I social network e le donne arabe

facebookI social network hanno cambiato le nostre vite, impossibile negarlo. Il dibattito sui vantaggi e gli svantaggi recati da questi nuovi sistemi di comunicazione pare infinito ma, forse, una parte di verità, nemmeno così eclatante, si può trovare in una frase che abbiamo sentito dire decine di volte: non è il mezzo a essere “buono” o “cattivo”, ma l’uso che se ne fa.

Una frase scontata e vera che, però, ha bisogno di essere argomentata, poiché il discorso sull’utilità dei social network è molto più ampio di così. Il caso del rapporto tra le donne arabe e Facebook, Twitter e tutta la grande famiglia dei social network può aiutarci a capire meglio.

twitter-logoQui, infatti, si tratta di capire quale influenza abbiano avuto questi mezzi non solo sull’evoluzione della “Primavera araba”, ma sulle persone e i loro diritti, in particolar modo le donne.

Gli utenti arabi di Facebook, per esempio, sono circa 36 milioni e uno su tre è donna. A rivelare il dato è uno studio della Dubai School of Government condotto su ventidue Paesi.

L’incremento all’utilizzo dei social network è avvenuto proprio sull’onda delle proteste che hanno scosso il mondo arabo negli ultimi anni. Lo studio ha dimostrato che l’apporto femminile alle rivoluzioni, alla voglia di cambiamento e riorganizzazione sociale passate attraverso i giganti Facebook e Twitter è stato fondamentale e pari a quello dato dagli uomini.

Le donne, insomma, non sono rimaste in silenzio; hanno gridato il loro diritto all’emancipazione, alla libertà e al cambiamento politico tanto quanto i loro fratelli, mariti, o fidanzati.

Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti

Hanno utilizzato tutti i mezzi di comunicazione a disposizione, incrinando lo stereotipo che le vuole esclusivamente sottomesse agli uomini, parlando di politica, società, religione e mostrando uno spirito d’osservazione e una lungimiranza notevoli.

Due esempi su tutti sono il blog “A Tunisian Girl” di Lina ben Mhenni e “Saudiwoman” di Eman al-Nafjan, nei quali vengono portate avanti lotte per i diritti delle donne e anche degli uomini, scrivendo e facendo conoscere al mondo intero storie che, altrimenti, sarebbero rimaste confinate nel vuoto del silenzio e dei tabù.

Sempre secondo lo studio della Dubai School of Government sono ragazzi e ragazze a usare con maggior frequenza i social network. Dato per nulla strano, dal momento che la percentuale di giovani nel mondo arabo è già di per sé molto alta e sono proprio questi ultimi, come quasi sempre accade, a farsi pionieri di cambiamenti e innovazioni in tutti i campi del sapere, della tecnologia e della società.

In più la gioventù araba ha più opportunità di conoscere il mondo attraverso Internet, viaggiare all’esterno, leggere giornali e libri stranieri ed essere, dunque, informata su ciò che accade in tempo reale.

Fin dove, però, può spingersi la voglia di cambiamento ed emancipazione? Esiste un confine tra lecito e illecito anche in questo caso? Un limite tra il buon gusto e l’eccesso?

Premesso che tali domande dovremmo porle anche a noi stessi in Occidente, sebbene partendo da altre cause e da un diverso background (e alcuni già lo fanno), nei Paesi arabi c’è chi lamenta un uso eccessivo di Internet e dei social network da parte dei giovani che potrebbe sconfinare nell’allontanamento dalla religione islamica e dal comune senso del pudore.

Molte volte il quotidiano “Arab News” ha parlato di post con contenuti e foto giudicati inappropriati, in cui, per esempio, le ragazze mostrano parti del corpo che nel loro Paese devono rimanere ben coperte.

A tal proposito è molto interessante il reportage condotto dalla giornalista saudita Maryam Jaber e citato da “Linkiesta”, in cui si mette in evidenza il fatto che le donne arabe abbiano trovato nei social network uno spazio virtuale in cui esprimersi ed essere libere dall’oppressione sociale, quindi “postare” ciò che nella realtà non potrebbero neppure nominare.

Per una parte dell’opinione pubblica, però, questo atteggiamento rischierebbe di avere sgradevoli ripercussioni sull’esistenza delle giovani, compromettendo la loro immagine agli occhi di una società che non tollera una simile libertà nei riguardi del corpo femminile.

Una questione che può essere analizzata da molte prospettive, questa, perché bisognerebbe chiedersi cosa sia davvero la libertà, quali limiti abbia, ammesso che siano concepibili in questo caso, in che modo emancipazione e cultura di un determinato Paese possano andare d’accordo, quale sia il punto d’incontro fra tradizione e modernità, vita reale e vita virtuale.

Il buon senso è l’unico vero aiuto, ma deve essere libero da qualunque preconcetto.

Francesca Rossi

 

Sitografia

Lo studio della Dubai School of Government: http://www.dsg.ae/en/home/index.aspx?&PriMenuID=2&mnu=Pri

Il blog “A Tunisian Girl”: http://atunisiangirl.blogspot.it/

Il blog “Saudiwoman”: http://saudiwoman.me/

L’articolo de “Linkiesta”: http://www.linkiesta.it/social-network-donne-arabe

Il sito di “Arab News”: http://www.arabnews.com/

 

Commenti

commenti

Autore dell'articolo: Francesca Rossi

Francesca Rossi
Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

Lascia un commento

 COPIA NEGLI APPUNTI