Leonardo da Vinci tra enigmi nascosti e opere “mancate”

La recensione del libro di Costantino D’Orazio “Leonardo Segreto”, una lumeggiatura sulla vita controversa del genio toscano. 

Se cercare di tirare le fila di una vita vissuta circa 500 anni fa, non è, di per sé, un’impresa piana, tenerne le briglie dev’essere stata davvero un’attività incredibile. A maggior ragione se a condurla è stato il pittore, scultore, ingegnere, scienziato Leonardo da Vinci.

Leonardo Segreto, di Costantino D’Orazio. Ed. Sperling  & Kupfer
Leonardo Segreto, di Costantino D’Orazio. Ed. Sperling & Kupfer

Una vita, la sua, ricca di un fascino intricato che, a più riprese, si tinge di mistero, entusiasmo, sperimentazione e alchimia, con lo sfondo di una cultura personale del tutto amatoriale e sofferta, costruita lungo un’infanzia illegittima e un’educazione dilettantesca che richiederà il doppio della fatica per raggiungere la cultura dei suoi colleghi.

Di questo e molto altro disquisisce lo storico dell’arte Costantino D’Orazio, che nel suo libro Leonardo Segreto – appena pubblicato da Sperling & Kupfer – descrive in maniera avvincente le dinamiche di una vita vissuta nel segno meticoloso e sensibile dell’osservazione e sul terreno incerto della sperimentazione.

L’autore, infatti, ripercorre la vita instabile di Leonardo in una sorta di scansione cronologica che spiega con puntualità le vicende più note dell’artista, dai primi passi nella bottega del Verrocchio, fino alla realizzazione dell’opera icona della storia dell’arte – la Gioconda – per poi addentrarsi nell’aneddotica più particolareggiata, rendendo “umane” le leggende che spesso accompagnano i progetti mai realizzati o riusciti a metà e spiegando, a più riprese, che per ogni lavoro la storia riserva terribili coincidenze, tentativi inconcludenti o insensati errori di calcolo che, de facto, porteranno l’artista sulla soglia dei quarant’anni, senza alcun capolavoro ultimato.

Gioconda, 1503 – 1519?, olio su tavola. Musée du Louvre, Parigi
Gioconda, 1503 – 1519?, olio su tavola. Musée du Louvre, Parigi

Il libro scandisce i ruoli, con tanto di descrizione dei personaggi principali che animano la vita dell’artista, e avvia il racconto dal suo luogo natìo, Vinci, per poi approdare alla Firenze della seconda metà del Quattrocento, dove le vicende quotidiane del giovane talentuoso fanno da sfondo a una ricerca all’avanguardia che spazia tra lo studio dell’Antico, la sperimentazione di immagini e le soluzioni tecniche tratte dall’esplorazione della natura.

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Ci parla di un Leonardo curioso che eredita tutte le competenze del Verrocchio, attraverso l’esperienza del lavoro sul campo, per dare sfogo a un estro creativo e un’energia inedita che saranno viste di buon occhio solo nei primi anni del Cinquecento.

Il libro descrive accuratamente tutti i suoi spostamenti, tra Firenze, Milano, Mantova, Roma, Amboise e le tappe intermedie, per narrare un maestro che fa del cambio del punto di vista il suo biglietto da visita sin dall’inizio della sua carriera, cercando di scavalcare la tradizione anche attraverso l’improvvisazione, e investigando nei volumi e nel movimento dei corpi quell’istinto concreto e fedele alla realtà che lo distinguerà dai suoi contemporanei, più spirituali e intellettuali. Tra le tante vicende appassionanti raccontate da D’Orazio, troviamo, per esempio, la storia della committenza di una pala d’altare per la chiesa degli Agostiniani di San Donato a Scopeto che deve ritrarre l’Adorazione dei Magi. Qui Leonardo, rifacendosi alle sacre scritture, sconvolge la scena spesso ritratta con i personaggi allineati verso Maria (disposta a una delle due estremità del dipinto), per posizionare la Vergine e il bambino al centro della composizione, con una folla di volti che ben si discosta dal classico corteo dei Magi e con una serie di enigmi ancora oggi irrisolti che porteranno gli Agostiniani a ritirare la commissione.

