L’Isis, i bambini addestrati a morire e a procurare la morte

Isis bambini addestrati a morireLe cronache dal mondo ci hanno parlato dell’Isis e dei bambini addestrati a morire e a procurare la morte attraverso armi ed esplosivi. Sentire cose di questo genere ci fa inorridire e, allo stesso tempo, ci comunica senza possibilità di fraintendimento chi siano davvero gli uomini che si sono arruolati nell’Isis, giurando fedeltà a un Califfato che segue una visione completamente distorta del Corano, deviata dal più elementare senso di umanità. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, i bambini, addestrati e arruolati dall’Isis, hanno tra i dodici e i tredici anni; quella che noi tutti conosciamo come età dell’adolescenza, l’importantissima e difficile fase di passaggio dall’infanzia all’età adulta. Il vero percorso di “istruzione”, però, inizia già verso i sei anni. Due età, quindi, fondamentali per la crescita. Da bambini si è come spugne, si assorbono tutti gli insegnamenti, buoni o cattivi, senza riuscire a discernere, data la giovane età, tra bene e male. Infatti, ai giovanissimi non vengono insegnate le normali materie scolastiche, perché l’odio è la lezione teorica e la decapitazione quella pratica. Da adolescenti non si ha ancora l’esperienza necessaria per riuscire a “leggere tra le righe”, per captare ragionamenti subdoli e manipolatori (certe volte nemmeno da adulti, ma questo è un altro discorso). Non solo. I bambini che vivono nella roccaforte dell’Isis vengono addestrati e usati come scudi umani; il loro sangue è impiegato nelle trasfusioni per i soldati.

Si tratta di ragazzini spesso ceduti proprio dalle famiglie e che non ricevono alcun tipo di educazione oltre a quella che ha la violenza come fine ultimo. Inutile ripetere che i bambini sono il futuro. Lo sappiamo bene. Per ogni ragazzo che uccide o si uccide credendosi un martire, c’è una Malala che lotta per poter studiare ed essere libera, persino a rischio della vita. E’ difficilissimo, se non quasi impossibile, imparare a pensare liberamente, a comprendere cosa sia vivere, quando la mente è schiacciata tra le tenaglie dell’esaltazione e del male. Che ne sarà di questi bambini? Forse alcuni riusciranno a ribellarsi, altri moriranno senza neppure capire davvero il motivo. Tutti, però, avranno una vita irrimediabilmente segnata da un simile carico di rivalsa e disprezzo. Magari potrà sembrare un paragone azzardato, eppure ogni volta che vedo questi giovanissimi tenere in mano un’arma o puntarla verso un ostaggio americano o giapponese o francese, mi viene in mente che anche loro sono ostaggi di una ideologia insana, piccole reclute come i bambini figli di fascisti o nazisti.

Molti di voi, per la giovane età, non possono ricordare direttamente, ma tutti hanno letto, studiato o sentito raccontare da chi c’era, l’epoca fascista, la terribile era nazista e le leggi razziali. In quel caso il fanatismo della “razza pura”, i pregiudizi e le bugie enormi sugli ebrei e su tutti quelli che venivano considerati “diversi” erano inculcati nella mente di ragazzini che non sempre riuscivano a porsi le domande giuste, a scovare le evidentissime tracce d’odio, trovandosi in un ambiente intriso di ideologia, servilismo e culto del super uomo ariano. Nel caso dei jihadisti il fanatismo sta nel ritenere la propria religione “migliore” delle altre, depositaria della verità assoluta, dogma immutabile nel tempo. I danni che tutto questo sta provocando li abbiamo già davanti ai nostri occhi ogni giorno. Quando penso alla coercizione mi viene spesso in mente un film, riproposto pochi giorni fa per la Giornata della Memoria: “Il bambino con il pigiama a righe” (2008), che narra la storia di un’amicizia sincera tra il figlio di un ufficiale nazista e un bimbo ebreo detenuto in un campo di concentramento. Guardando quel film possiamo cogliere tutta la ferocia degli estremismi, il disprezzo che questi nutrono per la libertà e la democrazia. Disprezzo che ricade sui bambini, vittime innocenti che, inconsapevolmente, pagano il prezzo di colpe mai commesse ma perpetrate dagli adulti.

Francesca Rossi

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Autore dell'articolo: Francesca Rossi

Francesca Rossi
Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

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