Roma, tra le stanze di Palazzo Braschi…

Scalinata-IngressoRaccontare la storia di una città come Roma, intrisa di maestosità, infinite bellezze e impareggiabile fascino, rappresenta la sfida più grande di cui gli immensi saloni di Palazzo Braschi si fanno carico dal 1952, da quando cioè l’imponente residenza progettata da Cosimo Morelli su incarico di Papa Pio VI ospita il Museo della Capitale. Una quantità sterminata di dipinti, sculture, affreschi, stampe e fotografie sono esposti nelle sale del Palazzo per testimoniare e raccontare ai visitatori tutte le trasformazioni che Roma ha subìto tra il XVII e il XIX secolo, per recuperare la memoria di una città dimenticata o peggio ancora sparita e per vivere un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, attraverso la nascita o la modifica di alcuni dei suoi più importanti monumenti. Palazzo Braschi, nato dalle ceneri di Palazzo Orsini nel 1792 e situato a ridosso di Piazza Navona, rappresenta il luogo simbolicamente più adatto a raccogliere questa testimonianza.

Veduta Palazzo BraschiUltimo baluardo del potere pontificio prima della Rivoluzione Francese, l’edificio offre al momento soltanto due piani aperti al pubblico, in quanto i restanti quattro sono tuttora sottoposti a restauro. Ma non si rimane certo delusi o insoddisfatti. A cominciare dall’ingresso e dall’immensa scala tardo neoclassica del ‘700, con i suoi stucchi che superano la linearità formale della geometria e il soffitto interno, dove si lascia più spazio a uno stile rococò che trasmette la dimensione di un contorno esterno, quasi legato al cielo. Si arriva poi al primo piano, quello dell’abitazione della famiglia, dove vengono progettate cappelle, stanza private, salotti di rappresentanza.

Qui sono esposte le opere che rappresentano, con visioni differenti, la vita della corte pontificia. Soprattutto attraverso i ritratti e i busti dei papi, come andando a documentare un cambiamento anche in quella che è l’estetica del ritratto. I busti infatti riprendono una tradizione secolare che si ritrova, per esempio, in quelli del Pincio: rappresentare le personalità che hanno reso nobile la storia d’Italia. Altre opere, come quelle di Filippo della Valle, sono lavori legati all’iconografia classica, in cui l’elemento del profilo che sporge dal quadro e acquisisce tridimensionalità va a dare al personaggio stesso la misura della sua imponenza storica. Ma oltre a quella papale, Palazzo Braschi offre anche la visione che i vedutisti stranieri, durante il Grand Tour in Italia, avevano di Roma. Sempre attraverso il tema comune del ritratto, che alla fine del ‘700 è ancora l’input fondamentale dell’arte.

Uno in particolare, quello di Antonio Canova, il quale ebbe un ruolo decisivo, al tempo, all’interno dei giochi di potere della corte pontificia. Autore della famosa scultura di Paolina Borghese nella rappresentazione della Venere vincitrice, sono note infatti le storie secondo cui i due fossero amanti. Paolina era inoltre la sorella di Napoleone Bonaparte e dunque un vero e proprio lasciapassare per entrare nella corte romana da parte del fratello maggiore.

Ma Palazzo Braschi, nelle sue stanze, conserva soprattutto la documentazione del cambiamento radicale della città di Roma a cavallo tra ‘700 e ‘800. Un’istituzione, quindi, che attraverso la forma artistica riesce a mantenere memoria di luoghi oltre il cambiamento spazio-temporale. Come ad esempio una tela del 1650 circa che raffigura San Pietro senza la sua immensa piazza, oppure un quadro di inizio ‘700 che racconta di una Roma ancora medievale che ritrae il famoso “ponte rotto” vicino all’isola Tiberina. O ancora un dipinto di una Piazza Navona completamente diversa da quella di oggi, con la chiesa di Sant’Agnese come unico elemento riconoscibile. E un altro di un arco di trionfo, che oggi non esiste più, lungo la via per Castel Sant’Angelo. Roma, insomma, sta diventando la città papale per eccellenza. Tutto ciò che è tradizione viene messo da parte, restano solo le celebrazioni ufficiali.

