22 settembre 2012
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PRECARI, LA NUOVA CLASSE ESPLOSIVA

Il precariato globale ci sta suonando la sveglia. Il mondo è percorso dalla paura e dalla collera, e tuttavia intendere questo fenomeno esclusivamente come condizione di sofferenza è radicalmente sbagliato. Molti di coloro che vi sono trascinati cercano qualcosa di meglio rispetto a quanto offerto dalla società industriale e dal sindacalismo del Novecento. In molti paesi, almeno un quarto della popolazione vive oggi in condizioni di precarietà. Dovuta non solo a lavori instabili, scarsamente (o per nulla) protetti dal welfare, ma anche al venir meno di carriere lavorative con un orizzonte temporale soddisfacente, all’erosione delle identità professionali, alla crescente esiguità delle prestazioni pubbliche e aziendali, considerate come diritti acquisiti dalle generazioni precedenti. Di fronte a un futuro spogliato di ogni sicurezza, questo nuovo precariato – inteso come vera e propria classe sociale, alla stregua del proletariato – potrebbe cercare rifugio nel populismo e nell’intolleranza, come mostrano molti indizi in Europa, negli Stati Uniti e altrove.

In Precari (Il Mulino, pp. 312, € 19,00) Guy Standing fornisce un’attenta e appassionata analisi della genesi, delle caratteristiche e delle condizioni che definiscono il precariato come prodotto del liberismo economico e della globalizzazione, in cui sono coinvolte molteplici figure sociali, tra cui i milioni di giovani istruiti e frustrati che non amano il loro futuro, che condividono tratti comuni di insicurezza e frammentarietà esistenziale, alienazione professionale, impiego forzoso e dequalificazione del proprio tempo. La condizione di precario può essere assimilata a quella di denizen, di un individuo non titolare di piena cittadinanza e a cui vengono riconosciuti scarsi diritti. Le forme di diseguaglianza che affliggono il precariato sono di tipo strutturale e non derivano da demerito o da pigrizia. Piuttosto possono condurre verso forme di disaffezione per la politica, quando non verso derive populistiche o neo-fasciste. Anche per questo una politica responsabile dovrebbe farsi carico delle esigenze e aspirazioni di quanti ne affollano le fila.

Guy Standing è docente di Economic Security nell’Università di Bath, Inghilterra; ha lavorato per l’Organizzazione internazionale del lavoro; è membro fondatore e co-presidente del Basic Income Earth Network (Bien), organizzazione non governativa che promuove il reddito di cittadinanza. Tra le sue pubblicazioni: «Work after globalization» (2009).

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