9 gennaio 2013
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RISOLTO IL GIALLO ALLE CAPPELLE MEDICEE

Apertura della tomba di Giovanni dalle Bande Nere e di Maria Salviati

Tra il 19 novembre e il 10 dicembre 2012, grazie ai finanziamenti della Società italiana di ortopedia e traumatologia, si è svolta una nuova ispezione sui corpi di Giovanni de’ Medici, detto delle Bande Nere, e di sua moglie Maria Salviati, capostipiti del ramo ducale mediceo. A sostenere l’operazione, il professore Gino Fornaciari (già responsabile, tra il 2003 e il 2009, del “Progetto Medici”), insieme al Dipartimento Radiologico dell’area fiorentina.

E’ stato così riaperto il vano sepolcrale dei genitori del primo granduca di Toscana, Cosimo I de’ Medici. I due corpi erano già stati ispezionati nel 1945 da Gaetano Pieraccini e Giuseppe Genna. Danneggiati dall’inondazione dell’Arno del 1966 necessitavano adesso di una revisione conservativa. Il cantiere è stato allestito nell’area centrale della cripta medicea. I lavori hanno previsto il sollevamento del grosso macigno che copriva il vano funebre. Al loro interno, sono state trovate casse di zinco contenenti i resti ossei del condottiero mediceo e di sua moglie.

Nella cassa di Giovanni de’ Medici sono state rinvenute due targhe metalliche e un contenitore in vetro, simile a una lunga provetta, dentro la quale era arrotolata una carta su cui Pieraccini ha lasciato scritti i dati dell’ispezione che effettuò tra il 1945 e il 1947. Lo stesso oggetto è stato trovato anche nella cassa della moglie, Maria Salviati, il cui scheletro si è presentato in condizioni ben peggiori a causa della presenza di acqua sul fondo.

Dopo quasi cinque secoli (e oltre venti giorni di incessanti indagini), il giallo di Firenze per la morte del più celebre capitano del Rinascimento arriva a una svolta:  Giovanni de’ Medici non è stato ucciso dal medico Abram che lo operò  per una ferita d’arma alla coscia come si era creduto. L’attribuzione della morte si deve invece a una cancrena che si manifestò dopo l’amputazione della gamba destra, in seguito al ferimento durante uno scontro armato a Governolo il 25 novembre 1526. Il professor Fornaciari ha spiegato che «il chirurgo Abram intervenne su un arto gravemente compromesso da una semiamputazione traumatica, limitandosi a completarla e a regolarizzare i monconi». Abram eseguì quindi l’operazione in maniera precisa, non sbagliò affatto l’intervento né cercò di provocarne la morte. Inoltre, dalle analisi antropologiche condotte dall’Università di Pisa, il leggendario condottiero rinascimentale è apparso «un individuo con il cranio dalle proporzioni armoniose, di statura elevata, con ossa robuste e molto modellate dall’attività fisica e dalla pratica dell’equitazione fin dall’adolescenza».

Le indagini sui resti della moglie invece, hanno rilevato, oltre ad una malattia parodontale con 10 denti cariati e un ascesso, la presenza di un quadro tipico della sifilide terziaria. Questa malattia sessualmente trasmissibile, comparve in Europa alla fine del ‘400 e divenne endemica e molto comune proprio nel corso del ‘500. Negli ultimi tre anni di vita Maria  soffrì di febbri, cefalea, coliche addominali, ulcere anali e perineali e una grave anemizzazione progressiva. Morì il 29 dicembre 1543 dopo un calvario lungo e doloroso.

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