MITI D’AMORE E VENDETTA NEL MONDO ROMANO

Nel mondo antico l’uomo viveva circondato dai personaggi del mito. Dei ed eroi, mortali e immortali che s’incontrano e si scontrano in numerose vicende: vicende d’amore, di tradimenti, di vendetta, di morte violenta o accidentale, ma soprattutto di trasformazioni. Personaggi e storie che accompagnavano l’uomo romano in tutti i momenti della sua vita: all’interno della casa, rappresentati in articolate composizioni sulle pareti dei diversi ambienti, o sulle gemme che impreziosivano i gioielli, o ancora eternati sulle casse dei sarcofagi o all’interno delle tombe.

Le numerosissime leggende che circolavano in età romana sono per buona parte raccolte nelle Metamorfosi di Ovidio (fine del I secolo a.C. – inizi del I secolo d.C.): in XV libri, che assumono quasi la forma di una vera e propria “enciclopedia di miti”, sono narrate più di duecento storie in cui i diversi protagonisti, alla fine di rocambolesche vicende, si trasformano in altro: pianta, roccia, fiore, animale, costellazione e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Ed è proprio questo grande poema, che ha la forza di proiettare la mente del lettore in un mondo altro, a ispirare il percorso della mostra METAMORFOSI. Miti d’amore e di vendetta nel mondo romano, inaugurata il 28 settembre 2012 a Padova presso il Centro di Ateneo per i Musei dell’Università. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 1 dicembre 2012.

Ad accogliere il visitatore nelle prime sale saranno i protagonisti della Roma augustea (tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.): l’imperatore, la sua famiglia e il grande poeta. Nelle sale successive saranno invece illustrati, attraverso opere originali, quegli stessi miti di metamorfosi che anche Ovidio canta nel suo poema: protagonisti saranno l’amore, la gelosia, la vendetta. Per la prima volta Padova accoglierà gli affreschi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, provenienti dall’area vesuviana; l’esposizione prevede inoltre l’immancabile presenza di gemme, avori, piatti, sarcofagi per finire con codici miniati medioevali e affreschi di epoca rinascimentale, che illustrano la fortuna goduta dalle Metamorfosi anche in epoca post-antica.

Sarà dunque attraverso il costante gioco di confronti tra il testo scritto e le immagini che si darà prova di come proprio quei miti che riempivano di sé la vita e la morte dell’uomo romano fossero gli stessi che Ovidio ha cantato nel suo poema e di come spesso i due orizzonti, quello letterario e quello figurativo, scandissero nel mondo antico tutti gli aspetti della vita.

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