Il cambiamento perché fa paura e come affrontarlo in modo naturale

La stragrande maggioranza delle persone quando sente parlare di cambiamento tende a mettersi sulla difensiva; il motivo è semplice: siamo abituati ad avere tutto sotto controllo e ci sentiamo al sicuro quando conosciamo a cosa andiamo incontro.

Eppure il cambiamento dovrebbe essere la normalità: nel mondo in cui viviamo per esempio tutto si muove, la Natura muta di continuo, le stagioni si alternano, l’estate fa spazio all’autunno, quest’ultimo all’inverno e infine alla primavera in un ciclo continuo di vita.

Si nasce, si cresce e s’invecchia e questo caratterizza tutte le forme viventi, nulla rimane sempre uguale eppure oggi ci si spaventa del cambiamento. Tendiamo ad essere troppo razionali, questo ci spinge ad aver bisogno del controllo e di stare ciascuno nella propria zona di confort, la nostra natura invece sa che non siamo sempre uguali, sa che il mutamento fa parte della vita, dell’evoluzione e nostro compito è essere partecipe a tale evoluzione.

Abbiamo perso la nostra sensibilità, abbiamo smesso di ascoltare la nostra voce interiore, la nostra guida. Teniamo a freno i nostri istinti perché abbiamo paura delle conseguenze ma così perdiamo anche la nostra capacità intuitiva che supera di gran lunga la nostra ragione.

Non bisogna avere paura del cambiamento; ciò di cui bisogna preoccuparsi è la staticità perché è qualcosa che va contro natura. Quando proviamo noia, quando siamo apatici, spesso dipende dall’errato tentativo di tenere a freno questa innata voglia di sperimentare.

A questo punto potrebbe sembrare che sia per forza di cose necessario cambiare qualcosa nella propria vita per stare bene, invece non è così; ciò che voglio dire è che tutte le volte in cui abbiamo la sensazione che qualcosa non va e sentiamo di dover cambiare non bisogna avere paura di farlo.

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Il cambiamento non è qualcosa da fare per forza, è invece qualcosa da fare se necessario, quando ne sentiamo davvero necessità. Non bisogna cambiare lavoro se ci si trova bene e si hanno gratificazioni, ma se ciò non avviene è necessario farsi delle domande; non bisogna cambiare partner o amici, ma qualora ci si accorge che tali rapporti non sono più costruttivi ed hanno un effetto nocivo è opportuno agire.

Non bisogna cambiare tanto per cambiare come se fosse una moda ma farlo quando si crede sia davvero necessario. Ora cercherò di essere il più chiaro possibile: ci sono due tipi di cambiamenti. Il primo è positivo mentre il secondo no.

Nel primo caso il tutto avviene di solito in maniera spontanea, un po’ come accade in Natura. Questo di solito capita quando si è centrati, nel senso che si è nel flusso, e le decisioni che prendiamo sono figlie di un equilibrio che ci consente di vedere le cose oltre le apparenze…da una prospettiva più ampia; quindi ci si accorge per esempio quando è il momento di cambiare lavoro, quando di lanciarsi in nuove sfide così come di qualsiasi altro mutamento perché siamo connessi e sappiamo ascoltarci, conosciamo le nostre credenze ma non ci facciamo gestire da loro.

Questo è il vero cambiamento: quando non sono le cause esterne a spingerci perché seguiamo il nostro sentire interiore, le nostre intuizioni, viviamo la realtà e ci facciamo guidare dal nostro intuito.

L’altro tipo di cambiamento, ma che in realtà non si dovrebbe neanche definire così, avviene dopo una crisi, si prendono decisioni per costrizione, decidiamo di cambiare lavoro perché non ci troviamo bene oppure perché questo non produce più, decidiamo di lasciare il nostro partner perché ci ha tradito oppure non ci troviamo più bene, decidiamo di lasciare la casa dei nostri genitori perché non ne possiamo più. Questi sono solo alcuni esempi di quello che la maggior parte delle persone chiama cambiamento ma che è semplicemente una risposta a delle crisi in cui ci s’imbatte.

Capirete immediatamente di quanta differenza ci sia fra i due tipi di cambiamenti. Infatti, mentre nel primo caso con lucidità e serenità saranno state non solo vagliate tutte le possibilità ma ci si trova ad affrontare l’ignoto nella giusta condizione e a poter gestire le difficoltà che si andranno ad affrontare, nel secondo – essendo stati costretti a prendere una decisione – ci si troverà spaesati e confusi e completamente impauriti di fronte a qualcosa di cui non ci sentiamo per niente preparati.

La maggior parte delle persone si viene a trovare nella seconda condizione e quindi a confondere il cambiamento con la crisi. Il cambiamento è sempre qualcosa di naturale mentre la crisi arriva quando ci oppiniamo al cambiamento, quando ci rifiutiamo di ascoltare la voce interiore, la crisi in questo caso si dimostra la nostra salvezza perché ci costringe a fare qualcosa che noi sapevamo nel nostro intimo di fare ma di cui avevamo paura.

Ogni crisi porta con sé degli stravolgimenti, è un po’ come, avendo preso la strada sbagliata, ci s’imbatte in tutta una serie di problemi il cui il solo scopo è quello di riportarci sulla retta via.

In conclusione il cambiamento è qualcosa che avviene a prescindere, il punto è che o siamo noi che partecipiamo al cambiamento oppure lo subiamo in entrambi i casi. Qualcosa se necessario avverrà, possiamo decidere di essere protagonisti o meno, ma la nostra natura in qualche modo farà il suo corso e cercherà di manifestarsi. (articolo di Carmine Caso, naturopata e personal coach)

 

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CREDIT IMMAGINE DI COPERTINA © Maridav – Fotolia.com

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Autore dell'articolo: Carmine Caso

Carmine Caso
Carmine Caso è editore di Cultura & Culture. Dopo la maturità scientifica, si è laureato in Conservazione dei Beni Culturali al Suor Orsola Benincasa (Laurea Vecchio Ordinamento). Naturopata in formazione presso l'Istituto Riza. Ama il Cinema, l'Arte e la lettura. Su Cultura e Culture gestisce la rubrica/blog "Migliora la tua vita", uno spazio dedicato al miglioramento personale.

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