CINEMA: AL FESTIVAL DI ROMA OMAGGIO A TIBERIO MURGIA

Il cinema italiano rende omaggio a uno dei suoi più grandi caratteristi, l’attore Tiberio Murgia, adocchiato dal regista Mario Monicelli in Piazza di Spagna, un lontano sabato pomeriggio del 1957, e divenuto vera icona della commedia e del post neorealismo italiano dopo l’indimenticabile interpretazione nei “Soliti ignoti”. E’ il critico cinematografico Sergio Naitza a firmare il primo film dedicato a Tiberio Murgia, scomparso nell’agosto 2010 dopo mezzo secolo di carriera e 155 film che hanno scandito un pezzo di storia del cinema italiano attraversato con l’inconfondibile presenza altera e imperturbabile che ha codificato lo stereotipo del meridionale irascibile e focoso.

L’insolito ignoto – Vita acrobatica di Tiberio Murgia titola la pellicola, interamente prodotta in Sardegna da Karel – Film and video production di Cagliari, con la fotografia di Luca Melis e il montaggio di Davide Melis: 103 minuti che ripercorrono la carriera di Murgia ma anche e soprattutto la sua storia personale, quella di un sardo che si riscatta dopo una infanzia e una giovinezza di fame e stenti, decide di emigrare a Roma e attraversa come un funambolo mille vicissitudini personali. Al debutto fuori concorso nella sezione Prospettive Italia del Festival internazionale del Film di Roma (9/17 novembre 2012), il documentario di Sergio Naitza racconta l’uomo e l’attore, incrociando l’avventurosa e sbalestrata vita privata con l’intensa e fortunata carriera cinematografica e teatrale.

Impenitente fedifrago, manovale col piccone, lavapiatti che il destino farà incontrare con Mario Monicelli, Tiberio Murgia nella vita ha interpretato la sua storia di “cenerentolo” baciato dalla fortuna nella dolce vita dell’Italia del boom. Il collante è una lunga intervista del tutto inedita, raccolta due mesi prima della morte, più materiali d’archivio, irrobustita da testimonianze di familiari (i figli Manuela, Giampiero, Graziella e Anna; la sorella Zaira e il fratello Salvatore; la nipote Manuela), amici di infanzia della natìa Oristano (Carletto Atzori, Nino Manis e Giovanni Pinna), registi (Mario Monicelli, Corrado Farina; Mariano Laurenti; Filippo Martinez; Paolo Todisco) attori (Lando Buzzanca; Nino Castelnuovo; Vittorio Congia; Enzo Garinei, Riccardo Garrone; Benito Urgu; Saverio Vallone; Marco Leandris) e attrici (Claudia Cardinale, Maria Grazia Buccella; Valeria Fabrizi; Marcella Rufini; Antonella Lualdi; Giorgia Moll; Gina Rovere, Vittorina Ledda), colleghi di lavoro (Mario Maldesi, direttore di doppiaggio); critici (Goffredo Fofi, Emiliano Morreale, Steve Della Casa, Marco Giusti) e inframmezzata dalle scene dei film che ha interpretato e dalle partecipazioni a trasmissioni televisive. Un coro di voci che va a formare il mosaico della sfuggente personalità di Murgia e del posto che occupa, degnamente, nel cinema italiano.

«Una faccia che bucava lo schermo, quella di Tiberio Murgia – spiega il regista, Sergo Naitza – Capello corvino, sopracciglia cespugliose, baffetto malandrino, mento all’insù come a reclamare una nobile alterigia che il Dna di proletario sardo gli negava.Il personaggio che gli aveva cucito addosso Mario Monicelli, di siciliano geloso, focoso, sciupafemmine, ha finito per imprigionarlo: Murgia ha clonato Ferribotte centinaia di volte tra parodie, imitazioni, remake fino a svuotare la caricatura d’ogni efficacia. Oltre la maschera la sua vita picaresca, un’esistenza da acrobata, oscillante fra bugie colossali e arte d’arrangiarsi. Geloso, pasticcione e falso, tombeur de femme di secondo livello, ma anche galante, rispettoso, timido. Insomma un’impostura vivente che ha saputo barcamenarsi nei guai che combinava».

«Sin dal momento in cui il regista ci ha parlato del documentario – spiega Luca Melis di Karel – abbiamo colto la validità del progetto: per mesi abbiamo cercato invano possibili fonti di finanziamento, e alla fine abbiamo deciso di produrre interamente noi il film. Lo abbiamo fatto perché crediamo in questo film, ma anche perché sapevamo di avere tutte le capacità e possibilità di trovare in Sardegna le collaborazioni necessarie per portare a compimento una produzione cinematografica, dalla pre produzione all’uscita in sala. Ora, a film fatto, speriamo possa essere di esempio e di stimolo affinché vengano valorizzate le professionalità presenti in Sardegna».

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Autore dell'articolo: Redazione

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