Bob Dylan, auguri a “Nashville Skyline”, disco della rinascita

Johnny Cash e Bob-Dylan
Johnny Cash e Bob-Dylan

 

“Nashville Skyline” compie 45 anni. Il celebre album di Bob Dylan, il nono in carriera, può essere considerato un disco di rottura, un lavoro tanto semplice quanto rivoluzionario, che segna una svolta importante nella storia musicale e personale del cantautore e poeta statunitense.

E’ l’inizio del 1969. Dylan si è appena ripreso da un grave incidente in moto, le cui circostanze e dinamiche sono ancora oggi avvolte da un velo misterioso. Ferite profonde e dolorose, non solo nel fisico ma anche, e soprattutto, nell’anima dell’artista. Bob non ne può più del successo, della pressione dei media, della morbosa attenzione dei fan e di tutto ciò che il sistema politico, sociale ed economico impone in quel periodo. Eppure, fino ad allora, per quasi un decennio, Robert Allen Zimmerman (vero nome di Bob Dylan) si fa portavoce della controcultura degli anni Sessanta, diventando punto di riferimento e figura chiave dei pacifisti e del movimento di protesta americano, a difesa dei diritti civili. Canzoni come “Blowin’ in the wind” e “The times they are a changin’” sono veri e propri inni. Improvvisamente, il giovane artista originario del Minnesota decide di allontanarsi da quel mondo, sentendosi sempre più manipolato e soffocato dal quel movimento folk che tanto ha sostenuto e rappresentato. Probabilmente l’episodio dell’incidente diventa una via di fuga, una giustificazione, un’occasione per cambiare strada e cominciare una seconda vita artistica e personale.

 

Dylan da giovane
Dylan da giovane

 

Le priorità di Bob, sempre meno interessato al successo e alla politica, cambiano. Sposato e già padre di tre figli, Dylan si trasferisce in campagna con la famiglia, per respirare aria nuova e assaporare esperienze diverse. Pace, tranquillità, natura. L’essenzialità della vita. Godere delle piccole cose, sorprendersi della bellezza della semplicità. E’ in questo periodo, sul finire degli anni Sessanta, che il cantautore realizza l’album più breve ma più incisivo della sua lunga carriera: “Nashville Skyline”. In un’atmosfera assolutamente rilassata, Dylan entra in studio di registrazione e canta come mai aveva fatto in passato: la musica cambia, ma anche dalle sue corde vocali escono suoni diversi. La voce non è più la stessa, il cantato si fa melodico e suadente, lontano da quello proposto nel precedente disco “John Wesley Harding”.

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BOB DYLAN COVER“Nashville Skyline” dura appena 27 minuti. E’ un disco puramente country, che allontana Bob dalla psichedelia e dal rock & roll dei primi album. L’album rappresenta un ritorno all’essenzialità della musica popolare, senza effetti di studio. Dieci brani, di cui uno firmato e interpretato insieme all’amico Johnny Cash. La leggenda vuole che proprio durante i giorni di registrazione, il grande cantautore e attore americano, trasferitosi da poco a Nashville, facesse visita a Bob e che dagli incontri frequenti fossero nati una decina di duetti, di cui alcuni rimasti inediti. Una collaborazione iniziata per gioco e per divertimento ma che poi ha regalato al mondo “Girl from the North Country”, una perla inserita come prima traccia in “Nashville Skyline”.

Il disco contiene altre magie come “Peggy Day”, “Country Pie” e “Nashville Skyline Rag” (strumentale), le più fresche e delicate dell’album. “Tell me it isn’t true” è invece un disperato tentativo di un uomo geloso di credere alle parole della propria donna, la quale non gode di una buona reputazione in paese ed è accusata ripetutamente di tradire il marito. Ben altra atmosfera in “Lay Lady Lay”, uno dei brani più affascinanti e coinvolgenti scritti da Bob Dylan, primo singolo estratto dall’album, inizialmente destinato alla colonna sonora di un film (“Un uomo da marciapiede” con Dustin Hoffman e John Voight) ma poi scartato. Dylan la canta con una vellutata voce da crooner, fluttuando in un sound tipicamente mellifluo e un ritmo altamente sperimentale (Bob e i suoi musicisti hanno utilizzato un campanaccio mezzo rotto e una coppia di bonghi per creare il singolare attacco che contraddistingue l’incisione del brano). In chiusura di “Nashville Skyline” troviamo “Tonight I’ll Be Staying Here With You”, ballata romantica e sensuale scritta da Dylan nel 1969 durante una sosta in un motel.

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La grandezza di questo disco, e in particolare del suo autore, Bob Dylan, consiste nell’aver avuto il coraggio di voltare pagina, di aprire nuove porte, spalancare le finestre per fare entrare luce in un difficile momento di buio e di caos generale. Un ritorno però alle radici e all’essenzialità dei sentimenti, dei rapporti umani e della quotidianità. “Nashville Skyline” è un salto all’indietro ma nella purezza di voci e melodie, senza paura, senza il timore di scoprirsi troppo e di restare nudi. Forse è anche per queste caratteristiche che molti artisti di ieri e di oggi decidono di esibirsi e di riproporre durante i loro live alcuni dei brani contenuti nel disco di Dylan. 45 anni dopo, l’album è ancora protagonista della musica mondiale, risuona nelle case come nei locali americani ed europei, conquista e insegna a vecchie e nuove generazioni, apre gli occhi di fronte alla straordinaria capacità di comunicare e di entusiasmare propria solo dell’arte dylaniana.

Silvia Marchetti

 

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Autore dell'articolo: Silvia Marchetti

Silvia Marchetti
Silvia Marchetti, nata a Mirandola (Modena) nel 1981, è giornalista pubblicista e web designer. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, si occupa da anni di Cultura e Spettacoli, pubblicando articoli, recensioni e interviste relative al mondo del teatro, del cinema e, in particolare, della musica. Tra le sue passioni, la buona cucina, i concerti, la moda e Milano, città in cui ha deciso di vivere.

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