa a Joe Pesci! E’ Il caratterista per eccellenza che sta in tutti i film senza mai essere protagonista. Mi viene in mente Bob Hoskins…quello di Roger Rabbit. Il mio mito, che rappresenta quello che amerei fare io, è Robin Williams, sempre parti di grande umanità, film con tanti sentimenti. Ma con le produzioni italiane… lasciamo stare che è meglio.

Questa stagione teatrale che volge al termine ti ha visto lavorare tanto, grandi soddisfazioni. “L’invisibile che c’è”, terminato da poco, è stato innegabilmente un trionfo di pubblico e critica. Quanto è importante il gruppo con cui si va in scena per la riuscita di uno spettacolo?

Tantissimo! Io non riesco a lavorare se non c’è armonia. Mi è capitato, in passato, di lavorare con colleghi con cui c’era attrito e ti assicuro che in scena si vede, il pubblico lo percepisce. Sia quando ho lavorato con D’Alessandro o come questo ultimo spettacolo che hai citato nella domanda, con un attore straordinario come Gennaro Cannavacciuolo, si sentiva che eravamo tutti finalizzati al successo, si remava tutti nella stessa direzione senza badare egoisticamente al proprio tornaconto come qualche volta accade. E si è visto, lo spettacolo è stato bellissimo!

Un tuo collega, tempo fa, mi disse che il limite degli attori napoletani è quello di lavorare solo tra di loro. Che c’è di vero in quest’affermazione?

Mah! Io quando arrivai a Roma avevo tre possibilità. Lavorare con Luigi De Filippo, che sta qui nella capitale, o con il Teatro delle Muse, o con il Teatro Prati. Dopo un po’, ho cercato di affermarmi come attore e di inserirmi nella realtà teatrale nazionale e romana. Io non ho lavorato solo con altri napoletani, ma con Paola Tiziana Cruciani (romana), D’Alessandro (calabrese), al Teatro Manzoni di Roma dove non facevano spettacoli napoletani. Certo poi è chiaro che se c’è stima tra attori napoletani e si realizza uno spettacolo dove si recita anche nel nostro dialetto, ci si cerca, ma è normale.

Teatro, fiction, annata strepitosa. Prossimi progetti?

Ancora teatro, dal 6 maggio riprende Bamboccioni, al Teatro Roma. Poi ho una bella partecipazione nel nuovo film di Alessandro Siani che uscirà il prossimo inverno, aspettiamo notizie da Teletu per eventuali nuovi spot e poi il resto, per scaramanzia, non lo diciamo sai com’è! (ride, ndr)

Teatro24La domanda che faccio a tutti, da cui non si sfugge.

C’è un sogno, anche qualcosa di apparentemente impossibile, nel cuore di Casertano? Spara alto sennò non vale!

Sì! Vincere un premio in un film importante sarebbe una cosa bellissima! Io penso sempre al teatro… quindi vincere un premio nel cinema o avere una grande visibilità in tv può portare tanta gente a teatro e consentirti di scegliere quel che vuoi fare veramente e di evitare alcune cose che magari accetti per necessità, purtroppo.

Grazie Enzo, è stata una bellissima conversazione e sono sicuro che i nostri lettori la seguiranno con simpatia.

Grazie a voi! Io saluto Cultura & Culture, so che è un web magazine con le radici nella mia terra di origine, la Campania. Sono a Roma da tanti anni ma non dimentico mai la mia terra, dove ho tutti i miei affetti famigliari e sono contento di essere diventato, da Roma, un personaggio conosciuto e amato anche a Napoli e dai miei conterranei. Grazie per il lavoro che fate, perché è importante dare spazio alla cultura, che sia teatro, cinema o altro. Grazie a voi, con tutto il cuore.

Paolo Leone

 

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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