Assassinio sull’Orient Express: recensione e trama della pellicola

Pochi film nell’ultimo periodo mi hanno impressionato e coinvolto visivamente ed Assassinio sull’Orient Express è uno di questi. Si sa, le immagini in una pellicola sono tutto, a differenza di un romanzo, attraverso il quale la fantasia vola o almeno dovrebbe volare se l’autore è bravo nelle descrizioni. E Agatha Christie lo era, un libro non diventa un best seller così… come per incanto. Deve appassionare, coinvolgere, soprattutto se si tratta di un giallo/thriller, che non deve mai farci perdere la concentrazione; di conseguenza se quest’ultima scarseggia significa che qualcuno ha fallito e… questo qualcuno è di certo lo scrittore. Con il cinema è diverso o forse no?

Assassinio sull’Orient Express

La forza di Assassinio sull’Orient Express è tutta nelle immagini. I personaggi si muovono su uno specchio dipinto (così amava definire il Cinema Ettore Scola) solo per loro, ciascuno recita la sua parte, ciascuno ha il suo ruolo, ciascuno la propria maschera. L’ignaro spettatore dovrà cogliere in ogni sfumatura del film la menzogna, ma dopotutto che cos’è la verità, se non un modo di vedere la realtà precostituito, artificioso, concettuale? Attraverso intensi primi piani, ampie panoramiche, spettacolari vedute, riprese dall’alto, forse per affinare l’occhio dello spettatore, la macchina da presa di Kenneth Branagh (nel duplice ruolo di regista e attore, nel film veste i panni del baffuto e famoso ispettore Hercule Poirot) ci catapulta nella Gerusalemme degli anni Trenta, dove si muove impavido e agile il detective Poirot, il quale si ritrova poi, suo malgrado, sul treno che attraverso l’Europa dell’Est, il Simplon Orient Express appunto. In una gelida traversata si compie un omicidio efferato e, mentre vediamo l’ispettore fare le sue indagini, il filo della matassa si fa sempre più intricato, confuso, ricco di nodi da sciogliere. Il perfezionista Poirot deve cogliere l’imperfezione nell’omicidio ma verso la fine una o più domande si fanno sempre più strada nel suo cuore: la razionalità può spiegare l’irrazionale? L’umanità potrà mai mettere da parte il proprio istinto a favore della logica e della giustizia? E che cos’è la giustizia, dopotutto? Domande che rendono il capolavoro di Agatha Christie molto attuale.

Assassinio sull’Orient Express

Il regista, avvalendosi di un cast di celebrità (da Johnny Depp a Josh Gad e Derek Jacobi, da Michelle Pfeiffer a Penélope Cruz e Willem Dafoe, da Lucy Boynton a Leslie Odom, Jr e Judi Dench) dirige una pellicola encomiabile con una fotografia eccellente (che mi ricorda vagamente le atmosfere di Hugo Cabret, pellicola del 2011) e una sceneggiatura ben articolata, anche se troppo centrata sul detective belga, intorno al quale ruotano tutti gli altri personaggi. Qualche curiosità? Agatha Christie si ispirò, quando scrisse il romanzo, al Rapimento Lindbergh, un fatto di cronaca nera che sconvolse l’America degli anni Trenta. Assassinio sull’Orient Express uscì per la prima volta nel 1933 a puntate sul Saturday Evening Post. Il primo adattamento cinematografico del romanzo risale al 1974. La pellicola fu diretta da Sidney Lumet che si avvalse di un cast stellare!

Assassinio sull’Orient Express

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Naturopata ad indirizzo psicosomatico. Aromaterapeuta. Diplomata in Naturopatia presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica. Lavora sia in gruppo che individualmente con consulenze naturopatiche e sedute di aromaterapia. Giornalista pubblicista. Scrive di benessere, aromaterapia, motivazione al femminile, LifeStyle. Ama la Cultura, in particolare il cinema. Lettrice vorace. Si è laureata in Lettere nel 2005 presso la Seconda Università di Roma con il massimo dei voti.

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