La recensione di “Trevor”, romanzo di James Lecesne

TrevorScritto con un linguaggio snello, veloce, volutamente ammiccante verso potenziali lettori teenagers. Con queste caratteristiche formali si presenta “Trevor non sei sbagliato: sei come sei” romanzo di James Lecesne, edito per Rizzoli. Lecesne ripropone sotto la forma del romanzo la storia che, adattata a cortometraggio, gli meritò già nel 1994 l’Academy Award. Trevor è un giovane adolescente americano alle prese con i cambiamenti che quest’età porta con sé. In questo contesto di effervescenze fisiche ed emotive la sessualità viene a giocare un ruolo determinante nei rapporti con i coetanei, le istituzioni e nella formazione della propria identità. Al giovane Trevor capita di avere una passione per Lady Gaga e di infatuarsi di Pinky, campione della squadra di baseball. Le cose procedono come dovrebbero procedere quando due persone si piacciono: iniziano le confidenze, la complicità. Tutto farebbe ben sperare sino a quando Trevor riceve una lettera da Pinky in cui questi gli scrive che è “una persona debole che forse non si meritava nemmeno di vivere”, insomma “un frocio”. Come rivelerà l’amica Katie rivolgendosi a Trevor dopo la messa in scena di un musical con il gruppo teatrale della scuola, gli amici di Pinki “dicevano che cammini come una femmina”. Quanto bastava a spaventare Pinky che, da quel giorno, non gli rivolgerà più saluto, onde evitare di essere scambiato per amico del “frocio” o, peggio, gay egli stesso, poiché, come si esprimerà un amico di Trevor “i maschi che lo fanno con i maschi sono una roba schifosissima”. Dalla lettera di Pinky le cose vanno di male in peggio e Trevor diventa vittima di ostracismo sino a trovarsi l’armadietto di scuola marchiato con le parole “frocio”. La ripetizione del termine, sgradevole e dispregiativo, non è casuale. L’autore scrive con l’obiettivo di far risaltare il senso di disprezzo con cui Trevor si sente percepito dai suoi coetanei. Disprezzo che finirà per introiettare venendo a credere alle parole di Pinky, venendo cioè a pensare che la sua esistenza non era forse degna d’essere vissuta. Il tentativo di suicidio non tarda ad arrivare, se pur seguito da un happy end. Il libro, facilmente accessibile per lettori dai 12 ai 14 anni, rimanda a una realtà, come quella italiana, dove l’omofobia è all’ordine del giorno con, spesso, esiti meno felici di quelli qui narrati. Il “Trevor Project” riportato in appendice offre a tutti i giovani lettori, potenziali “Trevor”, uno strumento di aiuto e solidarietà a portata di clic.

Cosimo Nicolini Coen

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Autore dell'articolo: Cosimo Nicolini Coen

Cosimo Nicolini Coen
Laureato in filosofia all'Università degli Studi di Milano, dove attualmente seguo il corso magistrale di Scienze Filosofiche. Mi interesso di politica, letteratura e arte. Ho un legame profondo con la cultura ebraica, in tutte le sue sfaccettature. Nell'ultimo anno ho trascorso un semestre a Lione e un periodo di studio alla Hebrew University di Gerusalemme. Scrivo recensioni di carattere filosofico per il sito della Fondazione Centro Studi Campostrini. Quando posso vado a camminare un po' sui monti.

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