29 settembre 2012
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A TORINO SPIRITUALITÀ UNO SPETTACOLO SU QOÈLET

Enzo Bianchi

Si chiude domani, 30 settembre 2012, Torino Spiritualità, che nella giornata di oggi propone un programma interessantissimo di incontri e dibattiti, che spaziano tra le varie culture e religioni per arrivare al cuore dell’uomo. Tra gli appuntamenti più interessanti del pomeriggio c’è la lettura del libro del Qoèlet. Michela Marzano condurrà un incontro dal titolo Grande sapienza è grande tormento: che rapporto c’è tra conoscenza e dolore? È necessario soffrire per accedere alla sapienza o è la conoscenza che apre la porta al dolore? Per capire qualcosa dell’essere umano bisogna fronteggiare il mistero dell’esistenza e la finitudine del reale. Ma la comprensione permette anche di accettare che siamo spesso impotenti e fragili, e che è proprio questa fragilità a dare senso alla vita. E proprio al Qoèlet è dedicato lo spettacolo serale scritto da Enzo Bianchi, che aiuta a riflettere sul testo biblico, di non certo facile interpretazione. L’Ecclesiaste ci pungola a guardare in faccia la realtà con acuta intelligenza e ci porta a scoprire il segno della finitezza e della morte. E Qoèlet paradossalmente guarda alla morte per darci l’occasione di essere più felici. Proprio perché c’è la morte occorre amare se stessi, amare questa vita, questa terra, essere fedeli agli amici, alle relazioni, all’umanità. Occorre sapere accogliere i beni che vengono da Dio, leggerli come un dono e lasciare che ci ispirino gratitudine verso tutto e tutti.

Con Marco Marzano e Gianni Vattimo si parlerà di Una chiesa a pezzi? Dialogo sul futuro del cattolicesimo in Italia. La secolarizzazione cambia il volto del cattolicesimo: diminuiscono i praticanti e il clero, si indebolisce la tradizione, i giovani si allontanano dalla Chiesa. In questo scenario, il cattolicesimo rischia di perdere il suo rapporto con la cultura, la sua vocazione alla mediazione e al dialogo per diventare il terreno privilegiato delle “sette”. Come evitarlo?

Interessante anche l’incontro su Il sorriso e il silenzio. Servendosi di esempi e riferimenti storici, il monaco zen Mauricio Yushin Marassi esplora l’arco di significato che si estende tra il semplice sorriso e la facoltà dell’umorismo, alla ricerca delle sfumature di senso e fisicità che l’ironia, il paradosso e la letizia assumono all’interno della cultura buddista.

Nella mattinata di oggi, invece, si è parlato del riso nella cultura ebraica, in bilico tra follia e saggezza, e del profondo legame tra le forme positive del sorriso e la maturazione della saggezza di vivere, tra la saggezza suprema del Budda e la vita di noi persone comuni. Momento interculturale con Don Luigi Ciotto e Il volto dell’altro: sulla dignità. C’è un sorriso che nasce quando scorgiamo nel volto dell’altro un riflesso comune, la scintilla di una stessa umanità che si diffonde al di là delle appartenenze, delle provenienze, delle fedi. Il viso dell’altro esige la nostra presenza e ci esorta alla tutela della dignità, alla responsabilità del rispetto e della cura.

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