Alan Turing: storia di un enigma: il libro, recensione

Libro Alan TuringIl 2015 cinematografico sarà inaugurato dal film “The Imitation Game”, il biopic tratto dal libro “Alan Turing: storia di un enigma” (edito da Bollati Boringhieri) di Andrew Hodges che racconta al mondo la vera storia del matematico che fermò la seconda guerra mondiale. Qualche anno dopo la riabilitazione della Corona Inglese, che ha chiesto scusa a Turing e agli oltre 50mila omosessuali condannati alla prigione o alla castrazione chimica, al mondo intero è finalmente dato conoscere una delle figure di primo piano del XX secolo. Il libro ripercorre la sua vita da prima della sua nascita fino alla sua morte all’età di soli 41 anni.

Nato a Londra il 23 giugno del 1912 dal matrimonio tra Julius ed Ethel Turing, Alan fu un bambino timido, introverso e sensibile, sempre in disparte, che veniva preso spesso di mira dai compagni di scuola. Ciò non sembrava turbarlo più di tanto poiché Alan aveva ereditato dal padre un’inconsueta irrisolutezza e una certa tendenza a dire tutto ciò che pensava. Seppur incapaci di comprendere a pieno le sue abilità, i genitori lo sostennero sempre. Il padre gli trasmise la forza necessaria per difendere la propria identità mentre la madre, benché più ottusa, costituì un insostituibile punto di riferimento.

Per quanto avesse una mente geniale Alan non era un primo della classe poiché nutrì un atteggiamento distaccato nei confronti della scuola e le sue opinioni sulla qualità d’insegnamento non erano molto lusinghiere.

“Il ragazzo sognatore”, così come lo ricordavano i suoi compagni, aveva un unico amore: la matematica. Questo almeno finché conobbe Christopher scoprendo di essere incredibilmente attratto dal suo stesso sesso. Un anno più grande di lui, dotato di straordinaria intelligenza, Christopher distolse per qualche mese Alan dalla sua routine e dalla “solitudine cronica” di cui soffriva.

Ma la vita, come spesso accade, non ricompensò Alan Turing per il suo infaticabile impegno nella ricerca del semplice e dell’ordinario cui dedicò se stesso e Christopher morì poco dopo a causa di una malformazione congenita. Nonostante questo dolore che lo segnò per tutta la vita, Alan crebbe con uno spiccato senso dell’umorismo mentre studiava attentamente i testi di George Bernard Shaw e Bertrand Russell e si appassionava ai ragionamenti matematici di Eddington e Von Neumann.

Turing era un uomo profondamente indipendente e autonomo: “scienza per lui voleva dire pensare con la propria testa e vedere con i propri occhi”. Questo suo insaziabile desiderio di libertà era senz’altro incomprensibile per l’Inghilterra degli anni Trenta. Proprio in quel periodo teorizzò la scienza informatica e l’intelligenza artificiale di cui fu considerato il vero padre putativo decenni prima che venisse concepito il primo computer.

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Oltre ad essere uno dei matematici più geniali del XX secolo, Turing fu un impareggiabile crittoanalista, motivo per cui durante la seconda guerra mondiale lavorò a Bletchley Park, il principale centro di crittoanalisi del Regno Unito. Proprio qui ideò una serie di tecniche, tra cui il metodo della Bomba, una macchina elettromeccanica che gli permise di violare i cifrari tedeschi, decifrare i messaggi scambiati da diplomatici e militari delle Potenze dell’Asse e decodificare tutti i codici creati mediante la macchina Enigma.

Imitation-Game-film-Alan TuringNonostante Alan Turing, per sua stessa ammissione, non trovò al suo arrivo nel Nuovo Mondo, l’America di Walt Whitman, Hodges si serve proprio dei versi di Foglie d’Erba per introdurre i vari capitoli della “romantica” vita del matematico. Sebbene nella Grande Mela Turing non riscontrò lo stesso livello culturale della sua amata/odiata Inghilterra, in America si sentì più accettato per il proprio modo di essere rispetto a Cambridge dove veniva puntualmente escluso dai circoli di intellettuali per la sua poca raffinatezza. Turing fu costretto a vivere in una società che faceva di tutto per cancellare l’omosessualità e adattarsi a un sistema accademico che non si sposava bene con la sua mentalità. Trovò una grande amica nonché una degna collaboratrice in Joan Clarke che accettò di sposarlo per poi essere rifiutata dallo stesso uomo che fu tormentato tutta la vita dall’“amore che non osa dire il suo nome” che lo accomunava a Oscar Wilde. Ad Andrew Hodges va il merito di aver realizzato senza dubbio la biografia più completa di Alan Turing, nonostante alla sua figura siano stati dedicati numerosi libri, tra i quali ricordiamo L’uomo che sapeva troppo – Alan Turing e l’invenzione del computer di David Leavitt. Quello di Hodges è frutto di un lavoro di intensa ricerca. Al primo libro del 1983 “Alan Turing, storia di un enigma” seguirono varie edizioni arricchite di volta in volta da preziosi contributi.

