Picasso e la modernità spagnola in mostra a Firenze

Pablo Picasso e i ritratti di Dora Maar. Fotografia, Brassaï, 1939
Pablo Picasso e i ritratti di Dora Maar. Fotografia, Brassaï, 1939

Una donna elegante e sofisticata dai lineamenti spigolosi e dallo sguardo rivelatore di tragici eventi, domina il manifesto della mostra e un nome, anzi il nome più conosciuto, emulato, idolatrato dell’arte moderna definisce la direzione del progetto espositivo della Fondazione Palazzo Strozzi a Firenze. Picasso e la modernità spagnola è il titolo della mostra curata dallo storico dell’arte Eugenio Carmona e promossa dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dal Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, che ha inaugurato il 20 settembre scorso e rimarrà aperta fino al 25 gennaio prossimo.

Il mito di Pablo Picasso (Malaga 1881-Mougins 1973), riconosciuto come genio indiscusso dell’arte del XX secolo, stimola continuamente studi, progetti espositivi e prospettive differenti di analisi di un percorso di vita che, intriso di coscienza critica, stabilisce le sorti dell’arte del suo tempo e di quello a venire.

Così, la mostra di Palazzo Strozzi si configura come un progetto esplorativo, dagli argomenti intellettuali ambiziosi che analizzano le dinamiche sostanziali e fortemente influenti del pittore in rapporto agli altri artisti spagnoli, in un periodo cronologico molto ampio che va dal 1910 al 1963 e che si disloca in 9 sezioni differenti contenenti 90 opere e una ripresa cinematografica.

L’aspirazione del progetto è di avvicinare il visitatore a quelle che sono state le influenze, ma anche le coincidenze, le condivisioni di pensiero e le relazioni decisive per un’evoluzione internazionale delle arti, descrivendo le dinamiche di una vita intrisa d’arte e coinvolta dalla Storia, in rapporto agli altri artisti spagnoli.

Difatti, tra disegni, incisioni, dipinti, sculture, e un film di José Val del Omar, si definiscono le poetiche nate sotto un determinato contesto sociale, storico e politico ponendo a confronto Picasso con autori come Juan Gris, Joan Miró, Salvador Dalí, Julio González, Aurelio Arteta, Pablo Gargallo ed altri, per descrivere i mutamenti più significativi e originali sul piano internazionale ed offrire una visione inedita dell’evoluzione della modernità.

Nello specifico, ogni sezione determina un aspetto del progetto espositivo, esaminandone dettagliatamente i diversi approcci.

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La progressione della mostra si compone di macro argomenti attraverso i quali raccontare un linguaggio plastico e iconografico indiscutibile: dal mito dell’artista che riflette sulle fasi della creazione, all’indagine sulla varietà di stili e tecniche, alla forma concreta e analitica, fino al lirismo più eloquente. E poi, le dinamiche della ricerca surrealista, gli studi compositivi ed espressivi di Guernica, l’identità spagnola incarnata dai luoghi, dal popolo e dalla nazione e, per finire, un’altra modernità attraverso gli artisti spagnoli che hanno affrontato questa svolta determinante.

 Dunque un percorso vasto e audace che, se da un lato suscita dei dubbi sulla sua efficacia, dall’altro ci permette di far luce in maniera molto puntuale su connessioni, sviluppi ed evoluzioni. Basti pensare, per esempio, al numero elevatissimo di disegni preparatori, incisioni e dipinti che si succedono in due delle nove sale – Il Mostro e La Tragedia – dedicate a quella che è considerata l’opera più rappresentativa del XX secolo e, in generale, sinonimo di ogni massacro indiscriminato in qualunque angolo del mondo: Guernica.

Pablo Picasso, (Malaga 1881-Mougins 1973) Guernica, olio su tela, 4 giugno 1937, cm 349 x 776. Collezione Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid
Pablo Picasso, (Malaga 1881-Mougins 1973) Guernica, olio su tela, 4 giugno 1937, cm 349 x 776. Collezione Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid

In quelle “annotazioni” di Picasso, caratterizzate da un groviglio di forme e che sono gli appunti per il racconto di una drammaticità assoluta, si sprigiona tutta la passione febbrile dell’artista che riunì in un lavoro realizzato in soli due mesi, i diversi filoni della sua ricerca: la Crocifissione, il martirio, la corrida, e la vita del Minotauro.

Le tavole descrivono l’evoluzione del capolavoro, passando per ispirazioni immediate, cambi di programma, idee scartate, trasmutazioni e trasposizioni, per permetterci di costruire a ritroso i processi mentali dell’artista che rifinisce le idee e le rimodella quasi fosse un regista teatrale. Dopotutto, “Un dipinto è la somma delle sue distruzioni”, diceva Picasso e, osservando questo materiale intriso di crimine e desolazione, è possibile percepire l’immaginario dell’autore, la sua abilità, l’autobiografia, la storia e la storia dell’arte, fino al dramma sentimentale che il pittore di Málaga viveva in quel periodo e del quale nutriva la sua ricerca: il conflitto delle sue donne e muse dell’epoca, Marie-Thérèse Walter e Dora Maar ritratte anche nel celebre dipinto.

