Fotografia, l’Arte di Erwin Blumenfeld in mostra a Milano

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Sarà incentrata sul periodo newyorkese, quello in cui tra il 1941 e il 1960 il fotografo Erwin Blumenfeld ha lavorato nel suo studio di Central Park. Si tratta di “Blumenfeld Studio – New York 1941-1960”, la mostra che sarà inaugurata sabato 15 febbraio presso la Galleria Carla Sozzani di Milano. Curata da Nadia Blumenfeld Charbit, François Cheval e Ute Eskildsen e originariamente pensata per il Musée Nicéphore Niépce di Chalon-sur-Saône (Francia), l’esposizione raccoglierà più di cento stampe restaurate nei colori, riviste originali e ritagli di pubblicazioni storiche, il tutto per raccontare una fase creativa di un artista simbolo per la fotografia del ventesimo secolo.

Blumenfeld2L’ARTISTA – Nato a Berlino nel 1897 da una famiglia benestante e di origini ebraiche, dopo la scomparsa del padre comincia il suo apprendistato nel settore dell’abbigliamento, ma lo scoppio delle prima guerra mondiale lo porterà presto ad arruolarsi. Terminato il conflitto, Blumenfeld si trasferisce in Olanda e apre un negozio di pelletteria ad Amsterdam, anche se nei suoi sogni c’è sempre il desiderio di diventare pittore. È all’inizio degli anni Venti che prende parte, infatti, al movimento Dada, di cui si proclama il maggiore esponente della corrente olandese del movimento, mentre risalgono al decennio immediatamente successivo le prime sperimentazioni in campo fotografico: una serie di ritratti fatti ai suoi clienti e successivamente esposti nella galleria Van Lier di Amsterdam. Ma la città olandese non sarà ancora per molto la sua casa: a causa del fallimento dell’azienda, Blumenfeld lascia l’Olanda e si trasferisce a Parigi, metropoli che lo introdurrà al mondo della fotografia di moda e alla rivista Vogue. Questo, almeno, fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale, durante il quale Blumenfeld sarà internato nei campi di guerra francesi e, una volta fuggito, raggiungerà gli Stati Uniti. È a New York, infine, che comincerà a lavorare per Harper’s Bazaar e a collaborare come freelance per Vogue US ed altre riviste di moda, diventando presto uno dei più famosi fotografi di moda in America.

BlumenfeldIL PERIODO AMERICANO E LA MOSTRA MILANESE – “Blumenfeld Studio – New York 1941-1960” punta l’attenzione sui lavori realizzati a New York durante la Seconda Guerra Mondiale e gli anni del boom economico. In mostra, quindi, scatti di moda, campagne pubblicitarie, ritratti di personalità famose e manifesti della propaganda, tutti firmati da Blumenfeld durante il suo soggiorno negli USA. È infatti il 1941 quando, appena giunto nella grande mela, il fotografo inizia a lavorare per la rivista Harper’s Bazaar e a collaborare con Carmel Snow e Diana Vreeland per la realizzazione di servizi di moda. Sarà la collaborazione con Vogue e, soprattutto, con il direttore Alexander Liberman a segnare il culmine della carriera in America: quindici anni durante i quali Blumenfeld realizza più di cinquanta copertine per Vogue US, sulle quali si riconoscono modelle famose e donne dell’alta società. Accanto a Vogue, committenti per le sue fotografie divengono, presto, anche altre riviste del calibro di Life Magazine e Cosmopolitan, mentre in campo pubblicitario è autore di campagne per clienti prestigiosi come Dior o L’Oréal. Riconoscibile nelle opere in mostra a Milano, infine, quel suo tocco particolare: uno stile sperimentale fatto di tecniche ibride come il fotomontaggio o le diapositive a colori.

Scheda tecnica della mostra:

Dal 16 febbraio al 30 marzo 2014

Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti

Inaugurazione: sabato 15 febbraio alle 15

Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano

Orari: tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.30, mercoledì e giovedì chiusura alle 21

Info: www.galleriacarlasozzani.org

 

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Autore dell'articolo: Valentina Sala

Valentina Sala
Giornalista pubblicista. Tra i suoi campi di interesse soprattutto viaggi e cultura. Dopo una laurea di primo livello in Scienze della Comunicazione consegue la specialistica in Editoria con il massimo dei voti e con una tesi sul rapporto tra letterati e città, ricostruendo la Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth. Collabora con più giornali e riviste e affianca alla professione giornalistica quella di insegnante di Psicologia della Comunicazione. Tra le sue passioni i romanzi capaci di raccontare un luogo e un’epoca, i film di François Truffaut, il buon cibo, le città europee e, soprattutto, il viaggio inteso come modo per scoprire e confrontarsi con realtà diverse.

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