7 ottobre 2012
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MIRÓ! POESIA E LUCE

Foto: mostramiro.it

Palazzo Ducale di Genova ospita dal 5 ottobre 2012 al 7 aprile 2013 una rassegna esaustiva dellʼopera di Joan Miró (1893-1983), il grande artista catalano che lasciò un segno inconfondibile nellʼambito delle avanguardie europee. La mostra presenta oltre 80 lavori mai giunti prima nel nostro Paese, tra cui 50 olii di sorprendente bellezza e di grande formato, ma anche terrecotte, bronzi e acquerelli. Si potranno ammirare tra i capolavori, gli olii Donna nella via (1973) e Senza titolo (1978); i bronzi come Donna (1967); gli schizzi tra cui quello per la decorazione murale per la Harkness Commons-Harvard University, tutti provenienti da Palma di Maiorca dove la Fundació Pilar i Joan Miró detiene molte opere dellʼartista, concesse in via del tutto straordinaria per questa esposizione.

Promossa dal Comune di Genova e dal Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, la mostra Miró! Poesia e luce è prodotta e organizzata da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, in collaborazione con Fundació Pilar i Joan Miró e Ajuntamento De Palma De Mallorca. La curatrice è María Luisa Lax Cacho, ritenuta a livello internazionale tra i maggiori esperti dellʼopera di Miró, la quale ha voluto illustrare lʼultima fase della produzione della lunga vita dellʼartista, quando finalmente concretizzò a Maiorca nel 1956 un suo grande sogno: un ampio spazio tutto suo, dove lavorare protetto dal silenzio e dalla pace che solo la natura poteva offrirgli. In occasione della mostra, lo studio che Miró aveva tanto desiderato è stato ricostruito scenograficamente allʼinterno degli spazi espositivi.

Il percorso dellʼesposizione cronologico e tematico presenta la produzione di Joan Miró degli ultimi trentʼanni della sua vita a Maiorca. La storia del maestro è indissolubilmente legata a questo luogo che, come si esplica dalle sue stesse parole, rappresentava per lui poesia e luce. A Genova possiamo ammirare il già citato olio del 1908, il primo di Miró che si sia conservato, e che lʼartista aveva coperto seguendo questo processo di purificazione. Sempre appartenente a questo periodo è lʼopera Senza titolo, un bellissimo olio e acrilico su tela con un personaggio, una specie di pupazzo, in cui si inizia a percepire la sparizione dello stile figurativo dellʼartista.

Negli anni Sessanta e Settanta, immagini e titoli dei lavori ci rimandano ai suoi temi prediletti come donne, paesaggi e uccelli. Ma lʼiconografia si fa astratta e le figure si amplificano. La convivenza di stili e modi di esecuzione diversi dà vita a opere statiche come Mosaico (1966) e a opere dalle pennellate confuse come Poesia (1966). È questo anche il momento in cui, messo da parte il cavalletto, Miró dipinge a terra, cammina sulle proprie tele, vi si stende sopra producendo spruzzi e gocciolamenti come nel Senza titolo, sempre del 1966, dove si combinano olio, acrilico e carboncino nero con segni di colore rosso e blu.

Degli anni ʼ70 sono i paesaggi monocromi, come Senza titolo del 1973, e altri dipinti sostanzialmente monocromatici come le tele di grande formato e unʼaltra serie di cinque olii più tardi, del 1978, sfumati, visionari, minimalisti, evanescenti e movimentati, che evocano la predilezione di Miró per il nero degli espressionisti astratti americani e la calligrafia orientale. Gli ultimi anni dellʼartista – quando dipingeva con le dita stendendo il colore con i pugni e si cimentava nella pittura materica, spalmando gli impasti su compensato, cartone e materiali di riciclo -, sono illustrati da opere quali Personaggio, uccello del 1976, un olio su carta vetrata, legno e chiodi. Sempre in questa fase ricorrono nella sua produzione i fondi blu, eterei e modulati, di cui in mostra alcuni esempi, come lʼintenso Senza titolo del 1978.

Infine sono esposte alcune sculture, frutto delle sperimentazioni che lʼartista fece nellʼarco della sua vita con diversi materiali e tecniche, come collage, “dipinti-oggetto” e altre opere che col passare degli anni traevano ispirazione da ciò che lʼartista collezionava che altrimenti – come egli stesso scrisse – “sarebbero cose morte, da museo”. In mostra si possono ammirare anche bronzi quale Donna (1966) e LʼEquilibrista (1969), assemblaggi quale Personaggi (post 1973) che riunisce pittura e scultura e discende direttamente dai “dipinti-oggetto” degli anni Trenta, e terrecotte come la maschera (Senza titolo, 1981) e la testa di ceramica (Senza titolo, 1981) che fanno parte di un insieme di pezzi che Miró realizzò in collaborazione con Hans Spinner, a Saint-Paul-de-Vence.

Si è già detto dellʼimportanza del luogo di lavoro per Miró; per questo motivo sono stati ricostruiti negli spazi espositivi gli interni dello Studio Sert nel quale lʼartista catalano creò i suoi capolavori. Sono esposti anche tutti gli oggetti, i pennelli e gli strumenti che Miró usava nella sua attività artistica e che si sono conservati grazie allʼattività della Fundació Pilar y Joan Miró.

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