PAUL KLEE E I VERSI DELLA SFINGE

Sphinxartig

La poesia di Paul Klee sarà protagonista, giovedì 13 dicembre 2012 alle ore 17.30, della conferenza di Paolo Fabbri che si terrà presso la Sala del Mito della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, in occasione della mostra Paul Klee e l’Italia. L’evento è organizzato dall’ufficio di promozione culturale del museo in collaborazione con LUISS Master of Art.

«Una stupefacente unione di radiosa trasparenza e magistrale semplicità con una multiforme elaborazione permette a Klee, pittore e poeta, (…) un’armoniosa combinazione di procedimenti vari e originali». È il giudizio espresso dal linguista Roman Jakobson sulla poesia di Klee (1903), contenuta nei Diari dell’artista svizzero. L’analisi semiotica, applicata all’arte poetica, rivela la «profondità e monumentalità della miniatura verbale», attraverso la «perspicuità artistica, cioè il suo acuto senso delle correlazioni di dinamico e statico, di chiaro e di scuro, di intensivo ed estensivo, di concetti grammaticali e geometrici e infine di norma e di superamento della norma».

Paolo Fabbri propone una lettura semiotica del piccolo acquarello (su garza e carta) Sphinxartig (Come una Sfinge, 1919). Il titolo “Sfinge-conforme” o “Sfingiforme” è caratteristico dello humour malizioso di Klee, della sua arguzia argomentativa, «prezioso fiore dell’ironia romantica», come ha sostenuto Edgar Wind.

L’arguzia e facezia di Sphinxartig hanno una radice comune ed entrambe invitano al gioco speculativo che illuminano con l’ironia e il sortilegio. Klee organizza «il movimento in relazioni logiche», inserendolo nel «flusso sotterraneo» che costituisce «la preistoria del visibile». Spazi, forme, colori, configurazioni e scritture costruiscono, tra rime e contrasti, il piano espressivo di un senso profondo e complesso. Dal loro gioco emerge una figura mitica ed enigmatica: una Sfinge pronta a rispondere a chi saprà porle le giuste domande. Il suo responso? Quello forse che Klee indica in una sua poesia: «Comunque, oplà!/ il senso eccolo qua./ Entrò l’apparenza/ dentro alla verità/e divenne possibilità».

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