24 gennaio 2013
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TRA I DUE MONDI DI BAS JAN ADER

Bas Jan Ader, All my clothes, 1970 – Creditline: Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Bas Jan Ader. Tra due mondi è la prima retrospettiva dedicata a Bas Jan Ader in Italia, a cura di Javier Hontoria. Promossa da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (Istituzione Bologna Musei), la mostra, che si inaugura oggi e rimarrà aperta fino al 17 marzo 2013, costituisce una straordinaria opportunità per conoscere e approfondire l’opera di una tra le più singolari personalità creative degli anni Sessanta e Settanta e di evidenziarne la forte influenza sugli artisti delle generazioni successive, grazie all’attualità della sua ricerca.

Il titolo allude alla condizione di essere costantemente “in transito” che l’artista stesso sperimentò vivendo tra Europa e Stati Uniti, tra il Vecchio e il Nuovo mondo, tra la soggettività romantica e la fredda oggettività dell’arte concettuale, tra l’estremo razionalismo di Mondrian e l’assurdo vibrante della slapstick comedy.

Il carattere leggendario che distingue la vita e l’opera di Bas Jan Ader e la valenza emblematica di molti suoi lavori lo hanno reso, a oggi, una figura chiave nello scenario dell’arte contemporanea. Nato nel 1942 vicino a Groninga, nei Paesi Bassi, nel 1975 risulta disperso in mare mentre stava tentando di raggiungere l’Irlanda a bordo di una piccola imbarcazione di 4 metri di lunghezza. Era partito dalle coste del Massachussets per un viaggio che doveva fare parte del suo progetto In search of the miraculous.

La relazione dell’uomo con la natura, interpretata in una prospettiva romantica, la revisione personale del concetto di melanconia, che affonda le sue radici nel pensiero rinascimentale europeo, nella figura di Albrecht Dürer e nel pensiero umanista fiorentino del Quattrocento, caratterizzano costantemente l’opera dell’artista olandese così come i numerosi riferimenti al suo maestro e compatriota Piet Mondrian o la ricorrente materializzazione di una visione esistenzialista. Da questa prospettiva nascono le sue famose “cadute” che traggono origine dalla letteratura di Albert Camus, dal Teatro dell’Assurdo di Samuel Beckett e dal cinema di Buster Keaton e di Charlie Chaplin. Ader è, inoltre, una delle figure che con maggior originalità hanno rielaborato le linee essenziali dell’arte concettuale, rifuggendo dalla suo caratteristico rigore formale in favore di un linguaggio più personale ed evocativo.

Il percorso espositivo a Villa delle Rose comprende una selezione delle opere più significative di Bas Jan Ader e si articola in sei aree che riprendono i temi ricorrenti della sua ricerca. Si inizia con Melanconia e Romanticismo, sezione in cui si evidenzia l’adesione di Bas Jan Ader ad alcuni dei postulati della tradizione romantica, che affiora nel corso di tutta la sua carriera. L’area tematica successiva anticipa già nel titolo Come scomparire completamente ed esemplifica con i lavori esposti il gioco di presenza/assenza, in cui l’artista è destinato a scomparire, motivo ricorrente nella sua ricerca.

A seguire, in L’eredità di Mondrian viene analizzato il rapporto di Ader con il maestro suo compatriota. Linguaggio e teatro è l’area tematica successiva del percorso espositivo. Il linguaggio fu uno degli strumenti più importanti e più utilizzati dagli artisti degli anni ’60 sia in Europa che negli Stati Uniti. La sezione seguente della mostra prende il nome da uno dei lavori più conosciuti ed emblematici di Ader: I’m too sad to tell you. La parte finale della mostra – Falling – è incentrata sulle celebri “cadute”. Lo stato d’animo esistenzialista e allo stesso tempo comico che caratterizza lo spirito di Bas Jan Ader si esprime al meglio nelle sue falls.

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