15:17 – Attacco al treno: recensione, trama e trailer della pellicola

15:17 – Attacco al treno: recensione, trama e trailer – Il caro Clint Eastwood, che non sbaglia una mossa e ci regala film coinvolgenti, incredibilmente toccanti, con quel classicismo che non guasta mai e quella vena di patriottismo forse a volte troppo marcata ma mai fastidiosa, spiazza tutti. Lo fa con 15:17 – Attacco al treno confermando che reinventarsi è sempre possibile, a qualsiasi età. E non ha importanza se si corre il rischio, sperimentando, di fare una mossa azzardata, una sorta di passo falso, annoiando il pubblico abituato ad altri tipi di pellicole. In questo film il cowboy degli occhi chiari rischia di brutto mettendo il contenuto al di sopra della forma. Non vuole stupire, vuole dare soltanto un messaggio, e lo fa non come ci ha abituati, con un buon tema e uno stile impeccabile ma dimostrandoci che l’attimo prima della ‘tempesta’ è in genere calma piatta e che dietro un atto di eroismo c’è un vissuto.

Attacco al treno

Eastwood ci fa capire a chiare lettere che un salvataggio in extremis (o anche un attentato terroristico) non è mai il frutto di una causalità perché come in un climax tutto conduce, sin dalle origini, a ciò che accadrà, a quel pathos finale che è solo l’esito di eventi precedenti. Serve infatti una vita per formare le persone – che è bene chiarirlo non sono mai le stesse di un secondo fa – e si può reagire agli eventi avversi in tanti modi: c’è chi, dopo una diagnosi frettolosa di deficit di attenzione fatta da un’insegnante acida e saccente, si rifugia nell’alcol e chi trova la motivazione per fare meglio nonostante gli manchi una dote precisa e ben definibile.

Eppure in 15:17 – Attacco al treno il talento è tutto nella perseveranza e nel coraggio che, come ci insegna il mito della ghianda di Platone, si evincono già nei piccoli gesti dell’infanzia. Un occhio attento si accorge, almeno secondo Clint Eastwood, che c’è un filo conduttore che lega tutte le cose e che è visibile solo a chi sa osservare, uscendo dal cinismo. Il regista di Gran Torino e di The Million Dollar Baby cerca nella cruda realtà la sua nuova storia e in modo documentaristico posa la macchina da presa su una vicenda realmente accaduta (lo aveva fatto egregiamente in American Sniper) affidando la parte principale a tre giovani sconosciuti, non attori, scelti perché sono i veri protagonisti: Anthony Sadler, Alek Skarlatos e Spencer Stones, tre giovani americani. Eastwood ci fa prima conoscere una piccola parte dell’epilogo – l’attentato terroristico sul treno Thalys 9364 diretto a Parigi – poi con una serie di flashback tra passato e futuro ci immerge nelle vite di questi giovani, sin dall’infanzia. Una vita normale, eppure in quella normalità ci sono le tracce del talento. L’amore per le armi… il desiderio di difendere il prossimo e di fare qualcosa di eccezionale. L’irrequietezza di questi tre amici nasconde solo tanta voglia di fare la differenza. Sadler e Skarlatos si arruolano, tra difficoltà e cocenti delusioni, sino al viaggio in Europa quando le loro vite cambieranno per sempre.

Attacco al treno

Come avrete intuito, 15:17 – Attacco al treno stilisticamente parlando non è l’ennesimo capolavoro di Clint Eastwood, non me lo aspettavo così, ci sono troppi punti morti e a volte si scade nella banalità (ahimè devo ammetterlo)! Eppure ho apprezzato l’idea, soprattutto il voler dare una certa dignità ai ragazzi della porta accanto. Si fanno tanti film sui bambini prodigio, eppure il futuro eroe si trova dove meno ti aspetti, tra adolescenti considerati disadattati, privi di vere doti, con problemi di attenzione o iperattivi. Sempre più spesso si vuole risolvere tutto con una pillola quando invece basta guardare oltre il pregiudizio e le convinzioni collettive, perché in quel disagio si nasconde qualcosa che il tempo – se non ci mettiamo lo zampino con pasticche che creano altri disagi – dimostrerà! Io ho visto questo particolare in 15:17 – Attacco al treno e per me è già abbastanza.

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione. Oggi mi dedico come giornalista ai libri e al cinema in Cultura & Culture e sul mio canale YouTube (Marica Movie and Books). Curo la rubrica Bimbi al cinema sul blog Ricomincio da quattro di Adriana Fusè.

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