Assieme alla dottoressa Brazzi Castracane, guida del museo, arriviamo al secondo piano, dedicato alle famiglie romane più potenti e influenti. Si comincia con i Barberini, casata nota e imponente, che ha in Urbano VIII il membro decisivo al quale essa deve la sua grandezza. Il cortile di Palazzo Barberini viene raffigurato in un dipinto come luogo delle celebrazioni di un carnevale in onore di Cristina di Svezia, importante imperatrice convertita al cattolicesimo, alla quale è dedicata la grande Porta di accesso a Piazza del Popolo. Palazzo BraschiSi continua poi con la famiglia Banchieri Rospigliosi, qui rappresentata attraverso il famoso ciclo pittorico del “Bambino Rospigliosi”, con protagonista probabilmente Pietro Banchieri. E si arriva ai Torlonia, la famiglia che pur non conquistando il soglio pontificio cambia la storia della città, fino agli albori della contemporaneità. Ciò che rende particolare questa casata èche alcuni affreschi provenienti da possedimenti abbattuti sono stati in realtàtenuti e conservati nel tempo, quindi portati all’interno del Palazzo. E’il caso di alcune lunette esposte sulle pareti, che raccontano scene legate alla realtàrurale, campestre, rimandando al mito dell’Arcadia. Una delle stanze piùstraordinarie resta comunque la ricostruzione dell’alcova di Palazzo Torlonia, a piazza Venezia. Si tratta di un restauro dei primi anni 2000, con i fregi e alcune parti degli affreschi strappate dalle pareti. I lavori di ricostruzione sono durati circa 10 anni.

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L’ultima parte del percorso è dedicata alle fotografie, soprattutto a quelle di Luigi Primoli, fratello di Giuseppe Primoli, fondatore del museo napoleonico e nipote di Napoleone I. I due fratelli sono degli intellettuali ante litteram che arrivano a Roma all’indomani del 1870 e che vivono una pagina irripetibile della storia romana. Dal momento della loro venuta e fino al 1929, infatti, fu l’unico periodo della storia in cui Roma è realmente una città laica, senza alcun tipo di necessità nei confronti del papato. Quella generazione di intellettuali spaziò non solo tra le tante tecniche artistiche, ma anche nella documentazione della città stessa. Cataloghi, mostre personali, musei. Racconti di come era la città allora. Ci sono immagini del ponte di ferro, rimasto identico a com’è oggi, salvo che per le zone circostanti. E immagini del Pantheon. Ci sono foto che vengono acquisite in continuazione dal museo per creare una collezione permanente.

L’impressione finale, al termine della visita, è che scena e scenografia all’interno di Palazzo Braschi si confondono costantemente l’una con l’altra. Roma, a metà dell’800, sentì l’esigenza di un museo che raccogliesse la sua storia, che tenesse insieme i documenti di come essa si sia trasformata nel tempo. Il Palazzo si presta a questo scopo, le collezioni al suo interno raccontano una storia nuova fatta di stampe, acquerelli, fotografie e mille altri preziosissimi reperti. Il che comporta il fatto di essere diventato uno dei luoghi piùforieri di cultura per tutti, a tutti i livelli.

 

Paolo Gresta

 

 

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Autore dell'articolo: Paolo Gresta

Paolo Gresta
Paolo Gresta è nato a Roma nel 1977. Laureato in Lingue, con una specializzazione in Editoria e Scrittura, è giornalista pubblicista e collabora da anni con riviste e magazine online con articoli di cultura, spettacoli, musica e sport. Tra i suoi interessi principali ci sono la letteratura, i concerti, i viaggi e la scrittura”

1 commento su “Roma, tra le stanze di Palazzo Braschi…

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