La Cappella Sistina, tra conclave e arte

cappella sistina
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In questi giorni si sente spesso parlare della Cappella Sistina, uno dei gioielli dell’arte italiana, patrimonio dell’umanità. In questo luogo, che ammalia credenti e non credenti, si è deciso nel 1996 di svolgere il Conclave, uno dei momenti più importanti della storia della Chiesa, quando i cardinali sono chiamati a eleggere il nuovo Pontefice, successore di Pietro, guida della Chiesa Cattolica, quindi universale, Romana.

La Cappella Sistina offre uno spettacolo, da ogni angolo e soprattutto alzando gli occhi al cielo, senza eguali nella storia dell’arte. Fu fatta costruire su una precedente cappella tra il 1475 e il 1481 da Sisto VI, dal quale prende il nome, Papa che avviò una serie di restauri nello Stato della Chiesa, dopo i secoli della cattività aragonese, periodo che va dal XIII al XIV secolo, quando il Papato si trasferì da Roma ad Avignone e quindi gli edifici romani furono lasciati in uno stato di perenne abbandono, fino a quando il Papa non rientrò nella città eterna. La direzione dei lavori fu affidata a Giovanni de’ Dolci; l’architetto in origine fu Baccio Pontelli e i primi interventi pittorici furono realizzati dal Perugino, tra questi è possibile ancora ammirare la Consegna delle Chiavi. Ma senza la riappacificazione tra il Papato e la famiglia dei Medici non avremmo mai potuto ammirare gli affreschi che rendono la Cappella Sistina il luogo più visitato al mondo. Lorenzo il Magnifico sollecitò infatti alcuni artisti fiorentini a recarsi a Roma per realizzare le decorazioni della Cappella, fra questi c’era un certo Botticelli che con l’aiuto di alcuni collaboratori dipinse capolavori come le Prove di Mosè, le Prove di Cristo e la Punizione di Qorah, Dtham e Abiram. Ma dobbiamo aspettare il 1505 per vedere sulla scena romana Michelangelo, che già aveva scolpito il suo David. Giulio II gli commissionò l’edificazione del suo sepolcro che però non fu subito realizzato a causa di una serie di diatribe tra il Papa e l’artista. Dopo la riconciliazione, Michelangelo firmò il contratto per le decorazioni della volta della Cappella Sistina e probabilmente per un certo periodo lavorò in sinergia con Raffaello. Dieci anni più tardi nel 1534 Papa Clemente XVII commissionò a Michelangelo Il Giudizio Universale, il capolavoro della Cappella Sistina che mette in contrasto con colori e forme la magnificenza dei cieli con l’ambiente blasfemo dell’inferno. Le figure, raggruppate in singole formazioni plastiche, nuotano isolate in disperata solitudine nella tremenda infinità del vuoto, come a sottolineare che l’evento riguarda solo il soggetto, ogni individuo. Una forza cosmica sembra sprigionasi dal gesto del Giudice e scardinare l’Universo, il tutto in una visione che appare Eliocentrica, secondo la teoria Copernicana.

 Carla Cesinali

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