Cinema, Philip Seymour Hoffman: un vero fuoriclasse

Philip Seymour Hoffman in una scena de Il dubbio
Philip Seymour Hoffman in una scena de Il dubbio

Dopo Paul Walker, un altro lutto nel mondo del Cinema. Avrete certamente letto della prematura scomparsa di Philip Seymour Hoffman, deceduto, domenica, 2 febbraio, nel suo appartamento di New York. Le fonti comunicano che l’attore è morto per overdose, come Meryl Monroe e Heath Andrew Ledger, il quale prima di morire ci ha lasciato quel bizzarro e indimenticabile Joker nel film “Il cavaliere oscuro”, sequel di “Batman Begins”. Ancora una volta, dunque, la causa del decesso è la droga, con la quale molte stelle del Cinema e della Musica cercano forse di far fronte all’ansia e alla depressione. Il successo e i soldi non riescono a soddisfare appieno il bisogno d’Amore degli esseri umani e… la coltre d’ipocrisia, che avvolge il mondo dello Spettacolo, rende queste talentuose creature fragili e tormentate.

Hoffman ne aveva di talento. Eccome se ne aveva! Nato 47 anni fa a Fairport, Philip Seymour Hoffman ha avuto una carriera costellata di grandi interpretazioni, che gli hanno fatto guadagnare premi e riconoscimenti, come l’Oscar assegnatogli nel 2005 per il film “Truman Capote: a sangue freddo”, diretto da Bennett Miller. Con “The Master” di Paul Thomas Anderson ha ricevuto a Venezia la Coppa Volpi nel 2012 e l’anno successivo una nomination all’Oscar come migliore attore non protagonista. Con Meryl Streep nella pellicola “Il dubbio”  lui era padre Flynn, un autentico innovatore.

Film come “La famiglia Savage”, “Onora il padre e la madre” e “La guerra di Charlie Wilson”  hanno consacrato le sue straordinarie doti. Hoffman si calava nei panni di personaggi tormentati e controversi, spesso secondari ma che non passavano certo inosservati. E se nel Cinema egli ha dato il meglio di sé,  è a Teatro che l’attore si è mostrato un vero “fuoriclasse”; ha vestito i panni del perfido Iago nell’Otello di Shakespeare e ha reso omaggio a Dastin Hoffman ne “Il commesso viaggiatore” di Arthur Miller. Una carriera tutta in ascesa, però la morte ci ha messo lo zampino, forse proprio sul più bello. L’attore, padre di tre figli, aveva di recente annunciato di aver smesso con l’eroina e con l’abuso di psicofarmaci. Ma evidentemente qualcosa è andato storto. Proprio com’è accaduto a Michael Jackson e a Elvis Prisley.

 

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Autore dell'articolo: Carla Cesinali

Carla Cesinali
Carla Cesinali su Cultura & Culture si occupa di politica, di spettacoli, di arte.

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