“Proibito parlare” di Anna Politkovskaja: la coerenza che uccide

La recensione e la trama del libro “Proibito parlare” (una raccolta di articoli) di Anna Politkovskaja. 

proibito parlareEsistono persone che difendono ciò in cui credono fino alla morte. Talvolta, anzi, è proprio ciò che pensano e dicono la causa della loro fine. Trascorrono gran parte della vita urlando nel deserto e, pur soffrendone ed essendone consapevoli, non cercano scorciatoie e non accettano compromessi, poiché l’amore per la verità, nella loro mente, è più forte della paura di morire.

Queste persone sanno che la coerenza e la stessa verità le renderanno libere ma, nello stesso tempo, anche dei facili bersagli isolati dal resto del mondo. Anna Politkovskaja è stata una di loro. Giornalista colta e intrepida, dallo sguardo grave di chi sa fin troppo bene quali pericoli corre e, nonostante tutto, non può sottrarsi dal fare ciò che è giusto.

Abbiamo scoperto troppo tardi la vita e il pensiero di questa donna che ha lasciato fatti, prove di situazioni che non conosciamo bene o fingiamo di non conoscere. Ogni suo libro è una sorta di testamento morale e intellettuale, una sfida a continuare con lo stesso coraggio ciò che lei ha iniziato.

“Proibito Parlare” è una raccolta di articoli della Politkovskaja in cui viene fuori un ritratto della situazione politica e sociale in Russia e in Cecenia solo in apparenza nascosto e insabbiato da strategie diplomatiche e politiche, silenzi e scarne giustificazioni che non trovano appiglio (o ne hanno uno molto debole) nella realtà.

Il libro mette il lettore di fronte alla violenza, alla brutalità, a soprusi inenarrabili che, coadiuvati da intimidazioni, promesse mai mantenute e ricatti, rendono l’esistenza dei cittadini impossibile e costantemente violata nei diritti fondamentali.

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Anna PolitkovskajaLa giornalista russa struttura ogni articolo partendo da storie vere e dalle interviste ai protagonisti che vivono in un vero e proprio clima di terrore. Ogni affermazione è suffragata da fatti e dalla testimonianza oculare della stessa Politkovskaja. Gli eventi si avvicendano in una sequenza agghiacciante di totale sprezzo dei diritti umani, mentre i volti descritti sono quelli di un’umanità che non potrà mai dimenticare, torturata nel corpo e nello spirito.

“Proibito Parlare” è una denuncia schietta e senza fronzoli contro la ferocia e la corruzione, l’indifferenza e l’oblio della memoria. Quattro sono i “soggetti” di questa raccolta, i quali corrispondono ad altrettanti capitoli: la guerra in Cecenia, la tragedia del Teatro Dubrovka, i drammatici giorni che segnarono il destino dei bambini di Beslan e l’attuale situazione politico-sociale in Russia.

Tutti argomenti, questi, di cui non si può non parlare e che non possono essere considerati “distanti” dai nostri problemi quotidiani, in quanto oggi, più che mai, gli equilibri nazionali e internazionali sono legati a filo doppio.

Uno dei punti di forza dello stile di Anna Politkovskaja è la semplicità: in ogni articolo gli avvenimenti sono presentati in maniera lucida, scorrevole, logica, scarna, diretta, “nuda” dunque, senza alcun tentativo di mascherare, di abbellire o colorire.

Non c’è “l’arte della narrazione” in questi scritti, bensì la sequenza logica della Storia per ciò che è. Se si potessero definire in termini musicali, sarebbero delle marce, un progressivo avanzare di uomini, donne, bambini che chiedono di essere ascoltati, che temono di essere dimenticati, perché in posti come la Cecenia si può morire sotto tortura o crivellati di colpi, ma anche di abbandono, sommando al dolore per la dipartita fisica quello, ugualmente ignominioso, del menefreghismo (parola forte volutamente scelta) e dell’ignoranza più crudi.

Anna Politkovskaja non temeva neppure di chiamare i colpevoli per nome.

Se da una parte, infatti, sono resi noti i nomi delle vittime, affinché non rimangano figure vaghe nella mente e nel cuore dei lettori, allo stesso modo sono citati i colpevoli venuti fuori dalle minuziose indagini della giornalista, perché si possano identificare i “volti del male” e siano davanti a tutti.

In mezzo, tra deboli e carnefici, vincitori e vinti, un fiume di sangue innocente e di verità negate.

C’è, poi, un altro elemento che caratterizza lo stile dell’autrice; l’ironia pungente seppur mesta, il senso dello humour che non fa per nulla ridere, benché riveli un’intelligenza unica e vivacissima, in grado di risvegliare le coscienze da un “sonno della ragione” che, sempre più spesso, si vede negli sguardi spenti e rassegnati di chi preferisce “voltarsi dall’altra parte”.

“Proibito Parlare” è un libro duro, inflessibile e fragile in ciò che narra come la donna che lo ha scritto. In un certo senso è un libro di tragiche memorie, un sasso levigato e pesante scagliato nel mare dell’umanità. A quest’ultima tocca l’onore e l’onere di raccoglierlo e custodirlo, facendone un’arma che non uccide, ma costringe a pensare.

Francesca Rossi

 

Il libro

 Proibito Parlare. Cecenia, Beslan, Teatro Dubrovka: le verità scomode della Russia di Putin

di Anna Politkovskaja

Casa editrice: Oscar Mondadori

Pagine: 307

Prezzo: 10 euro

Anno di Pubblicazione: 2007

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Autore dell'articolo: Francesca Rossi

Francesca Rossi
Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

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