Adorazione dei Magi. 1481 – 1482, olio su tavola. Galleria degli Uffizi, Firenze
Adorazione dei Magi. 1481 – 1482, olio su tavola. Galleria degli Uffizi, Firenze

A più riprese, l’autore descrive lo sconforto di Leonardo per un rifiuto o per la mancata riconoscenza nei confronti della sua arte, per poi ribadire al lettore la spinta propulsiva di un uomo che non si arrende alle delusioni e che ricerca nel disegno fine a sé stesso e nell’equilibrio dei movimenti accidentali delle forme, lo spirito emotivo che lo incita a perseguire nel suo lavoro, per trasporre nella maniera più autentica i moti dell’animo attraverso i “gesti delle membra”.

Quegli stessi moti saranno il perno del Cenacolo per il quale svilupperà una tecnica sperimentale che condurrà il lavoro al suo sgretolamento a soli dieci anni dall’ultimazione. E se “della Cena non rimane che l’ombra” come scriveva Argan, della Battaglia di Anghiari che diventa leggendaria per le emozioni trasposte dai movimenti dei soggetti, lo scrittore descrive lo spessore di un’impresa sperimentale e disastrosa che, nel 1563, farà intervenire Giorgio Vasari ad affrescare la parete di Palazzo Vecchio con nuove scene di guerra.

Dunque sono molti gli aspetti interessanti di questo libro che apre anche una serie di ipotesi bizzarre sulle motivazioni plausibili per le quali si eviterebbe il restauro della Monna Lisa o, addirittura, lo stacco dell’affresco del Vasari per ricercare la perduta Battaglia di Anghiari. E poi, riflessioni sul Leonardo coreografo e scenografo, ideatore di feste straordinarie e di invenzioni apparentemente bizzarre per l’epoca, che troveranno un riscontro esecutivo solo qualche secolo dopo; o il Vinci filosofo e laico, tanto affascinato dai moti dell’animo da ricercarne le origini nell’anatomia umana e nel grembo materno quale fonte del soffio vitale.

Feto nell'utero materno. Royal Collection, Windsor
Feto nell’utero materno. Royal Collection, Windsor

L’idea che embrione e madre siano una cosa sola, sia dal punto di vista fisico che spirituale, come scrive D’Orazio, è un concetto apparentemente semplice che all’epoca rischia di far tacciare Leonardo d’eresia, anche se questo sembra essere l’ultimo dei problemi che affollano la sua mente.

In conclusione, Leonardo Segreto risulta una pubblicazione suggestiva, dove l’autore, con l’abilità del narratore, descrive vicende avvincenti per poi screditarne alcune, con motivazioni storiche molto più umane e convincenti. Il suo approccio, decisamente contemporaneo, va oltre la critica d’arte per aprire ad uno scenario quasi cinematografico che, pur tenendo conto della storia, scavalca il linguaggio accademico, e racconta aneddoti con una quantità innumerevole di citazioni di scritti dell’epoca, che purtroppo non trovano riscontro in una nota bibliografica. Utilissima, forse, per un testo più completo.

È, tuttavia, un libro che ci cala nel cuore del Rinascimento attraverso una lumeggiatura letteraria e giornalistica che schiarisce e mette in luce le zone d’ombra della vita dell’artista, determinando i rilievi di un’opera nella sua complessità più profonda.

Livia Paola Di Chiara

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Autore dell'articolo: Livia Paola Di Chiara

Livia Paola Di Chiara
Livia Paola Di Chiara vive e lavora tra la Puglia e l’Irpinia. Si appassiona all’arte operando un percorso creativo che volge lo sguardo alla natura delle cose e alla gestualità primordiale. Il suo lavoro spazia dall’installazione, all’ambientazione, alla scultura; opera altresì nel campo teatrale e scenografico.
Affina le sue competenze attraverso gli studi artistici e umanistici all’Accademia di Belle Arti di Foggia; partecipa a seminari e workshop con artisti e critici del calibro di Rosa Jijhon, Rachele Ferrario e Marco Meneguzzo. Partecipa a numerose esposizioni collettive tra Foggia, Napoli, Ravenna, Avellino, L’Aquila e collabora con l’artista Gerardo Di Fiore per la mostra Civitas Artis del 2008 (Lucera, FG). Nel 2011 sviluppa Ambient’AZIONE, un progetto di arte ambientale per le scuole elementari e medie di un paesino dei Monti Dauni. Attualmente, oltre a portare avanti il proprio percorso artistico personale, è impegnata in Puglia nella direzione della sezione artistica di BAOL vol.4 - concorso per scrittori ed artisti esordienti - e frequenta a Roma il master internazionale di 2° livello in Standard for Museum Education/Standards pour l’éducation muséale presso l’Università Roma Tre.

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