Il rumore delle cose che iniziano: recensione del libro

Il rumore delle cose che iniziano (Rizzoli) è il primo romanzo di Evita Greco; vincitore del Premio Opera Prima nell’ambito della competizione Rapallo Carige 2016, il libro ha già suscitato un enorme interesse nell’editoria francese, tedesca, portoghese e brasiliana. La protagonista del libro, Ada, è una ragazza “persa nel suo mondo delle fiabe” che spesso schiva la realtà perché il dolore l’ha segnata quando da piccola è stata abbandonata dalla madre. È stata infatti nonna Teresa a prendersi cura di lei, a crescerla scoprendo la sua vera natura e a proteggerla. Da sempre terrorizzata dall’abbandono la piccola Ada era infatti cresciuta con la latente sensazione di non essere dagli altri mai del tutto accettata nonostante il tangibile amore incondizionato della nonna. La malattia di quest’ultima, però, costringerà Ada a fare i conti con l’amaro sapore della perdita e ad affacciarsi sul triste scenario della solitudine.

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Nelle pagine del libro, Il rumore delle cose che iniziano, tra i ricordi d’infanzia riportati a galla nella memoria di Ada e i giorni trascorsi dalla ragazza al capezzale della nonna in ospedale, cominciano a farsi spazio due nuovi personaggi: Giulia, l’infermiera di Teresa, un medico mancato di ottima famiglia e Matteo, un uomo incontrato al bar dell’ospedale, in poco tempo diventato per Ada indispensabile. Una margherita, un bicchiere di rum versato, un loft semi arredato e un vecchio maglione blu da regata che Matteo regala ad Ada; passo dopo passo i due si legano sempre più facendo sembrare tutto perfetto fino a quando qualche dettaglio comincia a suggerire il contrario ad Ada. La presenza intermittente dell’uomo e l’assenza di un armadio pieno di vestiti nel loft di Matteo anticipano un colpo di scena che lascerà senza fiato e darà spazio ad un’infinita serie di serrati dialoghi che, alternati a profondi tuffi nel passato, faranno entrare i lettori in empatia con i personaggi. La morte della nonna segna nel romanzo una sorta di spartiacque: il ricordo, la malattia, la perdita e la morte lasciano gradualmente più spazio ai sentimenti, ai dubbi e alle domande che la protagonista comincerà a porsi e a porre con una sempre maggiore pretesa di capire, sondare, conoscere. Giulia e Matteo in questa seconda parte vengono maggiormente descritti e analizzati tanto da diventare, insieme ad Ada, protagonisti del romanzo con il loro più sincero modo di essere.

Evita Greco neIl rumore delle cose che iniziano ha saputo magistralmente descrivere tre diversi universi umani senza far percepire al lettore il suo essere intermediaria. Impossibile non affezionarsi ad Ada, alle sue stravaganti liste di “lavori che avrebbe voluto fare da grande”, alla sua naturalezza, al suo incondizionato amore per la nonna che per lei aveva piantato un ulivo in giardino che potesse crescere insieme alla nipote. Impossibile non volere bene a Giulia, devota infermiera schiacciata dal suo buon nome, dai giudizi e dalle silenziose volontà della madre che l’avrebbe voluta vedere medico; quel test invece fu l’unica cosa che aveva fallito, non perdonandoselo mai fino in fondo. E come non essere coinvolti da Matteo, che indossando mille maschere, ci fa interrogare su come ognuno di noi sia in realtà uno, nessuno ma anche centomila. Il rumore delle cose che iniziano è quello che spesso sfugge ad Ada perché “piena di malinconia” è rapita e soggiogata solo dalle cose che silenziosamente finiscono. Il rumore delle cose che iniziano è l’antidoto contro il dolore che nonna Teresa ha lasciato in eredità alla nipote Ada, oltre a vecchie foto che ritraggono la nipote da bambina, alla grande quantità di foglietti che raccolgono i suoi pensieri e ai tanti rossetti che le coloravano le giornate. Leggendo questo libro si attraversano tante esperienze che fanno parte della vita di ognuno di noi, l’infanzia, la giovinezza, la vita di coppia e la morte e non precisare i luoghi in cui si svolge la maggior parte del racconto accelera il processo della nostra immedesimazione. Attorcigliare al polso lo spago che teneva incartato un regalo gradito e fare un fiocco a mo’ di bracciale affinché resti stretto è un gesto semplice ma nello stesso tempo fuori dall’ordinario, Ada è così, una ragazza che ha sofferto e che gioisce per le piccole cose, quelle più vere, come ballare senza musica con la persona amata o regalare un sacchetto di caramelle alla nonna malata in ospedale. Le cose che iniziano fanno dunque rumore: il fischiettare di un uomo accompagna Ada nel suo primo giorno di asilo, quello della mano di Giulia che bussa piano su una parete di plexiglass è il rumore di un’amicizia che inizia e il motore ingolfato della macchina di Teresa è il rumore dell’inizio della nuova vita di Ada senza la nonna. Le “cose” di questo romanzo sono tante, astratte come i sentimenti e concrete come gli oggetti ma tutte sembrano avere un’anima. “Le devi guardare, le cose, le devi guardare anche quando hai paura che cambino. Altrimenti arriverà il giorno in cui non le riconoscerai più, e allora non saranno più tue.”

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Autore dell'articolo: Elisabetta Severino

Elisabetta Severino
Elisabetta Severino, originaria di Lecce e bolognese d’adozione, ha studiato Lettere Moderne per seguire le sue più grandi passioni: la letteratura e la scrittura. Ha collaborato con diverse redazioni e radio e attualmente lavora come Ufficio Stampa in un teatro, ambiente vivo e stimolante. Dopo aver vissuto a 360° l’esperienza dell’Erasmus in Francia durante il periodo universitario non ha mai smesso di viaggiare curiosando qua e là per l’Europa e oltre i suoi confini. La città in cui non si stanca mai di ritornare? Parigi!

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