Reperire materiale sul noto matematico non è stata certo un’impresa facile, come ci informa lo stesso autore, ma il suo amore incondizionato per la matematica e l’attivismo nel movimento di liberazione gay degli anni Settanta devono aver fatto sì che Hodges si sentisse quasi responsabile di restituire al mondo la vita di un uomo che rivoluzionò la storia ma ne fu vittima sacrificata.

Ciò nonostante la biografia di Hodges è talmente dettagliata, anche nella descrizione dei ragionamenti matematici di Turing, da apparire talvolta prolissa e illeggibile per il lettore meno esperto. Alan Turing, storia di un enigma è tuttavia un libro essenziale che ci restituisce non solo un ritratto credibile e autorevole di una delle menti più geniali del secolo scorso ma anche il clima culturale dell’ambiente in cui si formò e soprattutto una lucida analisi delle strategie geopolitiche della prima metà del secolo scorso. Secondo Turing, infatti, se la prima guerra mondiale fu “La Grande Illusione” magnificamente filmata da Jean Renoir per cercare di invertire l’ordine costituito delle cose, per la seconda si trattò di una mera strategia economica con l’obiettivo di rafforzare i governi nazionali.

Si suicidò a Wilmslow il 7 giugno 1954 all’età di soli 41 anni prima che le autorità decidessero di accanirsi ulteriormente su di lui dopo averlo sottoposto per circa un anno alla castrazione chimica. Secondo quanto riportato dalle fonti ufficiali i suoi problemi giudiziari iniziarono nel 1952 quando, denunciando il furto subito da un amico che aveva ospitato in casa, finì con l’essere accusato per aver intrattenuto rapporti omosessuali.

Durante la sua deposizione in tribunale Turing si dichiarò colpevole rifiutandosi di negare la propria identità sessuale e il matematico fu costretto a scegliere tra l’arresto o la castrazione chimica. Per un anno intero Turing si sottopose a iniezioni di estrogeni a scapito della sua libido. Sviluppò inoltre una ginecomastia (crescita dei seni) da cui si sentì ulteriormente ridicolizzato. Continuò a lavorare incessantemente nonostante l’umiliazione pubblica subita fino a quel 7 giugno 1954 quando venne rinvenuto senza vita nella sua stanza, per un sospetto avvelenamento tramite una mela intrisa di cianuro. Sono in molti ancora a dubitare che sia questa la reale versione dei fatti.

Oltre ad essere l’uomo che svelò l’Enigma, salvando la vita a centinaia di innocenti e interrompendo la seconda guerra mondiale anni prima del previsto, Turing era l’uomo del futuro e la sua voglia di scoprire, e dunque di vivere, faticano a coincidere con l’immagine di un suicida. “Sono sogni ottocenteschi, ma possono ancora insegnarci molto sui crimini e sulle follie del XXI secolo”, scrive Andrew Hodges.

Rosa Maiuccaro

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Autore dell'articolo: Rosa Maiuccaro

Appassionata di cultura, sport e scrittura fin dalla tenera età, sto lavorando affinché le mie passioni possano diventare un lavoro a tempo pieno. Come diceva Confucio: "Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita". Il cinema, la lettura, il teatro e la danza mi hanno cambiato la vita. Ho scoperto un mondo in cui non ci si sentiva mai soli e dove era possibile essere davvero se stessi. Tramite la mia scrittura, tento di dare accesso a quel mondo favoloso al maggior numero di persone possibili. Per il resto, come sosteneva Fellini, è la curiosità che mi fa svegliare la mattina.

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