Viaggio in Grecia: Le Meteore

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©Valentina Sala

Alla scoperta della Grecia: viaggio alle Meteore – Imponenti pinnacoli di roccia scura e liscissima, che si ergono sulla pianura tessalica e su cui oggi si arrampicano scalinate, via d’accesso per gli antichissimi monasteri che proprio sulle punte più alte, scoscese, irregolari sono sorti a partire dall’undicesimo secolo. Le Meteore, queste incredibili rocce, sono forse la maggiore attrattiva della Grecia, uno scenario tanto unico e spaesante da essere passaggio obbligato per un tour attraverso questo Paese mediterraneo. Dopo una settimana di sosta a Salonicco, eccoci addentrarci nell’entroterra greco alla volta della regione della Tessaglia. Quasi tre ore di auto ci conducono a Kastráki, piccolo paesino che si trova proprio ai piedi delle Meteore: l’idea è quella di fermarci una notte qui, così da avere un paio di giorni di tempo per visitare il maggior numero di monasteri costruiti sulle cime dei pinnacoli.

Le immagini delle Meteore riempiono qualsiasi guida, rivista di viaggi, brochure turistica, eppure vederle dinanzi a sé, alte e quasi spaventose, spettacolari protagoniste di un paesaggio che ha dell’irreale, è qualcosa di diverso. Come possono stare lì, immobili e maestose, nonostante il passare dei secoli? Come ha fatto l’uomo a costruire nel punto più incredibile e scosceso una casa, un luogo per raccogliersi in preghiera, una piccola comunità? E, ancora, qual è la vita che si conduceva e si conduce oggi all’interno di quei spettacolari edifici religiosi? I primi insediamenti di monaci eremiti nelle cavità naturali di queste formazioni rocciose risalgono addirittura all’undicesimo secolo. Poi, con l’aumento delle incursioni turche in territorio greco, la ricerca di luoghi sicuri in cui professare il proprio credo spinge sempre più monaci ad avventurarsi sulle cime: si tratta di rifugi ideali, da raggiungere solo tramite scale rimovibili o reti issate dall’alto. E così eccoli, ancora oggi, questi rifugi: sei monasteri ortodossi che ora si possono raggiungere percorrendo lunghe scalinate scavate nella roccia, simbolica ascesa verso qualcosa di mistico. C’è il più noto tra tutti: il Moní Megálou Meteórou, o Sacro Monastero della Grande Meteora. È da qui che scegliamo di partire per la visita.

Una nuova strada asfaltata conduce sino a pochi metri dal pinnacolo, poi, per raggiungere il monastero, una decina di minuti di scalinata, sino all’ingresso e all’arrivo nel bel cortile centrale della costruzione e al Katholikón, la chiesa centrale. Celle, refettori e un piccolo museo trovano spazio tra i vicoli e le scalinate di quello che sembra un paese in miniatura. Una comunità che vive, verrebbe da dire, come sospesa, circondata da un paesaggio quasi metafisico, dove altri mistici pinnacoli si stagliano nel cielo, sembrano volersi avvicinare a Dio. Ci sono, poi, il Moní Varlaám, vicinissimo alla Grande Meteora, e il complesso del Moní Agias Varváras Rousánou, dove monache silenziose e laboriose alternano preghiera e lavoro, producendo prodotti che vanno dalle marmellate alle creme cosmetiche. E ancora il più isolato ma spettacolare Moní Agías Triádos, con quasi 200 scalini da percorrere, l’imponente Moní Agíou Stefánou, ampia e scenografica abbazia, e, per finire, il monastero più vicino a Kastráki: il piccolo Moní Agíou Nikoláou, dove le mura del complesso e le rocce si confondono le une con le altre, si fanno un tutt’uno. Lasciamo Kastráki forse un po’ troppo in fretta: per cogliere davvero la spiritualità di questo luogo bisognerebbe sostare di più, trascorrere del tempo con i monaci, visitare i monasteri quando i turisti sono pochi. È una consapevolezza che abbiamo e che, purtroppo, ci fa partire con ancora tante domande e la convinzione di aver tralasciato qualcosa. Ma il viaggio in Grecia, almeno per questa volta, deve procedere e a chiamarci verso sud, verso il Peloponneso, è Náfplio nel Golfo Argolico, prossima tappa di questo tour insieme.

 

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Autore dell'articolo: Valentina Sala

Valentina Sala
Giornalista pubblicista. Tra i suoi campi di interesse soprattutto viaggi e cultura. Dopo una laurea di primo livello in Scienze della Comunicazione consegue la specialistica in Editoria con il massimo dei voti e con una tesi sul rapporto tra letterati e città, ricostruendo la Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth. Collabora con più giornali e riviste e affianca alla professione giornalistica quella di insegnante di Psicologia della Comunicazione. Tra le sue passioni i romanzi capaci di raccontare un luogo e un’epoca, i film di François Truffaut, il buon cibo, le città europee e, soprattutto, il viaggio inteso come modo per scoprire e confrontarsi con realtà diverse.

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