Pablo Picasso (Malaga 1881-Mougins 1973) Testa di cavallo, Schizzo per “Guernica” 2 maggio 1937, olio su tela, cm 65 x 92. Collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, Legato Picasso, 1981
Pablo Picasso (Malaga 1881-Mougins 1973) Testa di cavallo, Schizzo per “Guernica” 2 maggio 1937, olio su tela, cm 65 x 92. Collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, Legato Picasso, 1981

Questa serie di capolavori nel capolavoro – mai esibiti in numero così elevato fuori dalla Spagna anche per via della loro delicatezza – evidenzia, insieme a Siurana, il sentiero di Miró, Ritratto di Dora Maar (presente anche sull’immagine coordinata dell’evento)Testa di cavallo, Il pittore e la modella, di Picasso e a molte altre opere, i segni di una mostra dagli obiettivi culturali coraggiosi in una città, Firenze, che diventa sempre più inclusiva.

Pablo Picasso (Malaga 1881-Mougins 1973) Ritratto di Dora Maar, 27 marzo 1939, olio su tavola, cm 60 x 45. Collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid
Pablo Picasso (Malaga 1881-Mougins 1973) Ritratto di Dora Maar, 27 marzo 1939, olio su tavola, cm 60 x 45. Collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid

È proprio alla Fondazione Palazzo Strozzi che nasce il Passaporto per Picasso e la modernità spagnola, che invita il pubblico a esplorare la città fiorentina e i suoi dintorni, con itinerari che permettono di ripercorrere le tracce degli artisti spagnoli in visita in Italia nella prima metà del Novecento, o di indagare i collegamenti dell’esposizione con i vari musei, collezioni e istituzioni legati al tema della mostra. Ma l’aspetto più interessante della Fondazione è nell’ottica di un’arte accessibile a tutti; poiché Palazzo Strozzi svolge una programmazione educativa all’avanguardia, tra laboratori di idee, sperimentazioni, conversazioni in mostra, per partire dall’osservazione e favorire lo scambio di opinioni.

Il museo programma una serie di attività studiate per diverse tipologie di pubblici, con uno spiccato interesse per le famiglie al museo, i bambini, i diversamente abili, ma anche pubblici speciali come i malati di Alzheimer. E, inoltre, spazi interattivi, sale lettura, conferenze, rassegne cinematografiche oltre alle visite guidate, per far in modo che il museo diventi un luogo di apprendimento informale, in cui ciascuna esperienza sia agevolata nella fase dell’apprendimento individuale.

La Fondazione Palazzo Strozzi, certificata come prima sede internazionale di “destinazione per l’apprendimento” dalla Children’s University (l’organizzazione inglese che propone attività educative extrascolastiche innovative a ragazzi tra i 7 e i 14 anni), rappresenta un ottimo esempio italiano di educazione, innovazione, creatività, sperimentazione e, con questo progetto espositivo, sottolinea la sua efficace propensione al contemporaneo.

Livia Paola Di Chiara

 

 

 

 

Per un interessante approfondimento sulle vicende politiche e artistiche di Guernica, si consiglia GUERNICA – Biografia di un’icona del Novecento, di Gijs Van Hensbergen. Ed. Il Saggiatore.

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Autore dell'articolo: Livia Paola Di Chiara

Livia Paola Di Chiara
Livia Paola Di Chiara vive e lavora tra la Puglia e l’Irpinia. Si appassiona all’arte operando un percorso creativo che volge lo sguardo alla natura delle cose e alla gestualità primordiale. Il suo lavoro spazia dall’installazione, all’ambientazione, alla scultura; opera altresì nel campo teatrale e scenografico.
Affina le sue competenze attraverso gli studi artistici e umanistici all’Accademia di Belle Arti di Foggia; partecipa a seminari e workshop con artisti e critici del calibro di Rosa Jijhon, Rachele Ferrario e Marco Meneguzzo. Partecipa a numerose esposizioni collettive tra Foggia, Napoli, Ravenna, Avellino, L’Aquila e collabora con l’artista Gerardo Di Fiore per la mostra Civitas Artis del 2008 (Lucera, FG). Nel 2011 sviluppa Ambient’AZIONE, un progetto di arte ambientale per le scuole elementari e medie di un paesino dei Monti Dauni. Attualmente, oltre a portare avanti il proprio percorso artistico personale, è impegnata in Puglia nella direzione della sezione artistica di BAOL vol.4 - concorso per scrittori ed artisti esordienti - e frequenta a Roma il master internazionale di 2° livello in Standard for Museum Education/Standards pour l’éducation muséale presso l’Università Roma Tre.

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