Genova vista dal fotografo Gianni Berengo Gardin

G. Berengo Gardin, Genova, 2002   © Copyright 2014 Gianni Berengo Gardin/Contrasto
G. Berengo Gardin, Genova, 2002
© Copyright 2014 Gianni Berengo Gardin/Contrasto

Genova e il suo porto, con i lavoratori, le vedute e le navi. Genova e le botteghe che non ci sono più. Genova e le sue strade, i suoi palazzi. Un’intera sezione di immagini per raccontare una delle più suggestive città del nostro Paese, il tutto attraverso lo sguardo attento di un grande fotografo italiano, per la precisione proprio di quelle terre. Si tratta di Gianni Berengo Gardin. Storie di un fotografo”, l’esposizione che Palazzo Ducale di Genova dedica a Berengo Gardin e che sino all’8 di giugno proporrà, accanto ai suoi lavori più noti, uno speciale omaggio al capoluogo ligure. Una rassegna antologica curata da Denis Curti, prodotta da Civita e Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e composta da circa 200 fotografie rigorosamente in bianco e nero, in grado di ripercorrere il lavoro del maestro italiano dal 1969 al 2002 e di svelare un sguardo affettuoso, talvolta un pizzico nostalgico, sulla città ligure. In mostra, quindi, storici scatti del fotografo come “Normandia” o “Piazza San Marco”, cui si aggiunge una ricca selezione di opere dedicate a Genova.

G. Berengo Gardin, Normandia, 1933  © 2014 Gianni Berengo Gardin/Contrasto
G. Berengo Gardin, Normandia, 1933
© 2014 Gianni Berengo Gardin/Contrasto

IL FOTOGRAFO – Nel corso di una sessantina di anni di carriera, Berengo Gardin si è sempre occupato di narrare avvenimenti che hanno segnato, nel bene o nel male, il nostro Paese. I suoi scatti riflettono, infatti, la vita politica, sociale e culturale dell’Italia a partire dagli anni Cinquanta e sino ad oggi: scorci quotidianità, eventi felici o drammatici e, soprattutto, l’uomo. Noto a livello internazionale come “il poeta della fotografia”, nel corso degli anni Berengo ha saputo rinnovare il linguaggio visivo della Penisola, andando a raccontare città come Venezia o Milano, ma anche i manicomi e i cambiamenti dovuti alla legge Basaglia, la vita “dentro le case”, la sua Liguria, il tutto con quel tocco poetico che, spesso, traspare grazie al silenzio: figure umane inserite in una sorta di vita sospesa, attimi senza tempo e piccoli gesti quotidiani in cui l’osservatore può trovare un po’ di se stesso, della sua vita, delle sue esperienze.

G. Berengo Gardin, Venezia, Piazza San Marco, 1959  © 2014 Gianni Berengo Gardin/Contrasto
G. Berengo Gardin, Venezia, Piazza San Marco, 1959
© 2014 Gianni Berengo Gardin/Contrasto

Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, Gianni Berengo Gardin inizia a occuparsi di fotografia nel 1954 ed è nel 1965 che decide di stabilirsi a Milano per cominciare la sua carriera professionale nell’ambito del reportage, dell’indagine sociale e della documentazione architettonica e ambientale. Dopo un esordio con il giornale Il Mondo, lavora con grandi testate italiane ed estere, con il Touring Club Italiano e con l’Istituto Geografico De Agostini e viene premiato con una serie di prestigiosi riconoscimenti internazionali. Le sue immagini sono oggi parte di collezioni importanti, tra cui anche quelle del Museum of Modern Art di New York, della Bibliotheque Nationale, della Maison Européenne de la Photographie e della Collection photo FNAC di Parigi.

Scheda tecnica della mostra:

Sottoporticato di Palazzo Ducale, Piazza Matteotti 9, Genova

Fino all’8 giugno 2014

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Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 19, lunedì dalle 14 alle 19

Biglietti: 11 euro intero, 9 euro ridotto

Info: www.mostraberengogardin.it

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Autore dell'articolo: Valentina Sala

Valentina Sala
Giornalista pubblicista. Tra i suoi campi di interesse soprattutto viaggi e cultura. Dopo una laurea di primo livello in Scienze della Comunicazione consegue la specialistica in Editoria con il massimo dei voti e con una tesi sul rapporto tra letterati e città, ricostruendo la Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth. Collabora con più giornali e riviste e affianca alla professione giornalistica quella di insegnante di Psicologia della Comunicazione. Tra le sue passioni i romanzi capaci di raccontare un luogo e un’epoca, i film di François Truffaut, il buon cibo, le città europee e, soprattutto, il viaggio inteso come modo per scoprire e confrontarsi con realtà diverse.

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