L’arte italiana del Novecento sbarca a New York

© Beboy - Fotolia.com
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Un 2014 all’insegna dell’arte italiana a New York: accanto alla grande mostra che il Guggenheim della Grande Mela sta per dedicare al Futurismo, a febbraio apre infatti le sue porte il Center of Italian Modern Art, una fondazione interamente dedicata all’arte moderna e contemporanea italiana. Due grandi avvenimenti, quindi, entrambi in programma tra poco più di un mese nella città che non dorme mai.

LA MOSTRA AL GUGGENHEIM – Si inaugura il 21 febbraio e sarà visitabile sino al primo di settembre 2014 la mostra “Italian Futurism, 1909–1944: Reconstructing the Universe”, la prima retrospettiva americana unicamente incentrata sul movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti. Un percorso multidisciplinare, quello pensato dal Guggenheim newyorkese, che all’interno delle sue sale ripercorrerà i punti salienti della storia del Futurismo, dalla pubblicazione del Manifesto del 1909 sino al tramonto del movimento, sul finire della seconda guerra mondiale.

Giacomo Balla, Velocità astratta + rumore
Giacomo Balla, Velocità astratta + rumore

In mostra più di 300 lavori, tutti eseguiti tra il 1909 e il 1944 e selezionati per proporre un percorso composto non soltanto da quadri e sculture, ma anche da oggetti di design, ceramiche, film, fotografie e poesie.

IL CIMA – Ma accanto all’esposizione dedicata al Futurismo, la vera novità dell’anno sarà, come anticipato, la nascita del Center of Italian Modern Art, spazi che verranno inaugurati il 22 di Febbraio a Soho, nel cuore di Manhattan. Si tratta della prima fondazione pensata per promuovere e valorizzare opere e artisti del Novecento italiano e realizzata per iniziativa di Laura Mattioli Rossi, figlia del noto collezionista d’arte Gianni Mattioli.

Fortunato Depero
Fortunato Depero

A inaugurare il centro sarà Fortunato Depero, al quale la fondazione intende dedicare la sua prima esposizione: pittore, scultore e pubblicitario, Depero prese parte al movimento Futurista e nel corso della sua vita ebbe un forte legame con New York, tanto che nel 1928 decise di trasferirvisi con la famiglia. Un soggiorno non troppo lungo (decise di tornare in Italia soltanto due anni dopo), ma che gli permise di conoscere quello che presto sarebbe diventato il nuovo centro dell’arte internazionale e di lavorare come pubblicitario per riviste del calibro di Vogue o Vanity Fair. Un legame, quello con la Grande Mela, che non poteva essere ignorato dal Cima, che per questo motivo ha scelto Depero come primo protagonista. In mostra saranno una cinquantina di opere tra dipinti, sculture, copertine di riviste e disegni, cui si affiancheranno incontri e approfondimenti sull’artista.

 

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Autore dell'articolo: Valentina Sala

Valentina Sala
Giornalista pubblicista. Tra i suoi campi di interesse soprattutto viaggi e cultura. Dopo una laurea di primo livello in Scienze della Comunicazione consegue la specialistica in Editoria con il massimo dei voti e con una tesi sul rapporto tra letterati e città, ricostruendo la Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth. Collabora con più giornali e riviste e affianca alla professione giornalistica quella di insegnante di Psicologia della Comunicazione. Tra le sue passioni i romanzi capaci di raccontare un luogo e un’epoca, i film di François Truffaut, il buon cibo, le città europee e, soprattutto, il viaggio inteso come modo per scoprire e confrontarsi con realtà diverse.

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