Il giorno dei morti tra significato, origini, fede, film e culture

In occasione della celebrazione dei defunti, noto come giorno dei morti, ho voluto soffermarmi sul significato di questa ricorrenza che cade il 2 novembre tra fede, culture e storia.

“Ricordati fratello, che devi morire”. Sentivo questa frase tutte le volte in cui guardavo da bambina Pane amore e…, il film di Dino Risi uscito nel 1955, con Vittorio De Sica e Sophia Loren. La pellicola fu proiettata per la prima volta nel secondo dopoguerra quando l’Italia ancora piangeva i suoi morti. Da piccola non sapevo che quel modo di dire era una locuzione latina che poi si è fatta strada nella Chiesa cattolica romana diventando il motto dei padri trappisti che si dedicavano alla vita contemplativa.

Questa frase – usata prima ancora tra i soldati dell’antica Roma che andavano in battaglia – mi viene in mente proprio adesso, che sto scrivendo questo articolo sul giorno dei morti. Le origini della ricorrenza sono incerte; perciò collegarla ad Halloween è un’operazione semplicistica perché le influenze dei vari popoli che, con le loro tradizioni, hanno invaso la nostra penisola nel corso dei secoli sono state molteplici e si sono confuse e fuse tra loro.

Di conseguenza sostenere che Halloween e il giorno dei morti abbiano la stessa matrice è fin troppo scontato. In questa sede ci interrogheremo piuttosto sul significato ancestrale, oltre che storico e culturale, di questa ricorrenza che, per me, ha un sapore agrodolce.

Il film Spectre 007 ci mostra cosa accade in Messico il giorno dei morti, qui la recensione.

giorno dei morti

 

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Il giorno dei morti si veste di tristezza, oggi come ieri quando da bambina con i miei genitori mi recavo al cimitero per commemorare i defunti. Per gli indiani d’America gli antenati hanno un ruolo importante, vitale quasi, e devono essere onorati ogni giorno, come si evince nel film Balla coi lupi.  Pensandoci bene se siamo qui è proprio perché qualcuno e Qualcosa ci ha dato la possibilità di sperimentare la vita. Il gesto più semplice è quello di rendere omaggio a chi ci ha preceduto e il 2 novembre è il giorno più indicato.

Infatti, la natura, di cui noi facciamo parte, in questo periodo si spoglia sempre di più dei suoi colori estivi per vestirsi di scuro. Questo è il momento più buio dell’anno e, dunque, le candele e i lumini hanno una valenza del tutto particolare e simbolica, perché attraverso queste flebili luci si crea un collegamento tra ciò che conosciamo e ciò che non ci è dato sapere mantenendo così accesa la fiamma della spiritualità in vista della rinascita primaverile e pasquale.

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Nonostante la fede cristiana mi sia stata tramandata come un dogma, ogni gesto nella tradizione cattolica ha un significato molto profondo per me. I riti non sono casuali così come i colori che vengono usati dalla Chiesa nei vari periodi dell’anno. Ogni cosa ha un suo valore ma non bisogna essere cattolici per commemorare i morti. Ciò che ci ha preceduto va rispettato e celebrato a prescindere, perché tutto nel nostro corpo ci ricorda da dove veniamo seppur nell’unicità. Lo sapevano bene i taoisti che, nonostante si disinteressavano della vita dopo la morte, considerano l’essere umano come un ponte tra cielo e terra… una sintesi perfetta della luce e dell’ombra, del buio e del giorno.

Dopotutto l’alternanza degli opposti convive in noi e, dunque, rispettandola troviamo benessere ed armonia. Possiamo dunque dire che tutte le culture hanno onorato e onorano i defunti eppure nella nostra società il contatto con la morte è sempre più inesistente e, quando c’è, assume connotati spettacolari creando ansia nelle persone, le quali dimenticano che la morte è nella vita stessa. Il cinema, l’arte, la filosofia e la letteratura ce lo rammentano, come ce lo ricorda La livella di Totò, il quale ci fa capire che siamo tutti uguali nella stessa fragilità e nel medesimo destino. La morte ha inoltre un significato metaforico, basti pensare che tutte le notti muore una parte di noi sia nel fisico che nella psiche.

Per approfondire ti consiglio di leggere la novella di Giovanni Verga La festa dei morti, contenuta nella raccolta Vagabondaggio.

Il giorno dei morti è dunque un’occasione per ricordare questo e molto altro. Ed è così che il 2 novembre e il giorno che lo precede assumono un significato nuovo, nella consapevolezza di ciò che siamo e siamo destinati ad essere in questa ciclicità. Il senso della morte è impercettibile dalla ragione ma è comprensibile mediante la via del cuore. Buona ricorrenza dei morti.

Dott.ssa Maria Ianniciello, naturopata e giornalista pubblicista

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Fondatrice di Cultura & Culture. Giornalista, iscritta all'Ordine dei giornalisti della Campania. Naturopata in formazione presso l'Istituto Riza. Laureata in lettere con il massimo dei voti (vecchio ordinamento) presso la Seconda Università di Roma, lavora a tempo pieno da diversi anni nel giornalismo. Ha lavorato con quotidiani e televisioni dell'Irpinia e del Sannio: Valtelesinanews, Buongiorno Irpinia, Telenostra e Ottopagine. Ha collaborato con Paolo Filippi per il programma "Cordialmente" e con Radio Sì di Bruxelles. Dal dicembre 2010 al dicembre 2011 ha diretto la rivista a vocazione territoriale XD Magazine, che esce nelle province di Avellino e Benevento. A dicembre 2010 è uscito il suo primo romanzo "Conflitti" Tra il 2012 e il 2013 escono i primi due quaderni della serie: Le interviste di Maria Ianniciello. Il direttore di Cultura & Culture intervista Aldo Masullo e il fratello di Salvo D'Acquisto, Alessandro. Da gennaio 2016 è naturopata in formazione presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica, presieduto da Raffaele Morelli. Su Cultura & Culture si occupa di benessere e naturopatia con un occhio sempre attento alla cultura. Pratica l'aromaterapia sia in gruppo che individualmente e fa consulti naturopatici.

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