Teste Matte, la recensione del libro

teste-matte-libro-recensioneEsistono davvero bambini che, a nove anni, hanno già perduto l’innocenza propria dell’infanzia, la meraviglia di scoprire il mondo e immaginare un futuro partorito direttamente dalla fantasia di cui è fatta la gioia di vivere? Sì, esistono e lo sappiamo bene, in modo talmente evidente che la domanda suona ingenua, forse persino incredibile. Eppure, leggendo le pagine aspre del libro “Teste Matte”, di Guido Lombardi e Salvatore Striano (Chiare Lettere, 2015), lo sbigottimento è quanto di più naturale ci possiamo attendere. Conosciamo la realtà di certi luoghi e non potrebbe essere altrimenti, giornali e televisione ce ne informano ogni giorno, ma in questo romanzo ogni frase ha il rumore sordo e penetrante di una pallottola sparata a distanza ravvicinata. Ho detto “romanzo” e, in effetti, la struttura è quella di una storia frutto della creatività, ma ciò che è narrato tra quelle righe, anche se celato, è la pura verità, la realtà di una vita vissuta nei Quartieri Spagnoli di Napoli circa trenta anni fa. A scriverla due uomini in apparenza diversissimi, quanto il giorno e la notte: Salvatore Striano e Guido Lombardi, entrambi napoletani. Il primo ha vissuto molte esistenze in una: prima detenuto in Spagna e a Rebibbia, dove si appassiona alla recitazione, poi attore nel film “Gomorra” di Matteo Garrone, tratto dal bestseller di Saviano. La sua carriera nel mondo del cinema inizia così, grazie a un grande talento, per poi continuare con altre produzioni come “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani (2012), la fiction “Il clan dei camorristi” (2013) di Alexis Sweet e “L’oro di Scampia” (2014) di Giuseppe Fiorello, diretto da Marco Pontecorvo. Lombardi, invece, è scrittore, regista e sceneggiatore, figlio di un magistrato. Ha collaborato con registi del calibro di Paolo Sorrentino e Abel Ferrara, il suo nuovo film “Take Five” (2013) vede protagonista proprio Striano. La sua opera prima “Là-bas – Educazione criminale” (2011) ha ottenuto il premio “Leone del Futuro”, assegnato al miglior film d’esordio, alla 68° Mostra del Cinema di Venezia. Abbiamo detto che entrambi sono figli di Napoli. Ne conoscono, seppur da diversi punti di vista, ogni sfumatura del cielo e ogni ombra che si staglia tra le mura alte delle case. Proprio le loro due diverse visioni del mondo e della stessa Napoli, le differenti esperienze maturate, hanno dato vita a un libro di enorme valore storico e sociale. Non solo: i due stili di scrittura si sono amalgamati alla perfezione per raccontare una storia vera, quella di Salvatore Striano nel capoluogo partenopeo. Una vicenda che sembra paradossale, eppure è accaduta e ci dimostra una volta di più il potere dell’illegalità, della camorra, ma anche il bisogno di ribellione che, non avendo altri mezzi per emergere, adotta quelli del “nemico” che si vorrebbe affrontare. “Teste Matte” inizia descrivendo l’infanzia di due bambini già adulti, Sasà (Salvatore) e il cuginetto Totò. Giorni passati tra furti, prostitute, i bassi napoletani e un’esistenza imparata troppo in fretta, una maturità che non ha avuto il tempo di evolvere e di essere assimilata, solo imposta dalla cruda realtà e dalla legge del più forte. L’ambiente in cui nasciamo e cresciamo plasma, in una certa misura, la nostra vita, in bene o in male, ci piaccia o meno. Il cambiamento è sempre possibile (Salvatore Striano ne è la prova vivente), ma può originarsi solo da una ferma volontà e da una consapevolezza che evolve lentamente, per cui servono anni. Sasà e Totò sono troppo giovani per capirlo e il sistema chiuso e asfissiante in cui sopravvivono non consente loro di credere che si possa agire e “vivere” in maniera diversa. Gli “anticorpi” alla loro realtà li sviluppano col tempo: il loro mondo è governato (è proprio il caso di usare questo termine) dal clan Viviani, potente, inaccessibile, che tutto vede, tutto sa e tutto muove. Incastrati tra la quotidianità fatta di espedienti e le vessazioni della camorra, i protagonisti crescono cercando una rivalsa, la quale diventa quasi come la boccata di ossigeno per cui smaniamo dopo aver trascorso troppo tempo sott’acqua. Quando siamo braccati, quando cerchiamo aria, non facciamo ragionamenti, non valutiamo pro e contro. Agiamo e basta, qualunque cosa significhi e con qualunque mezzo a disposizione. Così fa Sasà e i personaggi di questo duro, travolgente romanzo di vita. Vogliono sfidare il potere (potere dell’anti Stato, usurpato ma, comunque, di fatto, predominio