IL SUD? LA PALLA AL PIEDE

Pagine 256 - Euro 20

Un nuovo libro sul Mezzogiorno che conferma la vecchia tesi, non quella di Pino Aprile che in Terroni accusa il Nord di aver saccheggiato il Sud. Aprile, sostiene, di aver trovato le prove sepolte negli archivi di Stato. E adesso questo ennesimo testo, in libreria per Feltrinelli dal 26 settembre 2012, dal titolo sconvolgente, eppure per molti così veritiero, ” La palla al piede”. L’autore è Antonino De Francesco, il quale scrive che per il movimento risorgimentale il Mezzogiorno rappresentò sino al 1848 una terra dal forte potenziale rivoluzionario. Successivamente, la tragedia di Pisacane a Sapri e le modalità stesse del crollo delle Due Sicilie trasformarono quel mito in un incubo: le regioni meridionali parvero, agli occhi della nuova Italia, una terra indistintamente arretrata, dove il passatismo e la superstizione incrociavano la violenza del brigantaggio. Nacque così un’Africa in casa, la pesante palla al piede che frenava il resto del Paese nel proprio slancio modernizzatore. Nelle accuse si rifletteva una delusione tutta politica, perché il Sud, anziché un vulcano di patriottismo, si era rivelato una polveriera reazionaria. Per dare forma a questa disillusione si fece ricorso a quanto la tradizione culturale da tempo metteva a disposizione, ossia una serie di stereotipi e luoghi comuni che, sin dal Settecento, avevano presentato il Mezzogiorno quale un mondo esotico e antropologicamente diverso. Si recuperarono le immagini del meridionale opportunista e superstizioso, nullafacente e violento, nonché l’idea di una bassa Italia popolata di lazzaroni e briganti (poi divenuti camorristi e mafiosi), comunque arretrata, nei confronti della quale una pur nobile minoranza nulla aveva mai potuto. Lo stereotipo si diffuse rapidamente, anche tramite opere letterarie, giornalistiche, teatrali e cinematografiche, e servì a legittimare vuoi la proposta di una paternalistica presa in carico di una società incapace di governarsi da sé, vuoi la pretesa di liberarsi del fardello di un mondo reputato improduttivo e parassitario. De Francesco afferma che le concrete difficoltà del Meridione sarebbero spesso rimaste in disparte, cancellate da un discorso pubblico dove l’antimeridionalismo era funzionale a scelte ideologiche, anche di segno opposto, che suggerivano sempre una drammatica contrapposizione tra Sud e modernità. Il libro ripercorre la storia largamente inesplorata della natura politica di un pregiudizio che ha condizionato centocinquant’anni di vita unitaria e che ancora surriscalda il dibattito in Italia.

Antonino De Francesco (Milano 1954) è ordinario di storia moderna all’Università degli studi di Milano. Ha dedicato ricerche alla storia del movimento democratico in Francia e in Italia, con particolare riguardo alle vicende della Rivoluzione francese e del Mezzogiorno in età moderna. Dei suoi libri ricordiamo: Il governo senza testa. Movimento democratico e federalismo nella Francia rivoluzionaria, 1789-1795 (Morano 1992), Vincenzo Cuoco. Una vita politica (Laterza 1997), 1799. Una storia d’Italia (Guerini e Associati 2004), Mito e storiografia della “grande rivoluzione”. La Rivoluzione francese nella cultura politica italiana del ’900 (Guida 2006), L’Italia di Bonaparte. Politica, statualità e nazione nella penisola tra due rivoluzioni, 1796-1821 (Utet 2011). Di Vincenzo Cuoco ha curato un’edizione del Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli e, con Annalisa Andreoni, del Platone in Italia. Con Manuela Albertone ha pubblicato, presso Palgrave, Rethinking the Atlantic World. Europe and America in the Age of Democratic Revolutions (2009).

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