L’arte di Giuliana Cunéaz, tra 3D e nanotecnologie

Giuliana Cunéaz
©Giuliana Cunéaz

Martedì 9 aprile 2013 alle 18,30 inaugurerà nello spazio milanese MACS, Mazda Contemporary Space, Forma Fluens, la mostra personale di Giuliana Cunéaz curata da Fortunato D’Amico e Barbara Carbone. La rassegna, che si svolge in concomitanza con il Fuori Salone del Mobile, chiuderà il 14 aprile. Si tratta di un progetto immersivo, specificatamente studiato per lo spazio Mazda, che coinvolge lo spettatore in un affascinante viaggio virtuale tra le forme della scienza e delle nanotecnologie. Ne emerge un paesaggio metamorfico dove si alternano videoinstallazioni in 3D (da osservare con occhialini personalizzati) e Full HD, screen painting (schermi dipinti), lavori plastici, fotografie e disegni.

L’artista indaga nella materia come un archeologo nel sottosuolo alla ricerca di reperti intangibili e questo appare evidente osservando la videoinstallazione Matter Waves del 2009 dove le immagini mostrano onde di terra che nel loro fluire portano alla luce oggetti che poi scompaiono nuovamente, quasi fossero miraggi della memoria. Gli elementi, infatti, appaiono simili a reperti archeologici, ma, in realtà, sono nanostrutture, cioè agglomerati di molecole o di atomi. L’interesse per la trasformazione delle cose e per il loro processo entropico, ha consentito all’artista di sviluppare una rinnovata visione paesaggistica dove la componente artificiale si sovrappone, senza mai coincidere, con quella naturale in una dilatazione progressiva dello spazio fisico e mentale.

©Giuliana Cunéaz
©Giuliana Cunéaz

In tal senso, appare particolarmente significativa un’altra videoinstallazione proposta all’interno del MACS, Neither snow nor meteor showers (2010). Come suggerisce il titolo, non si tratta né di un paesaggio né di un fenomeno atmosferico, ma evoca piuttosto un ur-luogo, un luogo germinale legato alla sfera pre-cognitiva dove si evocano persino montagne con pini innevati. Il lavoro, che prende spunto da un’immagine di vitamina B12, sviluppa un dialogo a più voci dove il segno animato migra e invade lo spazio circostante depositandosi e disgregandosi. Alla contemplazione dell’oggetto, l’artista sostituisce la verifica di un’ipotesi che passa attraverso il ribaltamento del significato. Quello a cui assistiamo, insomma, è un mondo ibrido, biomorfo e nanotecnologico dove arte e natura tendono a coincidere.

Indossando gli occhialini personalizzati da Giuliana Cunéaz per l’occasione, è possibile, poi, lasciarsi suggestionare dalla videoinstallazione in 3D di Zone fuori controllo (2011-2012) dove la dimensione stereoscopica entra in relazione diretta con lo spazio reale consentendo di addentrarsi tra le onde di una tempesta, gli spazi misteriosi di una grotta, le colate laviche di un vulcano e la collisione di monumentali iceberg. Sono visioni dove tutto si connette con lo sguardo turbato dello spettatore che si trova di fronte alla vertigine dell’immagine, sempre in bilico tra sublime e terrificante.

In questo caso il 3D agisce come detonatore di un sistema visivo che attende di essere rianimato nell’ambito di un’indagine a tutto tondo dove l’arte sviluppa una prospettiva multipla. Ogni elemento, insomma, non è ciò che si crede o s’immagina, ma si determina in una rinnovata percezione visiva. Sono le forme a contenere la memoria e a creare un flusso spontaneo che va incontro a una dimensione racchiusa segretamente nel cuore della materia. Questo appare evidente anche nella serie d’interventi plastici che arricchiscono l’esposizione, come dimostra Mobilis in mobili (2011), la videoscultura con il video in stereoscopia inserito all’interno di una carrozza fiabesca dalle caratteristiche morfogenetiche dove la visione entra in relazione diretta con lo spazio reale benché misterioso della struttura tridimensionale a cui è impedito l’accesso; scultura e l’architettura s’integrano con le immagini video creando un contesto dove i linguaggi dell’arte trovano una rinnovata sintesi. La mostra si completa con l’importante ciclo degli screen painting, una tecnica inventata dall’artista nel 2006 che modifica radicalmente il rapporto con la tecnologia. Gli schermi dipinti, infatti, sono caratterizzati dalla relazione ambivalente tra la pittura sullo schermo e l’immagine video. Nel ciclo The Growing Garden (2007-2008) gli elementi vegetali dell’animazione si connettono con le forme dipinte sullo schermo moltiplicando l’immagine come fosse un rituale zen. In tal modo, la pittura si interfaccia con il dinamismo e la mobilità della dimensione virtuale creando un paradosso ricco di conseguenze dal momento che l’immagine pittorica, al contrario di quella virtuale replicabile all’infinito, è portatrice di un’unicità e, quindi, di uno specifico DNA.

Giuliana Cunéaz, dunque, rianima le differenze nell’ambito di una mostra esauriente dove gli stessi ambiti della scienza e della nanotecnologia vengono sottoposti ad una nuova ipotesi creativa che passa attraverso la rielaborazione complessiva della forma intesa nel suo continuo e progressivo mutamento.

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MACS Mazda Con-Temporary Space è il nuovo spazio aperto nel gennaio 2013, voluto da Mazda Motor Italia, da tempo attenta alla cultura, e realizzato da Alessandro Luzzi Workshop. MACS Mazda Con-Temporary Space sostiene l’innovazione e l’integrazione tra cultura e mondo industriale oltre a promuovere l’incontro e il confronto nell’arte contemporanea.

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