Genocidio in Rwanda: a Roma una mostra fotografica

©Angelo Savarese
©Angelo Savarese

Diceva Jean Carbonare, presidente dell’Associazione “Survie” dal 1988 al 1994, a proposito del genocidio in Rwanda: “E’ una politica organizzata che noi abbiamo purtroppo potuto verificare, perché in diversi angoli del Paese, nello stesso momento, scoppiano degli incidenti e questo non è fortuito, non è un evento spontaneo, nel senso che dietro tutto questo c’è un meccanismo che si mette in moto”. Era il 24 gennaio 1993.

Un anno e mezzo prima che il Paese africano venisse travolto dagli orrori di un genocidio pianificato e architettato da lunga data, senza che nessuno abbia davvero mosso un dito per evitarlo. Per non dimenticare questa triste pagina di storia, il Museo di Roma in Trastevere ospita fino all’11 gennaio 2015 “Scatti di Memoria – Rwanda 1994-2014, una mostra fotografica che attraverso una serie di immagini splendide e terribili al tempo stesso ha come obiettivo quello di testimoniare il passato recente di uno degli stati più poveri al mondo, colpito da un evento che ha mietuto più di un milione di vittime in appena 100 giorni. La mostra, nata dalla collaborazione tra l’associazione “Umubyeyi Mwiza Onlus Ngo” e il fotografo romano Angelo Savarese, cade nel ventennale della strage (aprile – luglio 1994), ma non si tratta di documenti di denuncia o di scatti raccapriccianti tratti da quei giorni insanguinati. Il percorso artistico messo in piedi da Savarese è piuttosto incentrato sulla speranza e sul futuro del Paese, con fotografie che guardano avanti, ritraendo uomini, donne e bambini del nuovo Rwanda, uno Stato che ha la volontà di voltare pagina attraverso la memoria di un genocidio ampiamente evitabile, ma che oggi funge da motore propulsivo per le nuove generazioni a costruire un avvenire più luminoso.

L’evento è diviso in cinque sezioni. Si comincia con “La Giornata della Solidarietà” in cui Hutu e Tutsi, i due gruppi etnici che si sono scontrati in questi anni, si ritrovano assieme per continuare un processo di riconciliazione che dura ormai da 20 anni. “La Giornata dell’Handicap è invece dedicata alle persone diversamente abili che partecipano insieme a giochi e spettacoli, uniti per la ricostruzione del Paese. La speranza è il tema dominante della sezione “Tra Passato e Futuro”, in cui Savarese documenta la vita dei sopravvissuti al genocidio, creando un ponte ideale col presente e donando al quotidiano di questa gente la valenza di una rinascita. «Le famiglie che io conosco – raccolta Monsignor Vianney, rettore dell’Università Cattolica del Rwanda – sono state uccise per il 90 per cento. E’ stato questo un genocidio perpetuato da persone lasciate libere di farlo e le vittime sono state lasciate in balìa della cattiveria di questa gente».

01 _inaug 7.10.2014 Museo di Roma in TrastevereLa sala è inoltre scandita da un documento audio che racconta la vicenda di una bambina adolescente vittima di violenza sessuale, a cui hanno ucciso l’intera famiglia, simbolo di migliaia di altre donne che hanno subìto lo stesso destino. “La Cooperativa Abatore” è l’unico spazio della mostra in cui si incontrano foto a colori, che ritraggono le donne appartenenti al progetto in splendidi primi piani in cui i colori accesi simboleggiano la vitalità e il coraggio delle rwandesi, impegnate nelle loro attività lavorative. “Abatore” vuol dire infatti “le donne in gamba” e le 40 che fanno parte della Cooperativa producono oggetti di artigianato che vendono nel mercato nazionale, dando un senso alla loro esistenza e conquistando finalmente dignità e importanza sociale. Chiude la mostra “Un Calcio al Passato” che vede lo sport giocare un ruolo fondamentale per la crescita dei ragazzini rwandesi, qui ritratti mentre giocano a pallone e si impegnano per un obiettivo comune.

Più di 50 fotografie e una quindicina di manufatti esposti in “Scatti di Memoria – Rwanda 1994-2014”, un percorso concentrato soprattutto sull’esaltazione del futuro, con la presa di coscienza di quello che è stato per ripartire da quel punto oscuro e garantire una vita più serena e dignitosa, così da trasformare le macerie spirituali del genocidio in rispetto, fratellanza, convivenza e ricostruzione.

Paolo Gresta

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Nella foto di gruppo a destra: Un momento della cerimonia inaugurale. Da Sinistra Dory Zard, Progetto e Allestimento della mostra. Pier Luigi Mattera, Dirigente Musei D’Arte Medievale e Moderna. Silvana Bonfili, Responsabile Museo di Roma in Trastevere. Marie Claire Safari, Presidente Umubyeyi Mwiza Onlus. Francesco Alicicco, Console onorario del Rwanda in Roma. Angelo Savarese , autore delle fotografie della mostra.

 

 

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Autore dell'articolo: Paolo Gresta

Paolo Gresta
Paolo Gresta è nato a Roma nel 1977. Laureato in Lingue, con una specializzazione in Editoria e Scrittura, è giornalista pubblicista e collabora da anni con riviste e magazine online con articoli di cultura, spettacoli, musica e sport. Tra i suoi interessi principali ci sono la letteratura, i concerti, i viaggi e la scrittura”

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