21 febbraio 2013
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A VENEZIA IN SCENA “FERDINANDO”

Ferdinando - © Marco Ghidelli

Ferdinando – © Marco Ghidelli

La Stagione di Prosa 2012-2013 del Teatro Goldoni di Venezia prosegue sabato 23 e domenica 24 febbraio con Ferdinando di Annibale Ruccello, diretto da Arturo Cirillo. Prodotto da Fondazione Salerno Contemporanea e Teatro stabile di innovazione, è interpretato da Nino Bruno, Arturo Cirillo, Monica Piseddu e Sabrina Scuccimarra. Sarà poi al Teatro Verdi di Padova dal 26 al 28 febbraio 2013.

Campagna napoletana, agosto 1870: il Regno delle Due Sicilie è caduto e la baronessa borbonica Donna Clotilde (Sabrina Scuccimarra) nella sua villa vesuviana si è “ammalata” di disprezzo per il re sabaudo e per l’Italia piccolo-borghese nata dalla recente unificazione. A fare da infermiera all’ipocondriaca nobildonna è Gesualda (Monica Piseddu), cugina povera e inacidita dal nubilato, ma segreta amante di Don Catellino (Arturo Cirillo), prete corrotto e vizioso. I giorni passano tutti uguali, tra pasticche, decotti, rancori e bugie. A sconvolgere lo stagnante equilibrio domestico è l’arrivo di un sedicenne dalla bellezza efebica che, rimasto orfano, viene mandato a vivere da Donna Clotilde, di cui risulta essere un lontano nipote. Sarà lui a gettare lo scompiglio nella casa, riaccendendo passioni sopite e smascherando vecchi delitti. Ma chi è davvero Ferdinando?

Ferdinando - © Marco Ghidelli

Ferdinando – © Marco Ghidelli

«Logica ed inconsueta, allo steso tempo, mi appare la mia decisione di portare in scena Ferdinando di Annibale Ruccello – spiega il regista Arturo Cirillo – Logica perché riconosco in Ruccello un mio autore, un autore sul quale sono tornato più volte, e con spettacoli per me importanti. Ma la scelta mi appare anche inconsueta, poiché per me Ferdinando è sempre stato legato allo spettacolo che curò l’autore stesso (nonché primo interprete del ruolo di Don Catellino), che ha girato per molti anni tutta l’Italia avvalendosi della grande interpretazione di Isa Danieli. Inoltre per me il testo è sempre apparso molto diverso da tutti gli altri di Ruccello, un testo più realistico, storico, un dramma con una struttura classica».

Il desiderio per un inafferrabile adolescente, nato da un inconsolabile bisogno d’amore, matura nella mente di tre personaggi disperati (Donna Clotilde, Donna Gesualda e Don Catello), prigionieri della propria solitudine, esacerbati dall’abitudine. «Personaggi rinchiusi in abiti scuri, monacali e preteschi, per devozione o lutto, ma forse solo per difesa. Illuminati da luci rivelatrici, come in un miracolo pagano, dove l’intimità delle note di un pianoforte convivono con quelle sontuose e barocche di un organo. Poi c’è Ferdinando, ragazzino normale di un tempo presente, portatore solo del proprio corpo giovane sul quale gli altri tre personaggi, di questo quartetto, disegnano le proprie visioni e i propri desideri. Trascendendo dalla persona in sé, come spesso avviene nell’innamoramento, si ingannano e si lasciano ingannare. Dopo gli resta solo la constatazione del proprio fallimento e della propria folle e disperata solitudine, in un luogo spettrale abitato dai morti e dai ricordi».

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