Memorie di una Geisha, dal libro al film

“Ricorda Chiyo, noi geishe non siamo cortigiane, e non siamo mogli. Vendiamo la nostra abilità, non il nostro corpo. Creiamo un altro mondo, segreto… un luogo solo di bellezza. La parola geisha significa artista, ed essere geisha vuol dire essere valutata come un’opera d’arte in movimento”.

(Mameha, tratto dal film “Memorie di una Geisha”, di Rob Marshall, 2005)

memoria-di-una-geisha-libro-film Ci sono dei libri che schiudono porte che non pensavamo nemmeno potessero esistere; storie che ci catturano dalla prima all’ultima pagina e non ci lasciano mai più; personaggi di cui capiamo molto bene ogni sfumatura, quasi fossero nati e cresciuti con noi. E’ il caso dei grandi classici, ma anche di quelli che si possono definire “classici moderni”, ovvero quelle opere del Novecento che tutti dovremmo leggere. Tra questi romanzi ve ne è uno in particolare di cui vi consiglio la lettura, soprattutto in questo “tempo sospeso” di vacanze che ci regala maggiore tranquillità per assaporare ogni frase, ogni parola, ogni momento vissuto: “Memorie di una Geisha” di Arthur Golden (Longanesi, 2001). E’ la storia di Chiyo, una bambina come tante, originaria di un piccolo villaggio giapponese. A causa della morte della madre e delle precarie condizioni economiche della famiglia, la piccola viene venduta con la sorella a una okiya, una casa di geishe a Kyoto. La vita delle maiko (apprendiste geishe), però, è durissima: pur non essendo delle serve, le aspiranti artiste del canto e del ballo sono trattate come tali e, in più, devono seguire un rigidissimo programma di preparazione che le impegna per anni, le forma, le plasma totalmente nel corpo e nella mente. La geisha è l’essenza stessa dell’arte, non può permettersi l’umanità dei sentimenti e dei desideri. La piccola Chiyo, ingenua e indifesa, non lo comprende, non riesce a integrarsi nel mondo chiuso “dei fiori e dei salici”. Il suo vano tentativo di fuga le costa caro: l’okiya decide che rimarrà per sempre una domestica e non un soldo verrà più speso per la sua istruzione. Per la giovane sembra non esserci più speranza, fino al giorno in cui non incontra il Presidente, l’uomo che diverrà il primo e unico amore della sua vita e Mameha, la geisha più potente del quartiere di Gion, la quale decide di prenderla sotto la sua ala protettrice e di spianarle la strada verso le stelle più alte e irraggiungibili dell’olimpo delle artiste di Kyoto. Due incontri che spronano la ragazza a diventare una geisha e che, apparentemente, non hanno nulla in comune tra loro. Chiyo diventa Sayuri e il suo talento irrompe travolgente nella comunità di geishe. film-memorie-di-una-geishaCiò, però, non si traduce in una maggiore serenità per la protagonista, bensì nella fase più acuta di gelosie, rancori, invidie, come quelli provati da Hatsumomo, agguerrita rivale di Mameha, che fa di tutto, compie qualunque tipo di bassezza, pur di intralciare lo sfolgorante cammino della bellissima Sayuri. Il libro può, idealmente, essere diviso in due parti: nella prima c’è la preparazione e l’ascesa di Chiyo/Sayuri a Gion, che termina con la sconfitta di Hatsumomo. La Seconda Guerra Mondiale fa da spartiacque nella storia, introducendo la seconda parte, più incentrata sulle difficoltà dell’epoca post bellica, sull’amore impossibile della protagonista per il Presidente, il ritorno all’arte e il magico finale. Lo stile ha la naturalezza e la maestosità della danza di una geisha senza essere “malato” di eccessivo esotismo, né ridondante. La lettura, al contrario, ne risulta scorrevole, piacevole e la meticolosa ricerca storica che si esplica nei particolari sulla vita a Gion, sulla descrizione attenta dell’apprendistato delle maiko, non pesa mai sulla storia né sulla psicologia perfettamente tratteggiata e in costante evoluzione di ogni personaggio. Emblema di questa “ricercatezza spontanea” e mai forzata è la figura di Chiyo/Sayuri, che vediamo crescere pagina dopo pagina, maturare come donna e geisha pur mantenendo intatto il suo candore verso il mondo. Il suo carattere subisce delle cesure che dividono, benché non in maniera netta, il periodo della fanciullezza e dell’apprendistato da quello della vera vita da geisha, forgiando la personalità della protagonista: l’abbandono del villaggio d’origine, la conoscenza con il Presidente e con Mameha, il cambio del nome, il mizuage (rito d’iniziazione