assoluto), riprendersi i loro destini anche se questo vuol dire fare del male, benché questo non li porti a una vera libertà, ma a una guerra per la sopravvivenza in cui sopravvive solo il più forte e il più scaltro, terrorizzato, magari, ma ancora capace di inspirare ed espirare. Ed ecco che la contesa si trasforma in lotta e poi in battaglia senza esclusione di colpi: tornare indietro non è possibile e neppure auspicabile se presuppone la sottomissione. Procedere può regalare un giorno in più di vita e paura, oppure la morte. Non ha scelta Sasà. A nulla serve la presenza protettiva della madre, Carmela, che vorrebbe strattonarlo via, afferrarlo e impedirgli di farsi del male; a nulla serve l’amore, se non da consolazione, seppur costante e salda. La guerra va avanti, tra vittorie e delusioni, fallimenti e ritrovata tenacia. Impossibile combatterla con altri mezzi che non siano quelli dell’avversario; infatti, le “Teste Matte” di cui Sasà fa parte, ovvero il gruppo che ha deciso di sfidare la camorra sul suo stesso territorio tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta (il nome sarà la stampa a darlo, imprimendolo nella storia recente di Napoli e d’Italia) non conoscono altro tipo di strategie, né hanno a disposizione altro tipo di strumenti. E’ una battaglia di criminalità e nella criminalità, solo, le fazioni in lotta sono di diverso tipo e agiscono per scopi che non collimano totalmente. Le Teste Matte, insomma, combattono l’illegalità con l’illegalità, cercando di fagocitare dall’interno l’organizzazione camorristica. Lo stile della storia ha una schiettezza che definirei “acuminata”. Proprio così: infatti sarebbe riduttivo sostenere che “Teste Matte” sia un romanzo duro. Lo è, di sicuro ma, nello stesso tempo, ogni evento descritto e ogni personaggio, a partire da Totò e Sasà, o da i criminali Rummenigge e Cheguevara, gli altri membri del gruppo, scavano nella coscienza del lettore, graffiano la mente fino a farla sanguinare. Non si tratta di stabilire e analizzare colpe, né di comprendere le ragioni che stanno dietro alle azioni descritte nel libro. Quello è un altro, complicato discorso che si snoderebbe su un equilibrio precario. Sarebbe, forse, più giusto dire che il sangue della nostra coscienza rappresenta l’ineludibile consapevolezza che ancora molto dovremo combattere, soprattutto da un punto di vista sociale e culturale, per cancellare il concetto (e non solo) di criminalità, sopraffazione e rassegnazione dal cuore di chi è deluso e convinto che non vi sia altra via d’uscita. “Teste Matte” di Guido Lombardi e Salvatore Striano ci fa entrare in una enorme stanza buia, illuminata qua e là da luci che deformano le immagini della realtà, dove il problema non è tanto capire, svelare la radice di un male antico, (questa male c’è, lo sappiamo, esiste una gran mole di materiale al riguardo e non è lo scopo, né la natura di questo libro indagarne l’origine) ma riuscire a estirparla del tutto, insieme alla “pianta” che da essa si è generata e che divora tutto ciò che ha intorno, perfino dei bambini a cui viene sottratta l’ingenuità. “Teste Matte”, dunque, può essere definito un atto di ribellione nella legalità, la nuda narrazione di sé senza più paure. Nessuna lamentela, nessuna recriminazione, solo lo svolgimento dei fatti e la costante presenza dei sentimenti, positivi e negativi, che accompagnano la percezione degli eventi. Il linguaggio crudo, duro, diretto, netto, dinamico grazie anche all’uso sapiente del dialetto (a momenti sembra davvero di sentir parlare dal vivo i personaggi; se ne possono perfino immaginare le voci e le intonazioni) rende il romanzo unico, ancor più realistico e veloce. Non ci sono descrizioni superflue e la psicologia degli stessi personaggi viene resa in maniera magistrale proprio dai dialoghi e dalle azioni che questi compiono. Se non avete paura della realtà più oscura, se non temete di leggere pagine che vi “disturberanno”, ma vi faranno riflettere davvero su un universo parallelo che non ha niente di fantascientifico, anzi, è più vicino a noi di quanto pensiamo, “Teste Matte” è un libro imperdibile, che dovete assolutamente leggere. Voto: (4 / 5)

Titolo: Teste Matte
Autore: Guido Lombardi, Salvatore Striano
Casa editrice: Chiare Lettere
Pagine: 623
Prezzo: 17.90
Pubblicazione: settembre 2015

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Autore dell'articolo: Francesca Rossi

Francesca Rossi
Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

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