8 marzo, Festa delle Donne: perché festeggiare
7 marzo 2017
Maria Ianniciello (1135 articles)
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8 marzo, Festa delle Donne: perché festeggiare

Ogni anno l’8 marzo è la Festa delle donne, una ricorrenza che è diventata sempre più commerciale ma che, a mio parere, è necessaria oggi più di ieri; perché lo è? Cosa simboleggia questa festa per la donna contemporanea, che diverge dalle nonne e dalle bisnonne per esigenze e per stili di vita ma, probabilmente, non è differente dalle sue antenate per l’anima, sebbene in molti sostengano il contrario? Se sei capitata (capitato) su questa pagina casualmente o perché sei stata attratta/o dal titolo oppure perché cerchi un pezzo che ti racconti in breve la storia della Giornata Internazionale della Donna, allora forse sei nel posto sbagliato però se vuoi approfondire e andare oltre le date e le vicende storiche, che comunque sono importanti, continua a leggere giacché scoprirai delle cose molto interessanti sul significato autentico dell’8 marzo e sulla vera essenza delle donne.

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Si dice che la fragilità del femminile sia solo una condizione apparente e transitoria. Ogni femmina – e mi riferisco a tutte le specie animali – sembra avere una doppia natura. Le femmine dei mammiferi, per esempio, pur avendo una costituzione fisica meno imponente dei maschi, hanno tuttavia un cuore saldo e forte che le rende audaci, caparbie, versatili ed estremamente creative, come la Lupa di Yellowstone. La Terra, che è femmina, custodisce e conserva per poi, nel periodo giusto, dare alla luce nuove creature, così come fa la donna per nove mesi. Anche l’acqua è femmina. Verena Schimid nel libro Venire al mondo e dare alla luce (Feltrinelli) scrive: “Noi tutti veniamo dal mondo acquatico (…) Acque attorno che crescono più di noi per oltre la metà del divenire. Acque calme, acque mosse, ondate che ciclicamente spingono verso la vita. Dentro le acque lentamente rifacciamo la strada dell’evoluzione delle specie viventi, anch’esse originarie dal mondo acquatico, fino a raggiungere la nostra dimensione umana. Per sempre permane una profonda nostalgia di questa dimensione difficilmente definibile (…)”. Sulla Terra, dunque, senza l’acqua non ci sarebbe la Vita, la quale viene costantemente alimentata dal Sole, che è l’energia maschile per antonomasia. Nella Genesi si legge che Dio creò un essere androgino, né uomo e né donna bensì maschio e femmina insieme, a sua immagine e somiglianza li creò. Il Signore non aveva ancora dato alla luce la donna ma l’essenza del femminile e del maschile avvolgeva ogni cosa, almeno questo è quanto sostengono alcuni studiosi. Il Signore, dopo aver compiuto la Sua Opera ed essersi riposato il Settimo Giorno, fece la Donna separando così i due generi che all’inizio erano un’unica entità. Questo per dirvi che, stando a quel che dice la Bibbia, non esiste alcun grado di separazione tra le cose e nemmeno tra uomini e donne. La parità è una condizione di fatto che possiamo realizzare in qualsiasi momento partendo da noi stesse e superando i condizionamenti e i pregiudizi di una società diventata patriarcale per convenienza e soprattutto per comodità. Allora, l’8 marzo, alla luce di quanto scritto, acquisisce una nuova dimensione. Ma voglio andare oltre portandovi per un po’ in Oriente tra culture diverse dalla nostra eppure così vicine.

Avrete certamente sentito parlare del simbolo dello Yin e dello Yang, un cerchio in cui si concentrano due energie, che si intersecano e che, pur essendo opposte, sono complementari perché l’una non esiste senza l’altra. Lo Yin è il freddo, il femminile, la notte, l’interno, il basso. Lo Yang è il caldo, il maschile, l’esterno, l’alto. Ma entrambi si completano, perché anche nella notte più buia c’è sempre un pizzico di luce e viceversa. Questa polarità è alla base del Taoismo, un’antica dottrina cinese che invita alla convivenza equilibrata degli opposti, come si evince dall’ideogramma che sembra rappresentare una persona con un peso sulle spalle mantenuto in perfetto equilibrio (immagine in basso, ndr). Ora – tornando alla Festa delle Donne e alla domanda iniziale – purtroppo mi dispiace ammetterlo ma il femminile sembra inesistente nella nostra società, perché nel perenne tentativo di estrometterlo dalle nostre vite per esteriorizzarci sempre di più abbiamo perso il contatto con la Natura, nella quale i due principi, di cui parlavo prima, s’intersecano e si uniscono. La Donna, dunque, è costretta a rinnegare la propria ciclicità per assecondare un ritmo innaturale che, evidentemente, le sta troppo stretto. Clarissa Pinkola Estés, che ho spesso citato in molti dei miei articoli, nell’illuminante libro Donne che corrono con i Lupi (Frassinelli) dice: “(…) I lupi sani e le donne sane hanno in comune alcune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell’arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi. Eppure le due specie sono state entrambe perseguitate, tormentate e falsamente accusate di essere voraci ed erratiche, tremendamente aggressive, di valore ben inferiore a quello dei loro detrattori. Sono state il bersaglio di coloro che vorrebbero ripulire non soltanto i territori selvaggi ma anche i luoghi selvaggi della psiche, soffocando l’istintuale al punto da non lasciarne traccia (…)”. Ci stiamo privando dei riti, delle favole e della spiritualità al femminile. Carl Gustav Jung affermava che le donne sono cicliche; basta guardare il nostro ciclo mestruale che, simbolicamente, rappresenta l’alternarsi delle stagioni e di un’energia che si espande e si contrae. L’essenza o meglio l’anima delle donne è contraddittoria; essa scompare e riappare, si nasconde e si ripresenta all’occorrenza. Costituito da quattro fasi, il ciclo delle donne dura ventotto giorni. Jung lo suddivideva in quattro archetipi: la fase della Madre corrisponde all’ovulazione; la fase dell’Incantatrice è il periodo che precede il sangue mestruale; la fase della Strega coincide con le mestruazioni; mentre la fase della Vergine è il tempo che anticipa l’espulsione dell’ovulo dall’ovaia. Potremmo più semplicemente far coincidere la prima con l’estate, la seconda con l’autunno, la terza con l’inverno e la quarta con la primavera, rappresentata in tutte o quasi le tradizioni come un’eterna fanciulla.