che, nel libro e nel film, ha valenza sessuale, secondo quanto accadeva nel passato storico, anche se nei tempi moderni tale usanza è stata accantonata), la guerra, l’arrivo degli americani e il chiarimento finale e l’epilogo. Il libro, accolto favorevolmente da critica e pubblico, è stato duramente attaccato da una delle geishe più celebri di Kyoto, Mineko Iwasaki. Il motivo è presto detto: l’artista è stata la musa ispiratrice del capolavoro di Arthur Golden ma, a quanto pare, lo avrebbe pregato di non rivelare il suo nome, poiché il silenzio è tutto nel microcosmo delle geishe. L’autore, però, ha reso pubblica la sua “fonte” nei ringraziamenti e ciò avrebbe attirato su Mineko l’ira delle sue colleghe e, secondo quanto riportato dai giornali dell’epoca, persino minacce di morte. La geisha, inoltre, ha dichiarato di essere stata fraintesa più volte da Golden, il quale avrebbe stravolto le descrizioni della carriera e della vita delle artiste, dipingendole quasi come prostitute di lusso. La vicenda si è chiusa in tribunale con un accordo tra le parti e una biografia scritta dalla stessa Mineko Iwasaki con Rande Brown, “Storia proibita di una geisha. Una storia vera” (Newton & Compton, 2012). “Memorie di una geisha” rimane un romanzo strepitoso, uno sguardo insolito su un universo segreto, rigido nei suoi schemi, a tratti misterioso, il cui velo impenetrabile, però, è stato scalfito più volte negli ultimi anni da scrittori, studiosi e registi. Proprio uno di questi ultimi, il regista Rob Marshall, si è impegnato nella trasposizione cinematografica omonima del libro, uscita nelle sale nel 2005 e non ha lasciato al caso nemmeno un fotogramma. memorie-di-una-geishaTutta la realtà di Gion è stata perfettamente ricostruita e le attrici “addestrate” dall’antropologa Liza Dalby, la prima donna americana che sia riuscita a diventare una geisha (la Dalby è stata intervistata dallo stesso Golden per il suo romanzo). “Memorie di una Geisha” di Rob Marshall è un film di grande impatto visivo, accompagnato da una emozionante colonna sonora e dotato di una solennità che nel libro, invece, è più smorzata. Ci sono molte differenze tra libro e film, benché nessuna riesca a creare un vero conflitto tra le due opere, né paragoni in favore dell’uno o dell’altro. Anche nel caso del film le critiche non sono mancate: nessuna delle attrici protagoniste, infatti, è giapponese. Zhang Ziyi e Gong Li, rispettivamente Sayuri e Hatsumomo, sono cinesi, Michelle Yeoh (Mameha) è malese. Secondo i detrattori, una simile mancanza può non essere visibile agli occhi di un occidentale, ma è ovvia per un orientale; dunque il film non sarebbe altro che una bella confezione e niente più, studiata a uso e consumo del pubblico europeo e americano. A questo si aggiunga l’eterno (purtroppo) fraintendimento del mestiere della geisha tra Cina e Giappone e il gioco è fatto. Certo, la pellicola risente molto, nello stile e anche nel trucco delle protagoniste, di influenze occidentali, ma ciò rientra nel senso ultimo della “trasposizione cinematografica” che non è e non potrebbe essere copiatura pedissequa, passa attraverso le immagini e un diverso uso e impatto delle parole (la sceneggiatura, appunto). La bravura delle interpreti, poi, è incontestabile e, del resto, un attore non dovrebbe essere in grado di interpretare più ruoli possibili, anche molto lontani dal suo fisico e dalla sua psicologia? Il consiglio è quello di leggere prima il libro e poi di vedere il film. In questo modo le diversità e i punti in comune si potranno evidenziare e assaporare meglio e, soprattutto, non si perderà il piacere della lettura, come accade alcune volte, mentre i personaggi letterari visti sullo schermo diventeranno ai vostri occhi più “completi” nella loro psicologia, benché sia doveroso dire che Rob Marshall non ha affatto trascurato la caratterizzazione dei personaggi. Sollevate con cura il velo pesante che ricopre il mondo delle geishe. Scoprirete una prospettiva nuova e interessante, oltre a una dedizione, a uno spirito di sacrificio e a una forza di volontà che, forse, noi potremmo (anzi, dovremmo) imparare a coltivare di più nella vita di tutti i giorni.

Francesca Rossi

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Autore dell'articolo: Francesca Rossi

Francesca Rossi
Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

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