Fig. 1 Bartolomeo Camerario
Fig. 1 Bartolomeo Camerario

   Scoviamo gli evasori fiscali si sentì dire all’improvviso nel Cinquecento, cominciamo da Napoli spagnola, dalla stessa Roma papale, perché no? Mai avrebbe immaginato i rischi che l’aspettavano Bartolomeo Camerario, il grande intellettuale beneventano che aveva messo in giro quelle idee strane. Del resto, chi poteva contestargliele se lui nel 1518, a soli ventuno anni, era già Professore di Diritto Civile e Feudale nell’Università di Napoli e poco dopo Presidente della Camera della Sommaria, più o meno la ‘Corte dei Conti’ del Viceregno? Era uno che credeva nella facilità di far pagare le tasse a chi non le paga (FIG. 1).

    Per questo, nel 1541, appena nominato Luogotenente della Regia Camera, appunto quella che incamerava le tasse, cominciò a recuperare all’erario somme ingentissime evase da gente ritenuta perbene, governanti, banchieri, nobili, mercanti. Niente sconti alla maniera odierna, ma sequestri e galera per tutti senza condoni o amnistie. La plebe pensò che il Padreterno avesse finalmente mandato a Napoli il suo vendicatore, gli evasori del sud che il problema andasse invece risolto al più presto. Chiaro il loro avvertimento, gli affibbiarono il nomignolo di Camerario il… Temerario. Ma quel segnale in rima poetica lui non lo capì! E allora quelli indussero il Viceré Don Pedro de Toledo (FIG. 2) a destituirlo da ogni carica e a processarlo con false accuse. Si vedeva bene che i giudici erano sospetti, per ben due volte l’autorevole giurista ottenne che fossero sostituiti. Arrivarono giudici nuovi e… lo mandarono in esilio, “piuttosto che condannarlo a morte” scrissero nella sentenza!

G. 2 - DON PEDRO ALVAREZ DE TOLEDO Y ZUNIGA
G. 2 – DON PEDRO ALVAREZ DE TOLEDO Y ZUNIGA

 

FIG. 3 - PAPA PAOLO IV
FIG. 3 – PAPA PAOLO IV

   Camerario riparò a Roma. Ne profittò papa Paolo IV Carafa (FIG. 3), suo quasi conterraneo nativo di Capriglia Irpina, per affidargli l’Amministrazione Generale delle Finanze Pontificie. Manco a dirlo, il giurista le trovò infestate da frodi e intrighi. Dato l’ambiente, scrisse un’opera sul fuoco del Purgatorio (FIG. 4) per ricordare che chi sgarra sarà punito anche dopo la morte. Ma gli illustri prelati ci misero ben poco a trovare la soluzione per quel  Temerario irriducibile! Scoprirono la sua amicizia con Niccolò Franco, beneventano anche lui, poeta satirico poi impiccato per eresia dalla giustizia ecclesiastica, e lo gettarono per due anni in galera nel 1558. Inflessibile nei suoi princìpi, nel restante breve tempo di vita Bartolomeo Camerario continuò ad approfondire questioni di giustizia fiscale, senza mai rimpiangere di avere abbandonato appena ventenne la professione di semplice avvocato, quando a Napoli riceveva in casa gli amministratori di Benevento venuti a chiedergli di difendere le cause del Comune sannita per qualche pollo, anice e torrone, e un po’ di cera bianca per le candele…  

 

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FIG. 4 - DIALOGHI SUL FUOCO DEL PURGATORIO
FIG. 4 – DIALOGHI SUL FUOCO DEL PURGATORIO

Elio Galasso

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