3 dicembre 2012
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CI VORREBBE UNA THATCHER

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Come si vive in un Paese come la Gran Bretagna dove gas, elettricità e trasporti sono privatizzati, i giornali si possono comprare ovunque, i taxisti spendono 1.000 euro per la licenza e dove, soprattutto, non esistono gli odiati, esosi notai? Forse noi italiani non lo sapremo mai: edicolanti, benzinai, taxisti, farmacisti, assicuratori, liberi professionisti hanno bloccato il piano del governo sulle liberalizzazioni, tra le polemiche dei consumatori e le proteste delle varie categorie. Chi ha ragione? Ce lo racconta Antonio Caprarica, profondo conoscitore tanto della patria delle liberalizzazioni (e del liberalismo) quanto delle immutabili abitudini del Belpaese.

Al centro di Ci vorrebbe una Thatcher (Sperling & Kupfer, pp. 192, Euro 17,00) c’è un Paese considerato il «grande malato d’Europa»: la sua industria è in declino, il costo della vita cresciuto, il debito pubblico incontenibile, tanto che il governo è sul punto di chiedere l’aiuto del fondo monetario internazionale. Sembra una fotografia dell’Italia di oggi, e invece è il ritratto della Gran Bretagna alla fine degli anni Settanta, poco prima che a Downing Street arrivasse la più intransigente esponente dei conservatori britannici, Margaret Thatcher. Con una fede incrollabile nel liberismo, la Lady di Ferro somministrò al Regno una medicina amarissima, fatta di tagli alla spesa, privatizzazione delle aziende statali e deregulation. Una cura che sembrò, sulle prime, ammazzare il paziente, ma che al contrario lo guarì in breve tempo. Perché ricordare oggi la lezione dell’inflessibile Maggie? Soprattutto per scoprire come si vive in una nazione dove l’economia è governata dalle regole del mercato e le istituzioni operano in modo trasparente. Un confronto ricco di esempi, a tratti provocatorio, che l’arguta penna di Caprarica tratteggia in agili capitoli cercando di rispondere a una questione annosa: perché è così difficile fare dell’Italia uno Stato europeo finalmente moderno?

ANTONIO CAPRARICA (Lecce, 1951), giornalista e scrittore, è stato commentatore politico dell’Unità e poi condirettore di Paese Sera. Tra il 1988 e il 2006 è stato successivamente a capo delle sedi di Corrispondenza della RAI a Gerusalemme, al Cairo, a Mosca, Londra e Parigi. Dopo tre anni a Roma come direttore di Radio Uno e dei Giornali Radio Rai, dal 2010 è tornato a dirigere la sede RAI nell’amata Londra. Con Sperling & Kupfer ha pubblicato Dio ci salvi dagli inglesi… o no!? (2006, Premio Gaeta per la letteratura di viaggio), Com’ è dolce Parigi…o no!? (2007), Gli italiani la sanno lunga…o no!? (2008), Papaveri & papere (2009), I Granduchi di Soldonia (2009), C’era una volta in Italia (2010), La classe non è acqua (2011), Oro, argento e birra (2012).

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