Trio di Salerno: ecco il disco Tre, recensione

Il terzo disco del Trio di Salerno si chiama, molto semplicemente… Tre, e raramente titolo fu più azzeccato. Non tanto per aver scelto di intitolarlo seguendo una numerazione che per l’appunto si limita a sottolineare l’ordine di pubblicazione nella loro discografia, quanto piuttosto perché la scelta del nome è indice anch’essa dell’assoluta semplicità alla base del loro progetto artistico. Il jazz che suonano questi tre ottimi musicisti (Sandro Deidda al sax e clarinetto, Guglielmo Guglielmi al pianoforte e Aldo Vigorito al contrabbasso) è infatti del tutto immediato, leale, quello che gli anglofoni chiamano what you see is what you get, quel che vedi (in questo caso senti) è esattamente ciò che avrai. Un disco sincero, senza orpelli o sofismi, fatto per la gioia di tre musicisti, che sono anche amici e colleghi, di suonare insieme, e di suonare davvero della buona musica che per loro è un piacere fare, e per il pubblico un piacere ascoltare. Un disco morbido, dalle sonorità impeccabili in cui è facilissimo individuare le fonti di ispirazione di alcune di queste composizioni, che non vengono mai nascoste ma anzi esibite, come radici delle quali andare giustamente fieri. Un disco in cui è predominante il vero smooth sound, un suono che avvolge, accarezza, che è capace di far vagare la mente seguendo il ritmo senza imporsi ma limitandosi a indicare la strada come di fatto solo il jazz di alta qualità sa fare.

Pubblicato dalla Itinera, l’etichetta discografica del Pomigliano Jazz per cui incide il Trio di Salerno, il disco Tre si compone di nove tracce, in cui compaiono sei inediti (tre a firma di Deidda, due di Guglielmi e uno di Vigorito) a cui si affiancano riletture di tre grandi classici, molto diversi tra loro: Rain di Ryūichi Sakamoto, tratto dalla colonna sonora de L’Ultimo Imperatore di Bertolucci; Carinhoso, uno standard della musica brasiliana e Amore che vieni amore che vai, dell’indimenticabile De André. Ancorché di ispirazione molto diversa, come accennato, l’insieme è sorprendentemente ben amalgamato. Merito evidentemente del fatto che il Trio ha chiaramente trovato un suo proprio sound ormai distintamente riconoscibile, che funge da collante e armonizza il risultato finale. In maniera trasversale affiora spesso come denominatore comune una certa sonorità tipica della musica brasiliana, che permea non solo gli arrangiamenti ma l’intero mood della tracklist. In IsAki ad esempio, o in Song for Elvira, oltre che ovviamente in Carinhoso. Curiosamente invece il brano che dà – o forse sarebbe più corretto dire “prende” – il nome dall’album, 3 (in questo caso scritto in cifra) è forse quello che maggiormente si discosta dallo stile malinconico del resto della tracklist avendo un ritmo più veloce, mentre Life step riesce a evocare atmosfere da jazz club. Ci sembra davvero di vedere un occhio di bue illuminare un pianoforte, un sax e un contrabbasso che fungono da acida colonna sonora a una vita o a un film in bianco e nero. Molto più melodiche invece appaiono altre composizioni come ad esempio la sognante ‘Na jurnata ‘e sole e Francesca’s song, in cui il tema centrale suonato dal clarinetto si dipana agile lungo lo sviluppo del brano rallentando o accelerando per meglio sottolineare come anche un sentimento delicato e sfuggente come la saudade abbia al suo interno infinite sfumature.

Ma è con l’emozionante arrangiamento di una delle più belle e struggenti canzoni di Fabrizio De André che credo sia corretto concludere questa riflessione sul disco Tre. Una versione strumentale come questa di Amore che vieni amore che vai è la riprova che quando la musica è fatta di emozioni il messaggio è capace di arrivare anche in assenza di parole. Il tipo di suono che propone il Trio di Salerno credo vada assolutamente ascoltato non soltanto in registrazioni ma anche dal vivo. Ecco quindi che il Pomigliano Jazz Festival, in cui si esibiranno nella data del 24 settembre, la serata conclusiva della manifestazione, diventa ghiotta occasione per godere della magia che solo la musica suonata live può dare, ed il consiglio che inevitabilmente può ricavarsi da questa recensione è quindi di non perdere l’appuntamento presso il Museo Emblema di Terzigno, in provincia di Napoli, quando il Trio di Salerno si esibirà, ad ingresso libero, riproponendo il disco Tre a partire dalle ore 20.

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Autore dell'articolo: Lucio Leone

Lucio Leone
Lucio Leone giornalista e architetto, ha maturato numerosi anni di esperienza in campo editoriale e della comunicazione. Collabora con diverse testate scrivendo di spettacolo e teatro, e conduce da due stagioni il programma radiofonico MusicalOnTheRadio. È membro delle Giuria di Qualità di due tra i più importanti riconoscimenti rivolti al teatro musicale: PrIMO - Premio Italiano del Musical Originale e OIM - Oscar Italiani del Musical. Per i tipi di Reportage ha scritto il libro Canto di Natale ed altri Racconti.

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