19 giugno 2012
Redazione (4050 articles)
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IL REALISMO SOCIALISTA RUSSO IN MOSTRA

Una mostra dedicata al movimento del Realismo socialista in Russia con opere, documenti e oggetti dal 1951 al  1991. Questo l’evento che si svolgerà nel comune di Muggia, in provincia di Trieste, dal 22 giugno 2012, presso il Museo d’Arte Moderna Ugo Carà.  L’esposizione, che gode della consulenza scientifica di Tatiana Vilinbakhova, Principale Coordinatore Scientifico del Museo Russo di San Pietroburgo, è organizzata dall’assessorato alla Cultura e alla promozione del comune di Muggia.

Dall’utopia al dissenso, questo il titolo della mostra, intende dare uno spaccato degli sviluppi artistici in Russia nell’arco di un quarantennio contrassegnato da profondi cambiamenti sociali e politici: dagli anni della completa adesione all’ideologia comunista, alla destalinizzazione del XX Congresso del PCUS, al periodo della stagnazione Bresneviana per arrivare alla Perestrojka di Mikail Gorbaciov, alla caduta del Muro di Berlino ed alla dissoluzione dell’URSS . Tutte le opere e i documenti in esposizione non sono mai stati esposti prima in Italia e provengono dalla collezione del giornalista e scrittore Francesco Bigazzi, per lunghi anni corrispondente ANSA dall’Unione Sovietica, addetto cultura del Consolato Generale d’Italia a San Pietroburgo, e attualmente collaboratore fisso di Panorama da Mosca. Negli anni trascorsi in Russia, oltre ad aver seguito in prima persona eventi storici di straordinario rilievo, Francesco Bigazzi ha infatti collezionato opere, manifesti e oggetti che testimoniano i più rilevanti mutamenti di una società in cerca di una nuova identità. Il percorso espositivo, che per la prima volta indaga anche la produzione artistica degli anni ’80 e ’90, segue un’articolazione tematica, tenendo fede all’impostazione “per genere” tipica delle mostre annuali organizzate in URSS dall’Unione degli Artisti. Vengono così affiancate anche opere distanti negli anni che spesso risultano, nella rigidità culturale dei temi trattati, poco risentire del trascorrere del tempo.

La mostra- che si apre con un’opera emblematica realizzata nel 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, dal significativo titolo “Illuminata dal segno di Lenin”, un’acquaforte a colori che rappresenta l’Armata Rossa simbolicamente guidata da un Lenin metafisico che aleggia sull’esercito ispirandolo nelle sue azioni-  propone un percorso espositivo diviso in sezioni che ricalcano i temi e i soggetti prediletti dal regime, quali ritrattistica ufficiale, eventi istituzionali, mondo del lavoro e paesaggio industriale. In apertura l’ampia sezione dedicata alla propaganda di regime e alla ritrattistica ufficiale, ove viene presentato il rarissimo ritratto di Stalin in divisa da maresciallo oltre a tele di grande formato in cui compaiono Stalin e Lenin in situazioni ufficiali, da segnalare anche un esempio di iconografia più intimistica, come il “Lenin con i bambini a pesca” di Lopatkin del 1967. Ritratti istituzionali sono dedicati anche alla rappresentazione dell’esercito, come i tre delicati ritratti delle soldatesse di Segov (1951-52) o il toccante “A guardia del mondo” di Evstrilnieev, unici pezzi già esposti in occasione della mostra “L’epoca sovietica 1920-1950” realizzata nel 2006 al Museo dell’Accademia Russa di Belle Arti di San Pietroburgo.

La seconda sezione si apre con le opere dedicate al mondo del lavoro e dei lavoratori; temi quali la cantieristica, la siderurgia e la metalmeccanica vengono presentati insieme al “ritratto ufficiale” dell'”Eroe del lavoro” A. M. Bochcarjov, opera di Valerij Borisovich Konomov del 1986, e insieme alle suggestive tavole che ritraggono la vita del porto di Murmansk sul Golfo di Kola, Mare di Barents, unici esempi, quelli di paesaggistica industriale, incoraggiati dal regime. Con la terza sezione invece si entra nell’articolato campo della contestazione, più o meno velata, al regime e ai tentativi di modernizzazione del Paese avviati con la Perestrojka. La sezione si apre con la tela di grande formato “Colazione sull’erba” di Alexandr Arkhanghiel’skij del 1980, con i dissacranti collage di Brusilov del 1984, e con una serie di vignette satiriche degli anni ’90 che criticano gli sforzi attuati da Gorbaciov negli anni della Perestrojka. La rassegna si chiude infine con una quarta ampia sezione dedicata all’oggettistica più varia prodotta negli anni di regime e miracolosamente sopravvissuta fino a noi, esempi preziosi di arte applicata che denotano una grande perizia tecnica e artigianale, da ricordare fra tutti sono sicuramente le bandiere rosse con sopra ricamati slogan passati alla storia come: “Giungeremo alla vittoria del lavoro comunista” o “Proletari di tutto il mondo unitevi”; poster della Festa del 9 maggio, medaglieri, divise dell’Armata Rossa, e una serie di curiosità provenienti dal Cremlino, come grammofoni, calendari, ciotole e telefoni con falce e martello, e un prezioso vaso di cristallo con tanto di stella rossa proveniente dagli uffici di Gorbaciov.

Dall’utopia al dissenso-Realismo socialista russo 1951-1991 presenta un centinaio fra opere e oggetti capaci di far rivivere una grande stagione della produzione artistica in Russia ma anche della sua storia politica e sociale recente. La mostra, ad ingresso libero, sarà visitabile fino al 12 agosto 2012.

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