A TORRE DEL MOSTO (VE) LA MOSTRA DI STEFANO CURTO

Al Museo del Paesaggio di Torre di Mosto (Ve) dal prossimo 8 settembre 2012 sarà allestita la mostra di Stefano Curto che si affaccia nuovamente sulla scena espositiva con la partecipazione alla mostra collettiva Utopia del Sembiante.

La rassegna propone un’indagine su ciò che vediamo o su ciò che crediamo di vedere quando osserviamo l’iconografia dell’arte, per esplorare il dialogo ininterrotto tra il soggetto e il ‘riguardante’ sino a diventare un approfondimento della visione stessa. L’esposizione si apre con un dialogo serrato tra i maestri del Novecento e le nuove generazioni dell’arte contemporanea, proponendo un percorso inconsueto e stimolante intorno al tema del paesaggio e alla sua proiezione nel mondo dell’arte moderna. Concepita come un arcipelago, la mostra è divisa in isole tematiche dove la rappresentazione dei diversi linguaggi rivela una ricerca artistica in cui il paesaggio è trasformato e reinterpretato secondo un punto di vista concentrico: dove lo spazio prende forma – o la perde – dentro e fuori il luogo che ci ospita, per ritrovare la dimensione di una memoria inconsueta. A rappresentare il segno contemporaneo all’interno dell’esposizione si inseriscono le opere di Stefano Curto, selezionato dal curatore perché protagonista di un percorso personale che indaga i temi del paesaggio secondo una rilettura concettuale che pone in primo piano la visione dell’artista rispetto al soggetto rappresentato. I lavori di Curto infatti si caratterizzano per la continuità della ricerca e un costante approfondimento delle tematiche che si sviluppano in seguito ad un punto di vista nuovo, che varia secondo i dettami di un rinnovato linguaggio dell’arte. Il suo universo immaginifico cattura l’osservatore e lo coinvolge in una condivisione creativa per mezzo di un linguaggio affascinante. L’artista del cosmo e della tradizione alchemica in questa occasione a indaga la dimensione sensoriale con diversi lavori che nascono da una tavolozza rara e preziosa che costituisce il tratto distintivo dell’artista. Curto “dipinge” utilizzando cristalli, declinati in una vastissima varietà di forme, dove ogni singola gemma viene scelta come fosse una pennellata sulla tela e disposta nella cornice da lui designata per raccontare paesaggi lontani.

Le sue opere si inseriscono in questa esposizione nella concezione di un procedimento alchemico che trova la sua collocazione nella tipologia del non colore: il bianco e il nero. La trama lucente di questi lavori è il risultato stupefacente di un passaggio obbligato attraverso le due diverse fasi dell’annullamento del colore: l’opera al nero (nigredo), il buio, il negativo e l’opera al bianco (albedo), la luce, il positivo. Quasi in contemporanea a questa partecipazione Stefano Curto è presente anche nella rassegna Emergenze del sentire di Villa Brandolini, a Pieve di Soligo che aprirà i battenti il 30 settembre. Curata da Corrado Castellani, la mostra presenta alcune significative ricerche visive originate o sviluppate in anni recenti nell’Alta Marca. Il rapporto con il territorio è stato il criterio guida dell’esposizione per ricostruire uno spaccato significativo dell’arte contemporanea in quest’area e per segnalare personalità nelle quali emergono tonalità del sentire che configurano modi del fare arte innovativi. In questo contesto di ricerca inevitabilmente spiccano i mosaici di cristalli colorati di Stefano Curto per i temi impregnati di conoscenze e risonanze emotive che rivelano tensioni, priorità e valenze specifiche nel modo di aprirsi al mondo,. Con i loro abbaglianti riflessi luminosi, cangianti al minimo movimento dello spettatore, questi lavori utilizzano un materiale tradizionalmente associato alla decorazione per creare preziose superfici in cui trovano risalto immagini intense, a volte decisamente pop, impregnate di spiritualità e spesso connesse con tradizioni religiose.

Biografia

Nato a Segusino in provincia di Treviso nel 1966, Stefano Curto, insieme alla passione per la musica, che compone fin dall’età di quindici anni, e per i lunghi viaggi intorno al mondo, sviluppa la passione per le gemme. Apre giovanissimo un laboratorio in cui svolge con successo il lavoro di incastonatore di cristalli su diversi materiali disegnando ed eseguendo complessi disegni per le più importanti griffe della moda. La parte alchemica del suo lavoro, quel mettere insieme gli elementi materici nella composizione di un’opera singolare e irripetibile, lo spinge a consolidare nuove esperienze visive che poi utilizza per la realizzazione dei suoi manufatti. Intraprende numerosi viaggi soprattutto nei Paesi asiatici per la scoperta di nuovi linguaggi e differenti culture, che aprono i suoi orizzonti e lo mettono in relazione con l’universo infinito e misterioso delle filosofie orientali. Stefano Curto vive e lavora nella sua casa studio di Valdobbiadene.

 

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