Premio Calvino a “Cartongesso” di Francesco Maino

mainoA “Cartongesso” di Francesco Maino è andato il Premio Italo Calvino 2013. Per la ventiseiesima edizione di questo importante premio letterario dedicato a scrittori esordienti, la Giuria composta da Irene Bignardi, Maria Teresa Carbone, Matteo Di Gesù, Ernesto Ferrero ed Evelina Santangelo ha, infatti, deciso di consegnare il prestigioso riconoscimento all’avvocato penalista Maino per la natura felicemente ibrida del suo libro, che non è né «un romanzo – si legge nella motivazione – né un saggio né un pamphlet, e per la potenza inventiva della lingua. Un’invettiva contro il disfacimento del Veneto (e, per sineddoche, dell’intera nazione) e la sua trasformazione in un non-luogo di consumi banali, di vite perse in una generale omologazione, di cui è emblema la corruzione della parola».

Un bilancio, quindi, insieme personale e collettivo, nel quale la disperazione di un individuo e il suo intenso e inquieto disagio diventano una foto di gruppo efficace.

Accanto al testo premiato, una menzione speciale della Giuria è andata anche al romanzo “I costruttori di ponti” di Simona Rondolini «per l’originalità della struttura, per la competenza con cui affronta complessi temi musicali, psicanalitici e animalistici, per il pregio di dare voce a un sentimento lacerato della vita, per l’eccellenza della scrittura. Rara – spiegano dal premio – è la sensibilità con cui l’autrice riesce a restituire la bellezza impervia delle sinfonie di Mahler, come cruda e incisiva è la resa dello squallore della vita di fabbrica nell’atroce cornice di un macello. Tutto ciò è fuso in un intreccio che partendo da un triangolo famigliare tormentato (padre, madre, figlia) perviene a una riconciliazione finale della protagonista con se stessa».

Una seconda menzione è andata, infine, a “Come fossi solo” di Marco Magini, esempio di letteratura di testimonianza che affronta una pagina vergognosa e spesso rimossa dell’Occidente, ossia il drammatico massacro di Srebrenica in Bosnia. Curiosa la scelta di aver raccontato gli eventi attraverso tre narratori estremamente diversi tra loro, ossia un giudice internazionale, un soldato delle forze di interposizione Nato e, infine, un miliziano serbo-bosniaco.

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