Capirete, dunque, che la Festa della Donne, anche l’8 marzo 2017, non ha alcun significato se non ci riconnettiamo con le nostre energie più profonde, scendendo in campo all’occorrenza e ritirandoci quando ne sentiamo il bisogno. Il Cinema, mediante le sue storie, ci dà degli insegnamenti forti. Nel film Mona Lisa Smile, per esempio, la protagonista è una docente interpretata da Julia Roberts che invita le allieve a superare i ruoli per i quali sono nate e a scoprire i loro talenti. Nessuno può dirci chi siamo e cosa dobbiamo diventare. Nella pellicola ragazze vincenti vediamo un gruppo di donne destinate al matrimonio diventare delle ottime rugbiste. Possiamo essere ciò che vogliamo essere: mamme, compagne e professioniste insieme senza per forza scegliere, a patto che non ci poniamo l’obiettivo infausto di compiacere gli altri, in genere gli uomini delle rispettive famiglie. La nostra può essere una rivoluzione silenziosa, che parte dal basso, perché le vere lotte si fanno tante volte senza grandi clamori e canalizzando la rabbia per trasformarla in creatività. Artiste, letterate, scienziate, capi di Stato, astronaute, atlete e più semplicemente le nostre antenate – che hanno messo le basi per l’emancipazione – diventino degli esempi di coraggio. Louise Hay nel libro Il potere delle donne (My Life) ci invita a prenderci cura di noi stesse: “(…) Non dobbiamo ammalarci per poter riposare (…). Noi donne dobbiamo capire (sul serio!) che non siamo cittadini di seconda categoria (…) L’anima non conosce inferiorità; l’anima non ha nemmeno un genere. Dobbiamo imparare a dare valore alle nostre esistenze e alle nostre capacità (…)”. Lo psichiatra Raffaele Morelli da anni insiste su alcuni concetti chiave: “Il femminile è una grande magia che sa dove andare, sa quello che serve, sa come risolvere i problemi ma bisogna stare nelle cose come sono, senza commentarle né spiegarle perché non serve conoscersi, serve vivere”, afferma. Che cos’altro aggiungere? Spero di aver risposto ai vostri perché; sicuramente ritornerò su questi concetti in altre occasioni, nel frattempo spero che meditiate su quanto letto. Buon 8 marzo! Auguri a tutte le donne per una festa all’insegna dell’autenticità e del benessere interiore.

Maria Ianniciello

Maria Ianniciello

Direttore responsabile e coeditrice di Cultura & Culture. Giornalista, iscritta all'Ordine dei giornalisti della Campania, reporter, scrittrice, videomaker. Laureata in lettere con il massimo dei voti (vecchio ordinamento) presso la Seconda Università di Roma, lavora a tempo pieno da diversi anni nel giornalismo. Ha lavorato con quotidiani e televisioni dell'Irpinia e del Sannio: Valtelesinanews, Buongiorno Irpinia, Telenostra e Ottopagine. Ha collaborato con Paolo Filippi per il programma "Cordialmente" e con Radio Sì di Bruxelles. Dal dicembre 2010 al dicembre 2011 ha diretto la rivista a vocazione territoriale XD Magazine, che esce nelle province di Avellino e Benevento. A dicembre 2010 è uscito il suo primo romanzo "Conflitti" Tra il 2012 e il 2013 escono i primi due quaderni della serie: Le interviste di Maria Ianniciello. Il direttore di Cultura & Culture intervista Aldo Masullo e il fratello di Salvo D'Acquisto, Alessandro. Da gennaio 2016 è naturopata in formazione presso l'Istituto Riza. Presenta spettacoli vari (sfilate e concerti) e modera convegni. Su Cultura & Culture, oltre a occuparsi di libri, attualità e arte, è responsabile della sezione Cinema.

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